Sulla rivolta nel carcere di Modena

Incidenti a Sant’Anna. Un morto. No, forse sono tre. Più sei in terapia intensiva. Hanno raggiunto l’armeria. Rivolta sedata, sono rientrati. No, la rivolta è in atto; ci sono sei morti. Più altri gravi in ospedale. C’è una sacca di resistenza. La struttura è in via di bonifica. I morti sono sette.

Una balletto indecente di mezze notizie sta alternandosi da 24 ore, mentre il carcere di Modena pare in via di svuotamento. La disperata rivolta di Sant’Anna ha prodotto sette morti e un numero imprecisato di feriti gravi. Il livello di trasparenza su quanto è accaduto in queste ore, è paragonabile solo a scenari peruviani o messicani.

Si dice che i morti siano provocati da overdose o – forse – da soffocamento da fumo. In realtà nessuno sa niente, i media si accontentano delle versione ufficiale e insistono sul pericolo sventato di un “evasione di massa”, ignorando la gravissima tragedia delle sette vittime, assimilate quasi a suicidi. Siamo sicuri che se nel canile di Modena, ci fossero stati sette cani morti nello stesso giorno, ci sarebbero già le telecamere di Striscia la Notizia a indagare.

Abbiamo visto le madri in lacrime davanti ai cancelli chiedere notizie dei loro cari – vivi, morti, ospedalizzati, trasferiti chissà dove. Abbiamo sentito un operatore di polizia dire con disinvoltura ad un’avvocatessa: sono già stati avvisati tutti i legali dei morti, se tu non sei stata chiamata vuol dire che i tuoi sono vivi.

Estremamente preoccupati della nostra salute a rischio contaminazione, perdiamo la misura delle tragedie altrui : il carcere è letteralmente un universo parallelo, al cui interno può accadere di tutto, purchè non tracimi verso l’esterno, verso il nostro mondo.

In questa Modena da tempo immunodepressa sul piano democratico, non si sentono le voci del sindaco, del Governatore (modenese), delle forze politiche. La CGIL FP se ne è uscita con un comunicato immondo sui danni alla struttura e i pericoli per gli operatori di polizia; dopo qualche ora la segreteria CGIL ha aggiustato il tiro, esprimendo (meno male) anche profondo dolore per le vittime. Il senso di vuoto, di assenza della famosa società civile, è terribile e non si giustifica con la distrazione da Coronavirus. Quei morti, nella percezione comune, sono assimilati ad una umanità derelitta, di serie B, una sottospecie di uomini (spesso stranieri) non meritevoli neanche della considerazione umana minima. Sette morti sono considerati un incidente, non una strage.

Diciamo subito che:

1) la responsabilità di quello che succede dentro un penitenziario è sempre dello Stato e dei suoi organi amministrativi. Questo a norma di legge e di Costituzione. Quando il prigioniero è in custodia dello Stato, la sua vita è sacra e inviolabile. Quindi nessuno – ministero, direzione, organi di controllo, garanti vari – si tiri indietro dalle sue responsabilità davanti a queste morti.

2) non crediamo alle versioni confuse e pasticciate che le autorità stanno sparando: nel tardo pomeriggio di oggi 9 marzo, non si sa neanche se la rivolta sia ancora in corso. Non crediamo all’overdose-suicidio di massa. Non crediamo a una parola di quello che ci stanno racccontando. L’inchiesta della Procura sia sollecita e soprattutto trasparente: sia data la parola pubblicamente ai detenuti, soprattutto a quelli che sono stati immediatamente trasferiti. Bisogna sapere cosa è accaduto a Sant’Anna l’otto marzo e lo si saprà solo se emergeranno versioni differenti da quella ufficiale.

3) dentro lo stato d’eccezione in atto, un provvedimento di amnistia-indulto è non solo giustificato ma anche indispensabile.

4) si apra finalmente un dibattito su cosa sta diventando questa città, sul vuoto politico riempito dagli organi amministrativi dello Stato che svolgono un ruolo nocivo e pericoloso di supplenza; tra vertenze sindacali durissime in cui le forze di polizia operano contro le lotte operaie, a sostegno di imprenditori che poi finiscono alle soglie della galera per i reati fiscali che accumulano; sui tribunali cittadini intasati di denunce contro giovani, sindacalisti, attivisti. Sul clima mefitico e conformista che anno dopo anno oscura fino a cancellare il ricordo della città medaglia d’oro della Resistenza. E ora anche su questo nuovo terribile scenario, di un carcere che esplode dal malessere e dalla paura, in cui le autorità non riescono a fare di meglio che lasciarsi alle spalle sette cadaveri pesantissimi. Non faremo calare il silenzio sulla strage di Modena.

RT! Sindacato altra cosa di Modena

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