Contro la prepotenza padronale di ArcelorMittal

Dopo tre giorni di scioperi, blocchi ai varchi merci e manifestazioni, un primo risultato positivo è stato conquistato ieri dai lavoratori dello stabilimento ArcelorMittal di Genova – Cornigliano.

Nei giorni scorsi l’azienda aveva inviato le lettere di licenziamento a tre operai.

I primi due accusati di aver realizzato senza autorizzazioni una stanza attigua al reparto, dove avevano messo un fornetto a microonde, una televisione, una stufetta elettrica e qualche altra cosa. Per queste “gravi mancanze”, che tutt’al più potrebbero portare eventualmente a qualche minimo provvedimento disciplinare previsto contrattualmente, la direzione aziendale aveva presentato invece denuncia alla Procura, fatto intervenire la polizia e aperto la procedura di licenziamento.

Il licenziamento del terzo operaio, delegato della RSU e componente del Comitato Direttivo provinciale della FIOM, era invece stato deciso perché ritenuto “colpevole” di aver commentato gli altri due licenziamenti in maniera “poco garbata” verso il direttore della fabbrica, in un gruppo WhatsApp privato.

Insomma, una vergognosa provocazione agita da parte di una multinazionale che ha acquisito i stabilimenti ex Ilva per due soldi, mentre i debiti e i disastri industriali e ambientali della famiglia Riva sono stati posti a carico della collettività e dei lavoratori (si veda a tal proposito l’articolo di commento critico della nostra Area sindacale sull’accordo del settembre 2018 tra Governo, commissari Ilva, ArcelorMittal e tutte le organizzazioni sindacali, FIOM e USB comprese: https://sindacatounaltracosa.org/2018/09/12/ilva-tanto-tuono-che-non-piovve/ ). E che nel frattempo non investe nell’innovazione degli impianti, non fa manutenzione e non mette in sicurezza le condizioni di lavoro, non paga gli affitti dovuti allo Stato, il tutto con forse l’obbiettivo non della continuità produttiva ma solo di trovare il modo di andarsene, dopo aver eliminato un concorrente nell’ambito della contesa siderurgica globale.

Per lunedì scorso la RSU ha indetto l’assemblea di fabbrica davanti ai cancelli, per decidere le modalità di una necessaria risposta. Nell’assemblea si è deciso a maggioranza di proclamare per tutta la settimana scioperi di due ore a rotazione tra tutti i reparti e il blocco ai varchi merci. Un’agitazione sostenuta però solo dalla FIOM, perché FIM e UILM si sono da subito sfilate.

Ai blocchi e ai presidi ai varchi l’azienda ha risposto da martedì con una serrata, consegnando 250 lettere di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione “fino al ristabilimento della situazione di legalità e normale funzionamento”. Nell’opera di crumiraggio si è particolarmente distinta la FIM, il cui segretario provinciale è arrivato a scrivere una lettera alla direzione aziendale, indicando la “messa a disposizione delle energie lavorative degli iscritti FIM CISL”.

Per la giornata di ieri si è quindi deciso di uscire in corteo verso il centro cittadino, un lungo percorso per andare verso la Prefettura, con lo sciopero per l’intera giornata e lo sciopero di 4 ore proclamato dai delegati RSU FIOM in diverse aziende (Ansaldo Energia, Fincantieri, Leonardo, ecc.) e la solidarietà e la presenza di lavoratori di altre categorie che hanno ingrossato le fila di un combattivo corteo, fino a oltre un migliaio di partecipanti.

L’incontro in Prefettura, con la pressione operaia nella piazza sottostante, ha fatto sì che la prefetto convocasse anche il direttore dello stabilimento di Cornigliano. A conclusione dell’incontro, i rappresentanti della multinazionale hanno fatto due passi indietro: hanno ritirato il licenziamento del delegato FIOM, tramutato in tre giorni di sospensione, e hanno ritirato le 250 lettere di sospensione. Un primo importante risultato, a dimostrazione che solo lottando si possono ottenere dei risultati.

Certo, un risultato non del tutto pieno, perché restano attivi per adesso gli altri due licenziamenti in quanto insieme è presente una denuncia penale presentata in Procura. Ma sicuramente un risultato da valorizzare, nel contesto dato e nelle modalità con cui è stato conseguito. E per di più nella difficile stagione della pandemia che stiamo vivendo.

FIOM e CGIL, che hanno proceduto a impugnare i licenziamenti, hanno dichiarato in piazza che l’impegno e l’azione sindacale non si ferma, che continueranno a seguire e tutelare sul piano legale la vicenda degli altri due operai licenziati.

Sullo sfondo di tutta la vicenda lo stallo in cui è sprofondato il confronto tra il Governo e ArcelorMittal, con la scadenza del 30 novembre come termine entro il quale commissari Ilva, Invitalia e la multinazionale francoindiana devono arrivare a un’intesa sull’assetto societario e su un piano di “rilancio” in partnership dell’ex Ilva.

L’Area “Riconquistiamo tutto!” ribadisce ancora una volta che la rivendicazione politica e sindacale da porre al centro per questo settore strategico dell’industria italiana dovrebbe essere l’obiettivo della nazionalizzazione, sotto il controllo dei lavoratori, unica soluzione che possa salvaguardare insieme la tutela occupazionale e quella ambientale.

Genova, 12 novembre 2020

Area “Riconquistiamo tutto!” – Opposizione CGIL / Genova

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