Scuola e università: verso le mobilitazioni del 25 e 26 settembre

#RiconquistiamoTutto nella FLC.

In queste settimane nelle scuole e nelle università prevale la confusione. La riapertura è stata segnata, per scelta del governo [MI e MUR], dall’autonomia e dalla disarticolazione dei sistemi nazionali di istruzione. Nonostante il governo abbia stanziato più di 100 miliardi di euro per l’emergenza (in grande parte per le imprese e le banche), le risorse per una riapertura in sicurezza dell’istruzione pubblica sono state molto ridotte. Nelle scuole: i famosi banchi monoposto, l’edilizia leggera e le 70mila assunzioni iperprecarie [il cosiddetto organico covid che perderà posto ed ogni forma di stipendio in caso di sospensione delle lezioni, per quarantena o contagio]. Nell’università: solo 180 milioni per le tasse degli studenti e le borse dei dottorandi [poco più di un decimo del totale] e un centinaio di milioni per gli adeguamenti tecnologici. Le famose assunzioni dei precari sono state testardamente volute per concorso, senza stabilizzazione e senza procedure semplificate: nella scuola ci sono decine e decine di migliaia di posti scoperti, con oltre 250mila supplenti da nominare, (mentre nell’università non c’è stato nessun intervento straordinario sugli organici per il covid). Così ogni scuola ed ogni ateneo si sono trovati di fronte ad un piano inadeguato, che ha scaricato su di loro ogni responsabilità, dovendo affrontare con le sole proprie risorse e in modo frammentato l’organizzazione e la gestione della didattica, degli spazi, della sicurezza. Il tutto senza il personale necessario, con il conseguente esponenziale aumento dei carichi di lavoro per tutto il personale. Il risultato, ad oggi, è una situazione caotica, con scuole e atenei che prevedono modalità diverse di frequenza, orari differenti e talvolta ridotti, spesso una didattica mista (parte in presenza e parte a distanza, con soluzioni diversificate a seconda delle realtà: splittamenti delle aule, turni, streaming, ecc).

Una confusione amplificata da disposizioni in ritardo e contraddittorie. Nonostante fosse chiaro dalla tarda primavera il quadro organizzativo e sanitario di fondo con cui sarebbero dovute riaprire scuole e università, la maggior parte delle indicazioni sono arrivate solo nella tarda estate, alcune persino a settembre inoltrato: dalla prosecuzione dello stato di emergenza (che permette di derogare all’usuale organizzazione didattica, arrivato solo il 7 agosto) alle indicazioni sui lavori fragili, dalle procedure in caso di contagio alle soluzioni per i trasporti; dagli organici a disposizione alla data di consegna dei banchi monoposto (nelle scuole); dalla distanza necessaria alle modalità blended (negli atenei). Così, oggi, ovunque il personale è soprattutto concentrato a cercare di capire come saranno fatte le lezioni (ed a prepararle conseguentemente), come tenere distanze e norme di sicurezza, come gestire in sicurezza le aule, come comportarsi se si ha una malattia cronica, quali procedure deve seguire se qualcuno non mette la mascherina oppure ha la febbre, come gestire i casi sospetti e districarsi tra le difformità esistenti tra le Linee Guida nazionali e quelle regionali. La grande paura sulla riapertura, allora, si è oggi trasformata in un enorme aumento dei carichi di lavoro, in una diffusa incertezza su indicazioni ambigue e che si intralciano l’una con l’altra, in una diversificazione tra realtà e territori di cui nessuno comprende senso e utilità.

Il sindacato, la Flc in primo luogo, avrebbe dovuto organizzare una mobilitazione in grado di coinvolgere lavoratrici e lavoratori della Scuola e dell’Università. Fin da luglio, e poi ancora ai primi di settembre, abbiamo sottolineato la necessità di organizzare lavoratori e lavoratrici. Abbiamo cioè segnalato l’importanza che il sindacato si facesse protagonista attivo della difesa della categoria e della difesa dell’istruzione pubblica: con una campagna capillare di assemblee nei luoghi di lavoro e nei territori (per ascoltare e confrontarsi con i/le delegati/e e con tutto il personale) e indicando obiettivi e percorsi di mobilitazione [per imporre un cambio di rotta su risorse, organici e politiche di gestione della scuola e dell’università]. La FLC e gli altri sindacati maggioritari hanno fatto scelte diverse: si sono sostanzialmente limitati ad appoggiare alcune mobilitazioni esemplificative (i presidi precari del 2 settembre e le iniziative di priorità alla scuola), rimandando ancora una volta coinvolgimento e mobilitazione di tutta la categoria.

In questo quadro, alcuni sindacati di base hanno indetto per il 24 e 25 settembre uno sciopero generale. Due giorni consecutivi, il massimo concesso dalla restrittiva norma vigente (la legge 147), il settore non li ricordava da molto tempo. Questa scelta, però, più che il segnale di una diffusa spinta alla lotta e di una determinata radicalità conflittuale, ci è parsa dettata dall’intenzione di recintare diversi percorsi di mobilitazione. Le due giornate infatti sono state indette a luglio, fuori da ogni percorso di partecipazione della categoria, dopo che si era riunita l’assemblea nazionale di Priorità alla scuola e di fatto contrapponendosi alla sua mobilitazione. In questa fase segnata appunto da disarticolazioni e confusioni, riteniamo un errore disarticolare e dividere i fronti di mobilitazione, tanto più quando questo avviene non per una particolare differenziazione rivendicativa ma per affermare i propri orti organizzativi.

