Precariato della scuola: per una rapida e reale stabilizzazione!

Sul nuovo contesto determinato dall'emergenza sanitaria, per avviare il nuovo anno scolastico con l'assunzione dei precari.

L’emergenza sanitaria che sta attraversando questo paese ed il mondo, tra le tante cose ha anche bloccato i concorsi per i precari della scuola. I bandi, che avrebbero dovuto permettere un processo di parziale stabilizzazione del precariato docente storico (cioè con più di 36 mesi) erano attesi proprio per i primi di marzo, ma sono evaporati con l’arrivo del covid19.

Questo concorso era l’esito, negativo, di un processo aperto lo scorso anno scolastico, con la mobilitazione e la convocazione di uno sciopero generale per il 17 maggio 2019. Quello sciopero non si tenne mai, per un’intesa sindacale con il governo Conte I, il cui uno risultato concreto sembrava proprio quello di aprire un processo di parziale e reale stabilizzazione per questi precari di lungo corso (anche in attuazione di una sentenza europea): l’assunzione di 24mila docenti, a cui comunque sarebbe stato collegato un percorso abilitante senza limitazioni numerica, che avrebbe comunque potenzialmente permesso a tutti i quasi 60mila precari in questa condizione di costruirsi un percorso di graduale stabilizzazione nella scuola.

Quell’intesa, poco esigibile perché senza immediate traduzioni, fu ovviamente smentita nei mesi successivi. Per oltre 8 mesi, quello che doveva esser un processo rapido (che avrebbe dovuto concretizzarsi prima dell’avvio dell’anno scolastico 2019/20), si è protratto ed è stato progressivamente stravolto (tra successive intese poi nuovamente riviste e vari emendamenti parlamentari). Nonostante questo, da parte della FLC come delle altre organizzazioni di categoria non vi è stato nei fatti alcun reale processo di mobilitazione. Lo stato di agitazione proclamato prima di Natale, su rivendicazioni abbastanza confuse, è stato revocato soltanto dopo poche ore, sulla base di vaghi impegni di un Ministro che poco rappresentava governo e maggioranza, che si sapeva sulla porta e che infatti, proprio per questo, si sarebbe dimesso di lì a qualche giorno.

Così, alla fine, un possibile processo di stabilizzazione progressiva si è trasformato in un concorso limitato e iper selettivo (80 quesiti in 80 minuti), contro le stesse organizzazioni sindacali che hanno contestato diversi punti dell’impianto definito dalla maggioranza parlamentare e dalla neo ministra Azzolina (a partire dall’obbligo di permanenza per 5 anni nella stessa sede sino alla completa cancellazione dei pas). Non a caso era stato convocato dai sindacati maggioritari un nuovo sciopero “precario”, a dir la verità un po’ confuso nei tempi (prima per il 17 marzo e poi anticipato al 6), nella platea (solo i precari o tutta la categoria) ed infine anche nelle rivendicazioni.

Questo concorso, alla fine, è in ogni caso stato spazzato via dall’emergenza sanitaria. I bandi non sono mai stati approvati ed in ogni caso non ci sono più i tempi per realizzarlo, in questa forma, per l’inizio del prossimo anno scolastico.

In questo nuovo e straordinario quadro, è di una decina di giorni fa la notizia di una piccola svolta della Flc-Cgil, a cui sono seguite quelle delle altre organizzazioni confederali. Dopo aver (giustamente) fatto presente che a partire dal prossimo anno scolastico le cattedre vacanti supereranno il numero delle 200000, è stata lanciata la proposta, al posto di un oramai improbabile concorso entro la fine dell’anno scolastico (qualunque esso sia), di realizzare una graduatoria provinciale per i docenti con 36 mesi di servizio, solo per titoli, ai fini della stabilizzazione.

Non possiamo che esser contenti di questa presa di posizione. L’emergenza, in questo modo, diventerebbe non un’ulteriore occasione di subordinazione e controllo del lavoro (come anche nel mondo della scuola qua e là emerge, a partire dalla circolare 388 del Ministero dell’Istruzione sulla didattica a distanza), ma aprirebbe lo spazio di rimettere in discussione i risultati fallimentari delle intese dell’ultimo anno ed i progressivi cedimenti sindacali, tornando a rivendicare ed a battersi per una reale stabilizzazione del precariato. Certo, rimanendo comunque le assunzioni limitate (a fronte di oltre 150mila posti vacanti in questo anno scolastico), non sarebbe comunque la soluzione strutturale del problema, ma aprirebbe una breccia alla progressiva stabilizzazione di tutti i precari storici e nel contempo segnerebbe l’obbiettivo di riprendere una politica di investimenti pubblici sull’istruzione e la ricerca (segnalata da tutta la crisi sanitaria in corso), con l’obbiettivo di coprire con nuove assunzioni tutti i posti vacanti.

Come area #riconquistiamotutto nella FLC, abbiamo combattuto, sin dall’autunno, per questa piccola svolta. Negli organismi dirigenti della FLC, nella discussione più complessiva della categoria, ma anche sostenendo e partecipando a tutti i percorsi di autorganizzazione e di lotta dei precari, a partire dai comitati e coordinamenti di insegnanti precari sorti in varie città italiane per rivendicare il diritto alla stabilizzazione e ad un lavoro sicuro. Un percorso che ha portato allo sviluppo di incontri nazionali, iniziative e mobilitazione nei territori, come allo sciopero del 14 febbraio, contro appunto le soluzioni meritocratiche e vessatorie stabilite dalla ministra Azzolina.

Le decine di migliaia di insegnanti precari stanno oggi sostenendo uno sforzo immane per rimediare a decenni di tagli alla scuola ed alla cultura, come i loro colleghi di ruolo. La stabilizzazione è l’unica soluzione per ovviare alla mancanza di continuità dell’istruzione, permettendo una ripartenza del prossimo anno scolastico realmente in grado di affrontare le cicatrici della chiusura di questo (cicatrici che saranno comunque profonde nell’istruzione, indipendentemente dallo sforzo della didattica a distanza, che non è comunque in grado di trasferire sul piano virtuali i processi di apprendimento cooperativi della scuola e che, in ogni caso, segna diseguaglianze sociali e sperequazioni individuali, a causa dell’inevitabile isolamento degli studenti e del differente supporto dei diversi contesti famigliari e sociali).

Per questo ribadiamo la necessità della trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto.

Per questo riteniamo fondamentale che la Flc-Cgil, dopo queste dichiarazioni, assuma una linea conseguente, continuando a rivendicare questa soluzione nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, avviando un reale e condiviso percorso di mobilitazione, a differenza del passato. Per conquistare, ora, la stabilizzazione del precariato storica e riaprire così un processo di investimento nella scuola pubblica, per risolvere strutturalmente il problema del precariato nei settori dell’istruzione.

RiconquistiamoTutto nella FLC

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