Appello ai sindacati: davvero andrà tutto bene?

Lavoratrici e lavoratori, attivi e pensionati, siamo RLS e delegati impegnati nelle Rsu e negli organismi sindacali, RT! di Livorno e della Toscana

Siamo lavoratrici e lavoratori, attivi e pensionati, siamo RLS e delegati impegnati nelle Rsu e negli organismi sindacali.

Davvero “andrà tutto bene”? In questo momento tragico che tutti coinvolge, le regole per prevenire il virus le rispettiamo con rigore, nella difesa comune della comune umanità. Anche se non è vero che siamo tutti sulla stessa barca, perché molti annaspano su un canotto di gomma, alcuni dormono in uno yacht di lusso. Non si deve e non vogliamo tornare alla “normalità” dello sfruttamento degli esseri umani e della natura, in quanto questo è appunto lo scenario in cui la pandemia è maturata.

Ai sindacati ci rivolgiamo, per chiedere loro di affermare con determinazione i valori e i diritti, di cui sono portatori gli uomini e le donne che vivono del proprio lavoro. Chiediamo di farlo oggi per tutelare la salute dei lavoratori impegnati nelle produzioni “essenziali”, in modo da ridurre al minimo il numero in quanti sono esposti e quindi più a rischio di contrarre – e diffondere – il contagio. E su questo fondamentale terreno di scontro con il padronato – con una Confindustria che pretende dal Governo, e in parte ottiene, di anteporre gli interessi aziendali alla tutela degli addetti allargando a dismisura le attività “essenziali” in deroga agli stessi decreti ministeriali – i sindacati devono con decisione ribadire che le attività “non essenziali” non devono riprendere, come in quelle “essenziali” qualora se le misure di sicurezza adottate dalle aziende siano insufficienti.

Purtroppo in questi giorni, di fronte all’irresponsabilità della Confindustria e alla benevolenza del governo verso gli interessi padronali, le OO.SS. Confederali – sia con il primo Protocollo Sicurezza nei luoghi di lavoro che con la stessa intesa raggiunta sui codici Ateco nel mese di marzo – non si sono dimostrati all’altezza delle necessità delegando alle sole RSU la responsabilità di confrontarsi e di indire scioperi per garantire la difesa della salute dei lavoratori e delle lavoratrici.

Impariamo la lezione tragica che ci viene dalla pandemia, così come dagli infortuni sul lavoro, molti dei quali mortali, che si susseguono quotidianamente nei posti di lavoro: a differenza del passato, la prevenzione deve diventare il criterio dirimente sempre e comunque.

Di fronte al cinismo della Confindustria e al servilismo del Governo le OO.SS., se necessario, dichiarino lo sciopero generale ad oltranza. In questa situazione è ancor più rilevante far crescere e rafforzare le RSU e il ruolo autonomo e democratico dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, anche per programmare fin d’ora l’adeguamento delle postazioni di lavoro alla riapertura delle attività, mediante dispositivi di distanziamento e separazione, al fine di prevenire la ripresa del contagio.

Prepararsi a sostenere tale scontro significa innanzi tutto riaffermare e praticare il diritto di sciopero, ma anche attivare tutti gli strumenti per rilanciare la democrazia sindacale, attraverso la costante comunicazione con i lavoratori -con tutti i mezzi disponibili (online ) – nonché la periodica convocazione telematica degli organismi, dalle Rsu ai direttivi, alle stesse assemblee di base. Dare la parola alle lavoratrici e ai lavoratori, ai delegati e alle delegate nei posto di lavoro è una priorità organizzativa, politica ed etica. Si deve quindi chiedere l’abrogazione di tutte le norme che limitano, soprattutto nel settore pubblico, il diritto di sciopero, dei decreti sicurezza del governo Lega-M5S e confermati dall’attuale governo, del Job Act che ha cancellato l’art.18 permettendo licenziamenti senza giusta causa mirati a penalizzare i lavoratori/trici e i delegati più combattivi.

