E.Felicetti e D.Ascoli: Femminismo di classe di fronte alle sfide del presente e del futuro

Come donne, lavoratrici e compagne di Riconquistiamo tutto abbiamo preso parte all’Assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici combattive che si è tenuta a Bologna il 27 settembre 2020. Un momento importante per diversi motivi.

Innanzitutto una grande partecipazione da parte di lavoratori e lavoratrici di diversi contesti e sigle sindacali, che attraverso i loro interventi hanno fatto emergere la voglia di combattere, la ricerca di unità tra i lavoratori e le lavoratrici e l’intenzione di condividere analisi ed esperienze di lotta. Lavoratori e lavoratrici della logistica, del settore metalmeccanico, della scuola, del pubblico impiego, della sanità pubblica e privata, delle cooperative sociali, delle campagne e lavoratrici e lavoratori disoccupati. Non sono mancati interventi da parte di settori di movimento e di comitati che si occupano della tutela dell’ambiente, della salute e della sicurezza, a partire innanzitutto dai luoghi di lavoro.

In secondo luogo la chiarezza dell’impianto dell’assemblea e del suo obiettivo centrale, la creazione di un ampio fronte di lotta che sappia inserirsi nelle dinamiche dello scontro di classe e che coinvolga il maggior numero di lavoratrici e lavoratori, di oppressi e sfruttati. Cosa ben diversa dalla costruzione di una nuova costituente del sindacalismo di base o di intergruppi politico-sindacali. In questa prospettiva, la maggior parte dei/delle presenti ha contribuito a delineare una piattaforma generale di lotta e ha dato indicazioni di intervento nei propri settori a partire da una lucida analisi di fase: la lunga recessione e l’aggravarsi della crisi con l’arrivo della pandemia da coronavirus, la necessità di respingere, come risposta alla crisi, qualunque ricetta sovranista e di sottrarre la classe lavoratrice all’influenza di ideologie populiste e reazionarie.

Tanti sono ancora gli interrogativi, le criticità, le possibilità. Tante sono le variabili che si possono presentare. Vedremo.

Ciò che sottolineiamo con grande entusiasmo è la presa di posizione in assemblea di diverse compagne sulle tematiche dell’oppressione di genere e sulla condizione delle lavoratrici e delle donne delle classi subalterne, in chiave classista e anticapitalista, e l’affermazione della necessità – richiamata nella mozione conclusiva dell’assemblea – di sviluppare una campagna centrata sui diritti e sui bisogni delle donne, che coinvolga tutti gli aspetti della nostra condizione: per il diritto al lavoro – imprescindibile fonte di autonomia – contro la precarietà e le discriminazioni salariali, ma anche contro ogni ipotesi di reddito universale che demolisca la centralità del lavoro; per il potenziamento del welfare universale, contro la pretestuosa oppressiva conciliazione tra lavoro produttivo e lavoro di cura; per il diritto all’autodeterminazione delle donne, all’aborto libero, sicuro e gratuito, e alla contraccezione medicalmente assistita; contro il dilagare della violenza domestica; contro ogni forma di violenza e sessismo; per la  regolarizzazione delle lavoratrici immigrate. Con la consapevolezza della necessità di una lotta a livello internazionale che si leghi, in chiave anticapitalista, a tutte le altre lotte in corso, contro ogni forma di oppressione e repressione.

All’interno dell’assemblea ha preso la parola anche il Comitato 23 settembre, del quale le scriventi fanno parte. Un comitato che nasce nell’ambito del presidio indetto a Bologna dal S.I. Cobas in occasione del processo contro l’uccisore di Atika Gharib e che ha rimarcato la necessità di denunciare l’alleanza criminale tra patriarcato e capitalismo, che è alla base della violenza sulle donne in ambito domestico e della violenza dello Stato borghese, del padronato e delle istituzioni repressive sul proletariato. Un accanimento che si scaglia in particolar modo contro tutti/e coloro che lottano per i propri diritti basilari. È il caso di Italpizza e di altre realtà di lotta del territorio modenese, in cui gli strumenti del conflitto, i picchetti, gli scioperi, le occupazioni, sono stati colpiti e repressi con oltre 400 procedimenti penali. Un attacco senza precedenti contro il quale è necessaria una risposta immediata e adeguata, con la massima unità di tutte le realtà di lotta e delle organizzazioni e soggetti della sinistra di classe.

Per questo motivo, oltre che per denunciare la repressione subita da molte lavoratrici coinvolte, il Comitato 23 settembre aderirà alla manifestazione nazionale di Modena del 3 ottobre contro la repressione, organizzando uno spezzone di compagne, per affermare l’urgenza di un percorso di lotta delle lavoratrici e delle donne sfruttate contro ogni forma di violenza e di oppressione.

Come compagne di Riconquistiamo tutto riteniamo importante la riuscita della manifestazione e dello spezzone delle compagne, nel quale sollecitiamo l’adesione delle militanti della nostra area. Questa occasione è ulteriormente importante perché prenda piede anche in Italia un femminismo classista e anticapitalista. In questi ultimi vent’anni siamo state travolte da ideologie piccolo borghesi che hanno tolto centralità all’importanza del lavoro, pensando che basti il solo desiderio a dare la spinta per l’abbattimento di questo sistema e il conseguente mutamento delle relazioni tra i generi. Compagne vi aspettiamo numerose!

Elena Felicetti, precaria della scuola – FLC Pavia
Donatella Ascoli, FILCAMS Musei Civici Veneziani –
Assemblea Generale CGIL Veneto

Qui il volantino del Comitato 23 settembre [pdf e jpg] per la manifestazione del 3 ottobre a Modena e i nostri interventi all’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del 27 settembre [Elena e Donatella].

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