V.Cimmino e altri. Per un’area classista

Un contributo di alcuni/e compagni e compagne per l’assemblea nazionale di #RiconquistiamoTutto del 13 novembre

Per il rilancio di riconquistiamo tutto, per un’area classista.

In questa fase di crisi pandemica, economica e sociale il padronato sta riconquistando terreno, grazie alla linea dettata dalla Confindustria di Bonomi e dall’appoggio del governo. La proposta dei contratti a zero euro di aumento è il segnale di un attacco feroce nei confronti della classe lavoratrice. Di fronte a tutto ciò il programma messo in campo dalla Cgil di Landini non è solo debole o semplicemente sbagliato, ma completamente complice e subalterno al governo Conte. Si profila completamente come una politica di collaborazione di classe, sindacale e politica, ennesima capitolazione degli interessi della classe lavoratrice.

Lo si è visto chiaramente nel periodo della prima fase della pandemia: Landini ha usato gli scioperi di marzo per aprirsi un varco al tavolo col governo e per far passare una linea di accomodamento con il padronato rispetto alla sicurezza e alla salute nei posti di lavoro. A nostro giudizio gli scioperi di marzo avrebbero dovuto essere unificati e generalizzati a partire dalle intenzioni e dai bisogni di quei lavoratori e di quelle lavoratrici, per provare a recuperare il controllo sulle fabbriche e aziende, e a lanciare una mobilitazione generale che conquistasse qualche rinnovo contrattuale decente. Invece ci siamo ritrovati a settembre proprio con Landini che si lamentava dei tanti contratti ancora senza rinnovo, certificando così la sua linea da pompiere tenuta a marzo.

I compagni e le compagne della nostra area sono stati impegnati e artefici di queste giornate di scioperi, ma in generale la nostra area di fronte a questo banco di prova ha mostrato tutta la sua fragilità, nella capacità di intervento e nelle proposte rivendicative. Complessivamente ci si è focalizzati sulla legittima salvaguardia dei lavoratori e delle lavoratrici, solo dal lato della salute senza fare richieste più avanzate, come quella della copertura del salario al 100%. È mancata quindi una direzione determinata da parte dell‘area, nella debolezza del suo gruppo dirigente, per lanciare le parole d’ordine adeguate che in quella fase erano necessarie.

Ma anche nelle vertenze dei rinnovi contrattuali l’area ha mostrato la sua debolezza programmatica. È accaduto in modo evidente nel settore che indubbiamente funge da traino per tutta la classe lavoratrice, quello dei metalmeccanici, perché la posizione assunta nel rinnovo del contratto, con il voto di astensione al CC FIOM di luglio, è stata di retroguardia e di adattamento alla segreteria della FIOM. Questo è dimostrato anche dall’assenza di un volantino di critica durante lo sciopero del 5 novembre, e dal silenzio sulla vertenza di una fabbrica così importante come la Whirlpool. Anche le altre categorie complessivamente, con qualche eccezione, stentano nel definire un programma vertenziale e a strutturarsi e coordinarsi.

Sostanzialmente la nostra area non si è posta come possibile forte punto di riferimento per i lavoratori e le lavoratrici, dentro e fuori la CGIL, con un programma e parole d’ordine adeguate a questa difficile fase, per organizzare resistenze, e per sostenere e coordinare le avanguardie nei posti di lavoro nella ripresa del conflitto, con l’obiettivo della sua generalizzazione. Quindi un intervento troppo spesso limitato a una mera critica nei confronti della CGIL, venendo meno al suo ruolo di radicale opposizione con un profilo e programma classista.

Anche su questioni più generali di carattere politico e sociale Rt ha tenuto posizioni che riteniamo profondamente sbagliate. Lo abbiamo riscontrato in diverse occasioni. A proposito della risoluzione della UE sulla equiparazione tra nazismo e comunismo, sulla quale la maggioranza di Rt ha assunto una posizione non chiara rispetto alla differenza tra comunismo e stalinismo, omettendo il fatto che lo stalinismo ha tradito e represso le istanze di liberazione del movimento operaio mondiale.

Nell’appello per il No al referendum costituzionale per il taglio dei parlamentari, al netto della giusta battaglia contro la chiusura della democrazia, è stata assunta una posizione priva di connotazione classista che ha valorizzato il ruolo del parlamento e delle istituzioni borghesi, le stesse che reprimono e legiferano contro i lavoratori e le lavoratrici.

Più recentemente un documento sulla mobilitazione delle donne polacche per il diritto all’aborto ha espresso un richiamo alle istituzione europee e al governo italiano a difesa delle donne, senza considerare la repressione che le lavoratrici e le donne senza privilegi sociali subiscono dallo Stato, specialmente le donne immigrate che vengono respinte mentre fuggono da stupri e violenze di ogni tipo, e senza investire il movimento operaio del ruolo che deve avere per la liberazione delle donne dalle oppressioni. Probabilmente il documento sarebbe stato diverso se sulla questione si fosse aperta una discussione, una condivisione e una elaborazione collettiva tra le compagne, ma purtroppo così non è stato.

Sicuramente un altro fattore di indebolimento della nostra area è stata l’uscita dei compagni e delle compagne che hanno costituito la nuova area “Le giornate di marzo”. Scesa dopo il congresso da 42000 a 28000 voti, oggi Rt senza l’importante apporto dei compagni e delle compagne uscite, si è praticamente dimezzata.

Non è normale che dopo un ridimensionamento tanto grave e cospicuo, il gruppo dirigente non solo non abbia fatto un bilancio dello stato e del recente percorso della nostra area, rinviando il più possibile la discussione in merito, arrivando alla riunione del Coordinamento nazionale di settembre con un documento che neanche nomina la scissione. Il gruppo dirigente in realtà ha tentato di proseguire come se nulla fosse, bollando semplicemente l’uscita come figlia del loro settarismo di partito.

