CD CGIL. L.Scacchi: non concertazione, ma conflitto.

Intervento di Luca Scacchi al Direttivo nazionale CGIL del 24 luglio 2020.

Care compagne e cari compagni, io credo stiamo affrontando questa discussione in un tempo compresso,  in modi sfocati e anche in qualche modo inadeguati. Noi siamo di fronte ad un enorme crisi economica, che è un enorme crisi generale, non solo in Italia, non solo in Europa ma nel mondo. Una crisi sicuramente segnata dall’eccezionalità dell’emergenza sanitaria, ma nel quadro di una Grande Crisi ancor più grande che oramai va avanti da un decennio. Una Grande Crisi che ha segnato la lunga stagnazione italiana, il gonfiamento di un enorme bolla finanziaria nel mondo e che come dire, da mesi se non da un paio di anni pre annunciava un nuovo momento di caduta.

Questa crisi colpisce e divide duramente, molto duramente, il lavoro. Nell’emergenza, e lo abbiamo sentito anche oggi dal palco. Sulla questione della sicurezza, che ha segnato gli scorsi mesi e che segna ancora questi nelle fabbriche e nei posti di lavoro. Con i rischi di chiusura, non solo per le ristrutturazioni industriali di questi anni (pensiamo all’automotive), ma per tutte le chiusure che saranno precipitate proprio da questa crisi. Ma pensiamo anche a quell’enorme processo di messa del lavoro in smart working, nel pubblico ma anche nel privato, che sta avvenendo sotto il segno di un controllo sull’organizzazione del lavoro, mi viene da dire, totale e assoluto da parte delle direzioni aziendali. Con il rischio di instaurare un nuovo enorme processo di cottimizzazione della prestazione lavorativa e della struttura del salario: un processo su cui abbiamo scarsissimi mezzi contrattuali e scarsissimi mezzi di contrasto nei posti di lavoro. Pensiamo al problema del precariato, ma anche proprio di fronte ad una crisi generale e quindi una crisi che precipita innanzitutto i profitti e le sostenibilità aziendali, a quell’offensiva padronale che scarica sul salario e sull’orario la pressione per riconquistare margini di valorizzazione del capitale: lo hanno sottolineato e ripetuto proprio in questi mesi diversi esponenti di Confindustria, chiedendo di rivedere contratti nazionali, accordi di secondo livello, sistema di orario e strutture del salario, per aumentare il livello di sfruttamento.

Stiamo parlando cioè di una crisi che sposta sulla controparte, dalla parte della controparte, i rapporti di forza. E in questa situazione, anche il governo è schierato da una parte precisa. Io qui vedo una mancanza, anche in termini di analisi e forse di consapevolezza, di questo direttivo: non solo Confindustria, ma anche il governo sta gestendo questa emergenza e questa crisi sotto un segno preciso, che non è quello della difesa dei diritti e delle condizioni di lavoro. Ci troviamo di fronte ad un governo che lungi dal mettere al centro il pubblico, come chiesto e ripetuto più da questo palco nella relazione e negli interventi, come ribadito nel documento proposta dalla segreteria, che lungi da mantenere, difendere e rilanciare, i diritti sociali ed il salario sociale di lavoratori e lavoratrici, ha messo e sta mettendo al centro l’impresa.

La vicenda della scuola e dell’università che ha ricordato Sinopoli nel primo intervento di questo direttivo, questo racconta. Non semplicemente un governo che è in ritardo. Ed è in enorme ritardo visto che siamo oramai alla fine di luglio. Non solo una situazione ed una condizione per cui le scuole faticheranno a riaprire e riapriranno solo diminuendo il tempo scuola o riproducendo forme di didattica a distanza (di emergenza). Il governo sta anche portando avanti queste scelte sotto il segno dell’enfatizzazione dell’autonomia competitiva tra le scuole e tra le università, con principi e provvedimenti precisi (e lo ricordava Sinopoli, dentro al DL Rilancio al DL Semplificazione). Con un’ipotesi di patti territoriali educativi che destrutturano tra territori il sistema formativo nazionale e che porta il terzo settore, i privati, all’interno del tempo scuola. Facendo così saltare ogni confine e ogni logica di difesa e rilancio della scuola pubblica. Radicalizzando quelle politiche neoliberiste che sono inscritte nelle politiche di tutti i governi dell’ultimo quindicennio (dalla Moratti alla Gelmini sino alla Buonascuola). E questo esempio della scuola è esemplificativo di tutte le politiche di governo.

Davanti a questa dinamica la CGIL, anche qui dal palco questo Direttivo con larga parte dei suoi interventi, risponde con la riproposizione della concertazione. Cioè di gestione della crisi insieme a governo e padronato, riproponendo uno scambio tripartito con moderazione salariale, come si è fatto nel 1978/79 con l’EUR o come si è fatto nel 1992/93. In entrambe le situazioni, il secondo tempo dell’intervento pubblico non è mai arrivato ed è stato il lavoro a pagare il prezzo di quella gestione.

In questo quadro, in CGIL, è grave anche l’assenza pressoché totale di riflessione sulla profondità della crisi e l’inevitabile precipitazione della conflittualità mondiale che questa comporta, con il rilancio di processi di militarizzazione sociale, tendenze autoritarie e dinamiche di nazionalizzazione di massa. Un quadro in cui in questo paese e a livello internazionale emerge e si rafforza un’altra riposta ed un’altra proposta: una destra reazionaria che al di là dei sondaggi di Salvini non ha diminuito il consenso, non ha lasciato andare la sua presa sul paese e soprattutto tra lavoratori e lavoratrici, nelle classi subalterne di questo paese.

Proprio per questo è necessaria oggi la ripresa del conflitto. Ora e subito. Perché solo noi, solo la CGIL con le sue dimensioni di massa, è in grado di riunificare il lavoro e cambiare oggi i rapporti di forza tra le classi. Per questo serve adesso una stagione di conflitto, generale, su poche e chiare parole d’ordine unificanti (riduzione orario di lavoro, nazionalizzazione aziende in crisi, rilancio del salario sociale attraverso sanità e scuola pubbliche rinazionalizzando i loro settori privati, stabilizzazione del precariato e difesa dei salari). Subito, in autunno, con un sciopero generale.

Luca Scacchi

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