Un contributo di alcuni/e compagni/e: il no è giusto, ma l’appello è sbagliato.

Pubblichiamo un contributo pervenuto da alcuni compagni, che dissentono dal nostro appello per il NO al referendum

Esprimiamo netto dissenso rispetto all’appello per il NO al Referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari.

Il NO è giusto ma le ragioni sono sbagliate e prive di quel connotato classista che dovrebbe essere il marchio di fabbrica di un’opposizione sindacale come la nostra. A che serve un’opposizione di classe, anticapitalista, se nei momenti cruciali fa sparire proprio questo connotato, per sostituirlo con l’adesione acritica ai metodi del progressismo liberal-borghese di sinistra?

Era già successo con la presa di posizione contro la delibera UE che equiparava comunismo e nazismo. Là, difendere il “comunismo”, era diventato di fatto “sdoganare lo stalinismo”, qua difendere gli spazi democratici e una possibile rappresentanza dei lavoratori all’interno del parlamento borghese, diventa ergere il movimento operaio e la sua avanguardia a guardiani del parlamento, dello Stato e delle istituzioni borghesi.

Tali istituzioni, compresa la forma democratica del parlamento, hanno significato sempre per i lavoratori, repressione, stragi di stato e illusioni varie di emancipazione. Questo vale anche per la Prima Repubblica e la sua Costituzione antifascista che cominciarono con la strage di Portella della Ginestra per finire il primo ciclo sostanzialmente col varo del maggioritario, passando per la strategia della tensione degli anni ’70. Il tutto nell’impunità generale di terroristi neri e poliziotti, coperti e ben protetti proprio da quelle istituzioni democratiche che ora si vorrebbero difendere.

Noi lo diciamo con chiarezza: tali istituzioni sono indifendibili, perché nessun operaio può difendere una democrazia e un Parlamento che solo negli ultimi trent’anni han regalato loro smantellamenti di scale mobili, di sanità e scuola pubbliche, di controriforme Fornero e Jobs Act, di sgravi fiscali per i padroni e privatizzazioni selvagge, guerre imperialiste e campi di concentramento per immigrati, eccetera eccetera…

Nel testo la forma storica di democrazia attuale, quella liberal-borghese, è elevata con l’articolo determinativo “la” a unica forma possibile e assoluta di democrazia. I lavoratori, invece di lottare per la loro democrazia, quella diretta e consiliare dei soviet e della Comune di Parigi, dovrebbero battersi per salvare la democrazia e le istituzioni dei capitalisti.

Per noi quel che va difeso, non sono le istituzioni democratiche e il parlamento borghesi, ma la possibilità al loro interno di una rappresentanza dei lavoratori. È per questo che ci battiamo per il NO e per il ritorno al proporzionale puro che è l’unico modo per preservare il principio basilare “una testa un voto”. Perché solo così è garantita la rappresentanza dei lavoratori. Viceversa, col taglio dei parlamentari, in ragione oltretutto di maggioritario, uscirà ancora più rafforzato il principio opposto: uno, nessuno o mille voti e in ogni caso nessuna rappresentanza proletaria, perché solo la testa vuota borghese ne avrà diritto, anche se, tra astensioni di massa e schede bianche, ne prende mezzo.

A scanso di ulteriori equivoci, però, la rappresentanza democratica, non serve a noi per ottenere qualcosa dalle istituzioni borghesi, magari raggiungendo il famigerato 50%+1 alle elezioni. A noi serve per l’esatto opposto, per avere dalla tribuna parlamentare un’eco cento volte più forte, per dimostrare ai lavoratori come all’interno di questo sistema, più o meno democratico, più o meno proporzionale, nessun vero, grande cambiamento potrà mai essere ottenuto per via elettorale. Per la semplice ragione che stato, parlamento e relativa democrazia, in qualsiasi forma si presentino, sono essenzialmente una macchina capitalistica, il cui volante non può sterzare più di tanto verso i lavoratori. Persino il partito più rivoluzionario di tutti i tempi avrebbe grosse difficoltà a far passare la sua volontà da dentro il parlamento, perché senza spezzarlo, verrebbe presto sopraffatto, come numerosi casi della storia hanno già ampiamente dimostrato, vedi Allende e Unidad Popular.

È proprio l’aumento della rappresentanza proletaria a «provocare un indebolimento delle funzioni e del ruolo delle massime istituzioni rappresentative del paese». E proprio a questo ci serve. Per preparare i lavoratori a rovesciarle. L’esatto opposto di quel che scrive l’appello che non solo si rammarica per l’indebolimento, ma nemmeno comprende che la vittoria del SÌ, lungi dall’indebolirle, ne rafforzerebbe il reale contenuto: quello classista borghese.

Per queste sintetiche ragioni riteniamo che la sottoscrizione di quell’appello sia stato un errore e chiediamo quindi di sostituirlo con un appello corretto dal punto di vista classista.

Per adesioni: lorenzomortara1976@gmail.com

Primi Firmatari:
Francesco Doro Filctem Venezia
Franco Grisolia coll. Verifica SPI CGIL Lombardia
Sergio Borsato direttivo FLC Milano
Lorenzo Mortara Dir Reg. Cgil Piemonte
Luigi Sorge AG Fiom Frosinone /Latina, FCA Cassino
Fidalba Zini direttivo Flc milano
Donatella Ascoli Assemblea generale CGIL Veneto Assemblea generale FILCAMS Veneto
Stefano D’Intinosante rsu rls somec spa direttivo Fiom Treviso
Elena Felicetti FLC Pavia
Vincenzo Cimmino Direttivo FLC CGIL Milano Assemblea Generale FLC CGIL
Elder Rambaldi, coordinatore vigili del fuoco CGIL Venezia, AG FP-CGIL Veneto
Diego Ardissono – direttivo NIDIL Padova
Luca Tremaliti, CD NAZ. FILT-CGIL

Adesioni: Sergio Castiglione (FLC CGIL direttivo provinciale Caltanissetta), Luca Scacchi (CD CGIL), Ivano Mantovani (delegato Fonderia di Torbole, direttivo CGIL e FIOM Brescia).

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