Il 26 settembre si terrà a Roma la manifestazione nazionale di Priorità alla scuola. Questo ampio coordinamento, che coinvolge studenti e famiglie oltre che lavoratori e lavoratrici del settore, è stato protagonista a maggio ed a giugno delle prime mobilitazioni che hanno rotto il lungo lockdown, sottolineando non solo l’insufficiente azione del governo, ma anche la riproposizione delle politiche degli ultimi decenni. La manifestazione di sabato si propone quindi come uno spazio aperto in grado di far convergere diverse realtà e strutture, un movimento ampio e articolato in grado di riunire forze sindacali (di base, di categoria e confederali), associazioni e collettivi studenteschi, coordinamenti e comitati territoriali. Un appuntamento che vuole innescare un’ampia mobilitazione in difesa della scuola e dell’università (pubbliche, in sicurezza e non virtuali). Per le norme di sicurezza, la piazza di sabato (Piazza del popolo) sarà limitata e contingentata. Quella piazza, come tutte le eventuali mobilitazioni nei territori in occasione di quella giornata, rappresentano comunque un momento importante per uscire dall’attuale sconcerto, per aprire un percorso di massa della mobilitazione.

Le due giornate di sciopero e la mobilitazione del 26 settembre hanno elicitato nuovi attacchi al lavoro pubblico ed allo stesso diritto di sciopero. Se nelle tragiche settimane di marzo sembrava che il pubblico, in particolare i servizi universali come sanità e scuola, avessero assunto una nuova centralità nella consapevolezza sociale e nel dibattito politico, l’estate e l’autunno hanno mostrato una diversa realtà. Da una parte il governo non ha investito su scuola (o sanità) ed ha anzi riproposto politiche liberiste (dall’ulteriore accelerata dell’autonomia scolastica al rilancio di questi mesi della sanità privata e convenzionata). Dall’altra, il padronato e i tanti suoi pennivendoli a tempo perso hanno riproposto la centralità dell’impresa e del privato, cercando di metter nell’angolo i servizi pubblici universali come i/le loro lavoratori e lavoratrici (con la riproposizione dei soliti dileggi e delle solite stucchevoli accuse di brunettiana memoria). In questo quadro, proprio in vista dello sciopero e della mobilitazione di questa settimana, sono ricominciati anche gli attacchi al diritto di sciopero e alle lotte nella scuola. Lo abbiamo sempre detto in questi mesi e lo ripetiamo ora: contratti e diritti non vanno in quarantena. Anzi, proprio in questa fase di emergenza, quando le scelte e le politiche del governo e dell’Unione Europea stanno tentando di disarticolare il sistema di istruzione pubblica statale, è fondamentale difendere la mobilitazione e lo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici del pubblico.

Ci auguriamo allora che lo sciopero del 25 settembre, come la manifestazione del 26 settembre a Roma e in tante piazze del paese, vedano un’ampia partecipazione. Infatti, di fronte all’incertezza ed alla confusione prevalenti in scuole e università, di fronte alla mancanza di iniziativa e di mobilitazione della FLC e degli altri sindacati maggioritari, è utile che queste iniziative di lotta riescano a coinvolgere e rilanciare la lotta. Lo sciopero il 25 settembre, collegandosi naturalmente anche all’iniziativa del 26 settembre (come proposto all’inizio da tanti, noi compresi, proprio all’assemblea di luglio di priorità alla scuola) intreccerà anche le mobilitazioni degli studenti in tanti territori, con cortei e manifestazioni in difesa della salute e del diritto allo studio. Queste due giornate di mobilitazione possono quindi segnare non solo un rilancio dell’attenzione generale sui problemi di scuola e università, ma anche l’affacciarsi di un’opposizione sociale alle politiche di questo governo. Un percorso, di conseguenza, che secondo noi non potrà esaurirsi in queste due giornate.

Sarà infatti necessario riprendere questo innesco, coinvolgendo prioritariamente l’insieme della categoria e portandola sul terreno della mobilitazione generale. Per questo, oggi più che mai, è fondamentale costruire un’ampia e capillare campagna di assemblee in tutte le scuole e tutte le università, confrontarsi sulle dinamiche in corso e indicare percorsi di reale mobilitazione generale (a partire dallo sciopero generale della conoscenza, per difendere l’istruzione pubblica statale, stabilizzare il precariato, difendere la libertà di insegnamento, ottenere più organici e risorse di funzionamento ordinario, rinnovare il CCNL).
Per questo ci impegneremo e ci batteremo come #RiconquistiamoTutto.

[qui il volantino sulla riapertura dell’anno]

#RiconquistiamoTutto nella FLC

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