Questa analisi che di per sé dice poco o nulla, ha contribuito a demonizzare la presenza delle appartenenze politiche in RT. Dal coordinamento nazionale fino al penultimo comunicato dell’esecutivo (quello sulla vicenda dell’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi a Bologna) è stato tutto un richiamarsi alla separazione artificiale tra questione sindacale e questione politica. Le appartenenze politiche in RT non sono un male e non vanno demonizzate. La presenza di compagni e compagne che fanno parte di partiti in RT è un fatto reale del quale bisogna prendere atto, e col quale bisogna semplicemente fare i conti, valorizzando il pluralismo nella costruzione dell’intervento dentro la nostra area e la Cgil. Con la massima franchezza nelle relazioni e con un rapporto sempre completamente paritario.

Al contrario, le mancate discussioni, le scelte sbagliate, si sono riflettute e si riflettono tuttora, oltre che nelle dinamiche interne all’area anche nella gestione del sito della nostra area, con atteggiamenti di chiusura e di censura. Specialmente di fronte a interventi critici che toccano qualche problema scottante di RT.

La vicenda Giusi di Pietro e del relativo gruppo toscano è emblematica. Ma non è stato l’unico caso. I testi dei compagni e delle compagne vanno pubblicati tutti, non possono passare attraverso il vaglio della censura, come da un po’ di tempo succede, né avere cappelli introduttivi, quasi di scomunica dell’esecutivo, solo perché esprimono un punto di vista diverso dalla maggioranza di esso, che può tranquillamente rispondere a parte, come tutti gli altri.

Inoltre bisogna chiarire le funzioni della redazione, perché di fatto c’è una gestione politica del sito.

In realtà l’esecutivo dovrebbe appunto eseguire, non comandare, altrimenti è un direttorio. Peraltro, in ogni caso, ogni volta che l’esecutivo si ritrova, sarebbe opportuno aver un breve report di cosa si è discusso e di come hanno votato i vari membri. Così come gli ordini del giorno approvati dai diversi organismi è bene che siano pubblicati immediatamente e applicati.

Va anche rivendicata la possibilità dei compagni e delle compagne di pubblicare propri interventi apparsi in altri canali di comunicazione, senza nessuna preclusione ed eccezione nel caso si tratti di siti di organizzazioni politiche.

Il criterio deve essere l’apporto che un determinato testo può dare in ogni misura, non il metodo di un direttore di una rivista letteraria che pretende l’esclusiva.

Tra le dinamiche negative e regressive presenti nella nostra area, oltre alla censura, si sono purtroppo verificati anche spiacevoli episodi di campagne di discredito contro compagni e compagne, persino con lo strumento della raccolta firme generalizzata. 

Anche nel caso che un compagno o una compagna in qualche modo commetta un errore, arrivare a operazioni che si configurano come crociata o gogna mediatica è non solo profondamente grave e sbagliato ma anche estraneo alla tradizione del movimento operaio, se non nei suoi periodi peggiori.

Oggi più che mai bisogna intraprendere una strada per il rilancio di RT, a partire dalla presa di coscienza dello stato di arretramento dell’area.

Bisogna sviluppare una discussione su come costruire una reale area classista e di opposizione, sia dal punto di vista organizzativo che programmatico.

Dal punto di vista organizzativo è opportuno, per dare una configurazione più democratica all’area, ristrutturare il coordinamento nazionale in base ai voti presi al congresso nelle categorie e nelle regioni.

Di fronte a un arretramento generale della classe lavoratrice, a un attacco pesantissimo da parte del padronato e del governo, e di fronte al perseguire di politiche di vero tradimento e di collaborazione di classe da parte della CGIL, la nostra area non può richiudersi in sé stessa. Deve rifuggire da ogni sorta di settarismo e autoassoluzione, che oggi la tiene in parte fuori dal movimento che realmente, con tutte le difficoltà del caso, sta cercando di darsi gli strumenti per riorganizzare il conflitto nel paese.

Dobbiamo sviluppare una nostra azione di propaganda e agitazione, a partire dai posti di lavoro in cui siamo presenti e organizzati, con l’utilizzo di parole d’ordine adeguate alla fase, che siano in grado di elevare la coscienza dei lavoratori e delle lavoratrici, a partire dalle avanguardie e dai/dalle militanti più conflittuali, per riuscire ad affrontare lo scontro di classe. A questo fine l’area RT dovrebbe impegnarsi in tutti quei percorsi unitari di ricomposizione delle lotte, a cominciare da quello aperto con l’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici combattive del 27 settembre.

Vincenzo Cimmino (FLC, Milano)
Lorenzo Mortara (FIOM, Vercelli)
Luigi Sorge (FIOM, FCA, Cassino)
Donatella Ascoli (FILCAMS, Musei Civici, Venezia)
Elder Rambaldi (FP, vigili del fuoco, Venezia)
Elena Felicetti (FLC, scuola, Pavia)
Francesco Doro (FILCTEM, Venezia)
Renato Pomari (FIOM, IBM, Milano)
Giovanni Ferraro (FP, sanità privata, Avellino)
Franco Grisolia (SPI, Milano)
Natale Azzaretto (SPI, Milano)
Diego D’Agostino (FIOM Cassino)
Luca Gagliano (NIDIL Padova)
Diego Ardissono (NIDIL Padova)
Ercole Mastrocinque (NIDIL Torino)
Sergio Borsato (FLC Milano)
Mauro Goldoni (Fillea Ancona)
Stefano D’intinosante (Fiom TV)
Sergio Castiglione (dir flc caltanissetta)
Luca Tremaliti (Filt nazionale marittimo)
Fidalba Zini (Flc Milano)

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