Contemporaneamente diviene fondamentale contrastare il “clima emergenziale” che con la scusa della pandemia è stato utilizzato e che rischia di divenire permanente. Non è accettabile la riduzione dei margini di democrazia imposta nel nostro Paese che sta comportando gravi limitazione dello spazio pubblico e delle libertà di circolazione, partecipazione, riunione; con un pericoloso controllo poliziesco del territorio dove lo Stato ci ordina l’isolamento e si arroga il diritto di regolare le nostre vite, il nostro tempo, le nostre affettività. Una condizione di reclusione forzata che sta comportando una maggior recrudescenza dei casi di violenza contro le donne.

Bisogna inoltre prepararsi all’incombente rischio che i costi della crisi sanitaria ed economica siano scaricati su lavoratrici e lavoratori, proprio ad opera delle forze padronali e politiche. In questa fase assume importanza centrale la difesa del Servizio Sanitario Nazionale pubblico e la sua immediata riqualificazione con un suo massiccio potenziamento. Tale servizio è stato colpito in questi decenni da continui tagli finanziari, riduzione di posti letto (anche grazie all’organizzazione basata sull’”intensità di cura”) e da una svalorizzazione del personale sanitario – sottoposto a ritmi di lavoro massacranti e a riconoscimenti salariali inadeguati – che hanno ridotto la capacità del Servizio Sanitario Nazionale pubblico di rispondere alle domande dei cittadini. Una condizione che oggi ha dimostrato i suoi limiti di fronte ad una pur prevedibile emergenza come quella del Covid-19.

Per questo risulta urgente: un Piano di investimenti per la ristrutturazione e riqualificazione delle strutture ospedaliere esistenti – in funzione o chiuse dalle politiche di austerità di questi ultimi decenni – tali da garantire una presenza capillare sul territorio e garantire una sanità di prevenzione; la creazione di nuovi ospedali per coprire tutte le domande; un Piano di assunzione di operatori (medici, infermieri, OOSS, ecc) a tempo indeterminato per garantire qualità del servizio, diffusione sul territorio, prevenzione. Bisogna fermare ogni forma di privatizzazione dei servizi sanitari a partire dall’utilizzo delle procedure di“project financing” nella costruzione dei nuovi ospedali già previsti. La privatizzazione, con il passaggio di ingenti risorse statali ai privati, e lo smantellamento del servizio sanitario ha significato in questi anni la trasformazione della salute in merce, su cui lucrare nelle strutture private. E’ anche in questo senso che si rende necessario l’abbandono da parte dei sindacati di ogni forma di partecipazione a Fondi di Assistenza integrativa privati che indeboliscono la sanità pubblica andando a ledere i diritti costituzionali di tutti i cittadini al diritto alla salute e impediscono di garantire i principi costituzionali di equità, uguaglianza, universalità per tutti i cittadini/e su tutto il territorio nazionale.

Le OO.SS.devono quindi uscire immediatamente dalle assicurazioni private tipo Metasalute e Cometa e non introdurre più nei prossimi contratti di categoria adesioni a Fondi privati. Di pari passo è necessario potenziare in modo massiccio i servizi socio-assistenziali pubblici per anziani, disabili, soggetti deboli, troppo spesso abbandonati alla mercè di istituzioni private al limite della legalità. Una vecchiaia dignitosa deve essere garantita a tutte e tutti non solo con adeguati servizi specifici ma soprattutto con pensioni adeguate. Anche per questo la Fornero deve essere abrogata riconquistando un sistema previdenziale interamente pubblico, retributivo per andare in pensione con 60 anni di vecchiaia o 40 anni di anzianità.

Su un altro punto le OO.SS devono abbandonare tutte le loro ambiguità: l’Autonomia differenziata che, anche nella forma della proposta di legge Boccia, risulta essere una forma di frantumazione dello Stato italiano. Lo Stato deve ritornare ad acquisire legislazione esclusiva sulla tutela della salute, oggi considerata materia di legislazione concorrente, come dell’istruzione, della tutela e sicurezza del lavoro, del governo del territorio ecc. Bisogna impedire che vengano delegate importanti materie a Enti (le Regioni) e soggetti (i Governatori e i lori vari centri di potere e clientelari) che in questi giorni di pandemia hanno dimostrato tutta la loro inadeguatezza e incapacità, anche dolosa, di gestire emergenze che al contrario necessitano di una centralizzazione e una omogeneità di comportamenti a livello nazionale. La sanità, come l’istruzione, e la sicurezza del lavoro non possono essere regionalizzate.

