Io non respiro!

di @ElianaComo

La rivolta che sta attraversando gli USA, da Minneapolis a Los Angeles, Miami, Atlanta, Chicago, Philadelphia e molti altri stati e città americane è  la più grande da quella di Los Angeles del 1992 e sta finalmente facendo esplodere il razzismo istituzionale degli Stati Uniti e la violenza strutturale che definisce alla base i suoi rapporti sociali. Gli afroamericani e le afroamericane ne sono le prime vittime. Ma non meno gli ispanici e le altre minoranze etniche, i poveri e gli sfruttati, chi abita nelle periferie urbane e nei ghetti, i disoccupati, le donne in generale. E tutti coloro che in queste settimane hanno pagato sulla propria pelle e con la propria vita l’emergenza COVID.

È il sistema a essere malato. Se abbiamo pensato che fosse il COVID a toglierci il fiato, abbiamo sbagliato. Non è solo quello che «non ci lascia respirare». E nelle sue ultime disperate parole, Floyd ha parlato per tutti e tutte gli sfruttati e gli oppressi.

Facciamole diventare nostre quelle parole. Ovunque nel mondo, sono il razzismo, l’ingiustizia sociale, il sessismo, lo sfruttamento a toglierci il fiato. E per questo non ci sarà né cura né vaccino, che non sia la rivolta al sistema stesso.

Pensateci: né io né voi abbiamo il ginocchio di un poliziotto piantato sulla gola e respiriamo, certo. Ma non vi manca l’aria in questi giorni?

Non manca agli operai e alle operaie costretti anche dalle mascherine a una condizione di lavoro ancora più gravosa? 

Non manca a tutti/e quelli che hanno continuato a lavorare in condizioni spesso pessime durante la crisi sanitaria (nelle strutture sanitarie, nei supermercati, nei servizi essenziali, negli appalti delle sanificazioni e via dicendo)?

Non manca a chi lavora nella grande distribuzione commerciale presa di nuovo d’assalto da un disordinato ritorno alla normalità?

Non manca a chi da mesi è dimenticato/a in smartworking, alle prese dentro casa con lavoro produttivo, riproduttivo e didattica a distanza?

Non manca l’aria ai bambini e alle bambine e in generale all’intera società senza la scuola?

Non manca l’aria a chi ha perso il lavoro perché era precario, a chi ha tirato avanti con la cassa integrazione, a chi non ha ancora visto un centensimo della cassa in deroga, a chi non ha prospettive per il futuro, soprattutto in alcuni settori (turismo, arte e spettacolo, per esempio)?

Non manca l’aria a una intera generazione di anziani e anziane che hanno assistito impauriti e inermi alla strage avvenuta nelle RSA? Non è mancata l’aria a chi ha perso i propri cari senza nemmeno poterli salutare?

Non è mancata l’aria alle donne, ancora più del solito, costrette in questi mesi dentro casa con uomini violenti?

A me sì, manca l’aria. Per tutto questo e per molto altro. A partire certamente dal fatto di aver vissuto in una città dove 6000 persone sono morte in pochi mesi, a causa anche di una gestione politica e amministrativa indecente e della scelta criminale di anteporre gli interessi del profitto a quelli della salute e della vita.

E ancora mi manca l’aria per la frustrazione di assistere a un ritorno frenetico alla normalità. Una normalità che non mi piaceva neanche un po’ nemmeno prima e di cui peraltro ho ancora paura (lo ammetto, anzi lo rivendico! Altro che «andrà tutto bene» o «mola mia», io ho ancora paura). Quella normalità dei morti sul lavoro, del cielo inquinato, dell’odio contro i migranti, dello shopping frenetico e delle spiagge affollate. La normalità dei tagli al sistema sanitario (niente di più «normale» del taglio dell’Irap!) e dei tamponi a pagamento. La normalità feroce e arrogante di Confindustria e soci, che mentre ancora contiamo ogni sera i morti, sono già lì a parlare di sacrifici, deroghe, blocco di salari già troppo bassi.

Soprattutto mi manca l’aria e sono certa mi mancherà finché non avremo verità e giustizia sulle responsabilità di chi, dallo Stato, alla Regione, ai sindaci, avrebbe dovuto e potuto istituire la zona rossa in Val Seriana e non lo ha fatto, chinando il capo ossequioso alla Confindustria e ai padroni.

La rivolta straordinaria che in questi giorni sta esplodendo negli USA parla allora a tutte e tutti noi. Scendiamo in piazza, ovunque possibile e come possibile. Contro il razzismo e contro la feroce repressione in atto in America, certamente. Ma in generale contro questo stesso sistema.

Oggi più che mai, rivendichiamo il diritto di tornare a respirare!

Eliana Como – portavoce nazionale #RiconquistiamoTutto!

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