Diario di una pensionata al tempo di Covid19

di Ida Vigliarolo, ex metalmeccanica in pensione, iscritta alla Cgil da 59 anni

Sono una pensionata metalmeccanica ex Italsider di Genova.

I miei genitori arrivarono da un paesino sperduto della Calabria, con lo scopo di poter migliorare le loro condizioni di miseria e sacrifici. Dai racconti di mio padre ho imparato molto, cosa vuol dire essere povero e come lottare per annullare le ingiustizie della quotidianità. Cosa era la guerra, che lui aveva dovuto combattere (15/18) e la paura, anche quella delle malattie, come la pandemia in quegli anni (la Spagnola) assomigliante oggi COVID19, molto più aggressiva (50 milioni di morti).

Pochi mesi dopo la mia assunzione ho conosciuto i compagni e gli amici in fabbrica e mi sono iscritta alla CGIL, sapendo già  molto bene cosa era il sindacato e da che parte stare.

Sono nata il 24 gennaio 1940, all’inizio della seconda guerra mondiale. Anni molto brutti anche se non li posso descrivere molto bene, fatti di fughe nel rifugio o in galleria per sfuggire alle bombe. Altri lunghi anni di terrore, di miseria di fame e sacrifici.

Dopo 5 anni la guerra finì  con la liberazione dal nazifascismo da cui era scaturita questa immane tragedia. Fummo liberati dai partigiani, giovani fuggiti sulle montagne che con coraggio sconfissero il “mostro”. Da lì  nacque la nostra Costituzione, la migliore del mondo. Ci fu la ricostruzione di un’Italiana non perfetta, ma laboriosa, democratica e di grandi valori

Anche gli anni trascorsi in fabbrica, sono stati pieni di avvenimenti importanti  a volte esaltanti per le lotte per poter migliorare le condizioni di vita e di lavoro di tutti/e e molti di cocenti delusioni. Quegli anni furono segnati dalla tragedia del terrorismo. Tutti sappiamo cosa è stato. Ci sono anche in questo caso molte vittime innocenti. In fabbrica si respirava una brutta aria. Fu ucciso un sindacalista Guido Rossa, delegato comunista.

Parecchi anni dopo si cominciò a parlare di ristrutturazioni, di ridimensionamento di personale. Arrivarono i prepensionamenti

Lo Stato concedeva, con una legge ad hoc, 10 anni di contributi agli uomini e 5 alle donne.

Costituimmo così un Comitato delle donne siderurgiche di altre realtà italiane. Ne feci parte e portavoce  con una altra compagna. Le trattative si svolgevano con dirigenti aziendali, parti sociali e politici dell’arco costituzionale. Anche in caso fu un periodo di stress, colmo di amarezze e euforia altalenante fra la speranza di risolvere il conflitto e il rifiuto di molti di concedere il pari trattamento. Dopo 3 anni riuscimmo nel nostro intento e al Senato assistetti col cuore in gola all’approvazione della legge.

Molte cose sono cambiate da allora alcune buone altre peggio. Oggi dopo molte battaglie, proprio le lavoratrici hanno perso alcuni diritti proprio loro sfavore sull’età pensionabile che è  stata spropositatamente innalzata nonostante il loro doppio, triplo lavoro e quello di cura figli, marito, anziani e altro, gravi sulle loro spalle.

Dal mese di febbraio 2020, siamo stati colpiti dalla pandemia COVID19. In pochi giorni si sono verificati casi molto tristi e sconvolgenti e a cui non eravamo preparati. Le morti sono state innumerevoli. All’inizio i decessi avvenivano per la maggior parte tra gli anziani, molti con patologie pregresse gravi.

Le stragi avvenute nelle Rsa, in particolare in Lombardia, sono state illimitate, l’incubo dei camion carichi di cadaveri li ricorderemo per molto tempo. Le cause vanno ricercate principalmente nella mancanza di protezioni, di cui sono responsabili le istituzioni regionali, dove si è  fatta per anni e anni una politica  di enormi tagli alla sanità  pubblica in favore del profitto di quella privata. Hanno chiuso ospedali, tagliato posti letto, senza assumere personale specializzato e tagliato sulla ricerca.

Gli anziani, proprio quelli che hanno fatto grande il nostro paese, anziché  essere  coccolati, rispettati e curati in modo adeguato, sono stati abbandonati e considerati cittadini di serie B. Anche nella quotidianità, chiusi in solitudine nelle loro case. Quelli/e che dovevano uscire per certe necessità  ed erano soli, a volte dovevano imbattersi  nell’arroganza, indifferenza e disumanità  dei più giovani nei loro confronti.

Questo stato di cose si è  aggravato con la riapertura della fase 2. Sono stata presente e testimone di alcuni fatti incresciosi ai danni di alcuni di noi. Persone anziane obbligati a fare lunghe code ai supermercati, alle poste e in banca, per ritirare le pensioni o per pagare bollettini e altro genere di competenze, sotto il sole o sotto la pioggia, senza concedere un minimo di precedenza, neanche per coloro che chiedevano almeno il favore di entrare prospettare di essere serviti.

Se uno/a non muore di COVID muore di stress e di stanchezza.

Il contagio ha fatto molte vittime anche tra il personale sanitario e i motivi vanno ricercati ancora in chi ha governato prima e in chi governa oggi. A questi lavoratori non può  bastare il ringraziamento della popolazione, seppur gradito e tanto quello fatto dai politici, sia quelli al governo che all’opposizione.

Agli “ANGELI” servono ben altri riconoscimenti. Aumento delle loro retribuzioni che sono ben al di sotto di quanto meriterebbero e l’abbassamento dell’età  pensionabile per la pericolosità  e la gravità del  loro lavoro che affrontano tanto quotidianamente. Ricordiamoci anche la presa in giro dei 1000 euro promessi e non mantenuti.

Grazie a tutti/e loro e mai abbandonare la lotta per migliorare lo stato di cose attuale.

Ida Vigliarolo, ex metalmeccanica in pensione, iscritta alla Cgil da 59 anni 

 

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