Per quanto riguarda l’immediata difesa dei lavoratori e lavoratrici è assolutamente prioritario conquistare la prosecuzione della moratoria dei licenziamenti (collettivi e individuali). E’ indispensabile proseguire con il piano straordinario di erogazione degli ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori, inclusi quelli irregolari: un’occasione per un percorso di fuoriuscita dal lavoro nero. Serve il sostegno economico al piccolo commercio e artigianato; serve l’istituzione del reddito di emergenza per i cittadini in difficoltà. Per ragioni di umanità e di solidarietà di classe, ma anche perché la marginalità sociale favorisce il contagio, bisogna regolarizzare subito tutti gli immigrati irregolari.

Per reperire le risorse rivendichiamo: interventi drastici per impedire che si dirottino i capitali nei paradisi fiscali e contestuale istituzione di una imposta patrimoniale consistente sui grandi patrimoni (su quel 20% più ricco degli italiani che detiene quasi il 70% della ricchezza nazionale); lotta drastica all’evasione fiscale, a partire dai grandi e medi evasori; nel quadro di una politica internazionale di pace, riduzione drastica delle spese militari e riconversione delle industrie delle armi con garanzie occupazionali per gli addetti; lotta senza quartiere alla corruzione e alla criminalità organizzata.

Nella coscienza e nella mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori, dei giovani e delle persone di cultura, risiedono le risorse di pensiero e di azione per imboccare una nuova strada di civiltà: se non ora, quando?

PRIMI FIRMATARI:
Alessando Babboni, Comitato Direttivo Regionale Toscana Fiom, Jsw Steel Italy (Piombino)
Roberto Bragiola, RSU FIOM Jsw Steel Italy (Piombino)
Matteo Fidanzi, Comitato Direttivo FIOM Livorno, Jsw Steel Italy (Piombino)
Paolo Francini, Assemblea Generale FIOM Livorno, Jsw Steel Italy (Piombino)
Stefania Martelloni, Comitato Direttivo SPI Livorno (Piombino)
Massimo Matteuzzi, iscritto FIOM, Jsw Steel Italy (Piombino)
Riccardo Serni, Comitato Direttivo FIOM Livorno, Jsw Steel Italy (Piombino)
Enrico Barbini, Comitato Direttivo CGIL Livorno, RSA Porto 2000
Anna Della Ragione C.D.N. FLC
Rossana Fatighenti A.G. FLC Toscana
Fiorigia Beverelli Comitato Direttivo FLC Livorno
Antonio Stefanini Comitato Direttivo SPI Livorno
Paolo Gianardi Iscritto SPI Piombino
Giulia Siringo Iscritta FP Livorno
Ruggero Rognoni iscritto NIDIL Livorno
Calogero Cannarozzo iscritto SPI Livorno
Daniela Mangiacotti Comitato Direttivo FIOM Toscana
Carlo Iozzi RSU F. Perini Comitato Direttivo FIOM Toscana
Andrea Bartoli Comitato Direttivo FILCTEM-CGIL Firenze
Franco Repeti CGIL SPI
Tiberio Tanzini CGIL FP
Ennio Minervini Sanità Massa CDN FP
Guido Masotti Lucca CDR FLC Toscana
Alberto Giorgi Comitato Direttivo Regionale SPI Toscana
Pier Marco Accanto iscritto FP Piombino
Ildo Fusani iscritto SPI Carrara
Renzo Antoni iscritto SPI Piombino
Giusi Di Pietro RSU FIOM CDR CGIL Toscana
Valente Carmine Direttivo CdL Livorno
Valente Cristiano Direttivo Spi Cgil Livorno
Angeli Giulio Direttivo FLC Cgil Pisa
Baschieri Stefania Spi Cgil Lucca
Salvadori Mariio Spi Cgil Lucca
Granata Alessandro Direttivo FLC Cgil Pisa
Lucchesi Roberto Direttivo FP Cgil Lucca
Lara Spesso FLC Cgil Livorno
Valerio Melotti Direttivo CdL Livorno
Monica Coin RSU Cgil e RLS dell’ispettorato del lavoro di Venezia.

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