Cd FLC. A.Della Ragione: un CCNI che rischia di cambiare la scuola.

Intervento di Anna Della Ragione al Direttivo FLC sul CCNI relativo alla didattica digitale, 9 novembre 2020

Sulla scuola è stato stata scaricato il compito di trovare una soluzione di tutti i problemi sociali provocati dalla pandemia, dalla carenza dei trasporti alla mancanza di strutture scolastiche e di personale, fino all’emergenza sanitaria.

Questo contratto rischia di cambiare modo di fare scuola, intervenendo su un aspetto che è oggi centrale e che rischia di esserlo per un tempo non breve (anche di mesi). Nelle scuole c’è oggi tanta rabbia e frustrazione: ci si vede proiettati nuovamente nella sospensione, parziale o totale, della didattica in presenza e crescono nuovamente i carichi di lavoro, in modo esponenziale, per seguire da casa bambini/e, studenti e studentesse. Un lavoro infinito e spossante, che tutti sanno comunque parziale perchè inevitabilmente pesano i limiti che tutti oramai conosciamo di questa didattica d’emergenza, a partire dalle diseguaglianze che crea.

In questo CCNI non si vedono veri limiti a questa enorme crescita del lavoro. Se non ci sono limiti forti a livello nazionale, nel contratto, chiari ed inequivocabili, poi nelle scuole è difficile pensare di fare argine con le RSU o con gli organi collegiali. Tutti sappiamo quanto sia difficile farlo proprio in questa stagione a distanza.

La didattica digitale andava sicuramente normata e contrattualizzata, ma è mancato un confronto con le lavoratrici e i lavoratori nella fase di elaborazione del CCNI: prima di affrontare nodi così importanti, non era solo una prassi della FLC, ma anche un principio fondante dell’azione sindacale quella di sentire i lavoratori e le lavoratrici interessati/e, costruire insieme e nelle assemblee linee guida e piattaforme.

A questo punto nelle assemblee la FLC presenterà un contratto già siglato che lascia dei gravi nodi irrisolti. L’orario di lavoro non è definito, si delega alle RSU la contrattazione nelle singole scuole su molti aspetti che il contratto non definisce. Sarebbe stato allora necessario un quadro di riferimento preciso su orario di lavoro, tempi e modi di applicazione.

Questo contratto definisce una scuola completamente diversa e peggiore anche per il futuro. Come ci confronteremo con le lavoratrici e i lavoratori nelle assemblee? Che valore ha questa consultazione?

E poi, infine, che fine hanno fatto tutte le rivendicazioni che abbiamo in campo e le mobilitazioni programmate nell’ultima Assemblea Generale? Avevamo infatti un piano di mobilitazione per l’autunno, su temi fondamentali (precariato, salute e sicurezza, investimenti di sistema su istruzione e ricerca, rinnovo del CCNL): nel momento in cui firmiamo CCNI dove finisce questa dinamica di lotta? Questo è un problema non indifferente.

Anna Della Ragione

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