Scuola. Sciopero sia il 9 marzo, per tutta la conoscenza.

Per il contratto, per un vero piano di stabilizzazione del precariato, contro l’autonomia differenziata e la legge Boccia.

La seconda fase del governo Conte Bis, avviata dopo la Legge di Bilancio e la vittoria di Bonaccini in Emilia, sta iniziando a mostrare il suo volto. Un volto segnato, anche con più chiarezza rispetto allo scorso autunno, da politiche neoliberiste di piena continuità con le stagioni precedenti. Proprio nell’istruzione e nella ricerca, infatti, i due nuovi ministri della scuola (Azzolina) e dell’università (Manfredi) hanno mostrato l’esplicita intenzione di recuperare una piena continuità con le politiche competitive e meritocratiche delle controriforme degli ultimi anni, dopo i passi incerti e confusi del predecessore.

Manfredi ha risposto al grido d’allarme della grave assenza di risorse per università e ricerca, con l’abbandono di una generazione perduta di decine di migliaia di precari, con un concorso una tantum di poco più di 1600 posizioni, senza nessun percorso di stabilizzazione e quindi riconoscimento del precariato di questi anni, denunciando anche la necessità di tener limitate le assunzioni per garantire “la qualità dei docenti” (con più di ventimila abilitati non in ruolo negli atenei!).

Azzolina ha rotto ogni trattativa con i sindacati sui bandi per il concorso straordinario per i precari della scuola. Dopo aver fatto carta straccia delle intese sindacali sottoscritte da questo governo e aver completamente stravolto quella del 24 aprile dell’anno scorso, che garantiva un percorso – sebbene incerto e a pagamento – di stabilizzazione per i precari storici ben oltre le 24mila assunzioni. Adesso invece ci ritroviamo con un solo concorso da 24mila posizioni, in cui si è fatto ogni sforzo per renderlo selettivo (80 quesiti in 80 minuti, 80% del punteggio per prova selettiva invece che 70% sui titoli, assenza di una banca data dei test, ecc). Rivendicando poi pubblicamente di aver “stoppato i sindacati”, perché i docenti devono esser “selezionati sul merito”, chiudendo le porte alle richieste già di per sé minime dei sindacati maggioritari, come ad esempio la batteria dei test a disposizione in anticipo per i partecipanti al concorso. Da parte del governo e della ministra Azzolina vi è un chiaro intento di mantenere e rafforzare il precariato scolastico, vero e proprio esercito di riserva del settore della pubblica istruzione, a conferma di una volontà di frammentazione e privatizzazione della conoscenza. Ignorando con ciò la direttiva europea 1999/70 che limita il precariato nel settore pubblico.

Proprio in queste ore sta emergendo poi con chiarezza che i soldi per il prossimo rinnovo contrattuale sono pochi, limitandosi alle risorse già previste in legge di bilancio (ben sotto le promesse di aumenti almeno a tre cifre). Non a caso Azzolina ha dichiarato che, in fondo, quello che interessa ai lavoratori e alle lavoratrici è quello che sarà in busta paga, non da dove arriva, e quindi l’aumento contrattuale si misurerà anche sulla base di quanto dato dal governo con la defiscalizzazione degli stipendi (rivelando che questa iniziativa della CGIL, come abbiamo più volte sottolineato come area programmatica, presenta notevoli problemi e contro indicazioni).

Ed infine, proprio in queste settimane sta ripartendo il percorso dell’autonomia differenziata, intorno ad una proposta di legge quadro nelle mani del ministro Boccia che rilancia divergenze e diseguaglianze tra territori e tra le lavoratrici e i lavoratori. Lungi dal garantire i sistemi nazionali di welfare, le procedure ed il sistema di LEP definito da Boccia apre pienamente la strada ad una fortissima diversificazione territoriale dei diritti e dei servizi universali, con effetti pesanti proprio per il mondo dell’istruzione dove arriveremo a 20 sistemi regionali diversi.

E’ quindi evidente che le ragioni della vertenza aperta la scorsa primavera in tutto il settore della conoscenza sono ancora tutte pienamente attuali. Nonostante questo, i principali sindacati della scuola (FLC CISL UIL SNALS e GILDA) si stanno muovendo in maniera ambigua, confusa e maldestra. Dividendo i lavoratori e le vertenze, sottovalutando gravemente la questione dell’autonomia differenziata, spezzando le mobilitazioni, spostandole continuamente di data e configurazione. Si è quindi passati da uno sciopero dei precari previsto al 17 marzo, fuori tempo rispetto all’emanazione dei bandi, ad uno sciopero per i precari il prossimo 6 marzo, ma che non comprende gli altri temi e le altre rivendicazioni oggi oggettivamente in campo.

Uno sciopero, il 6 marzo, tra l’altro oggettivamente in concorrenza con quello internazionale e femminista del 9 marzo lanciato dal movimento NonUnaDiMeno, che intreccia con particolari sensibilità e partecipazione proprio il mondo della conoscenza, come si è evidenziato negli scorsi anni, talvolta anche con la piena partecipazione della FLC. Con una colpevole rimozione da parte della maggioranza FLC della stretta connessione tra precariato della conoscenza e questione di genere.

Per questo riteniamo imprescindibile che lo sciopero della scuola il 6 marzo sia spostato al 9 marzo, intrecciando la mobilitazione di NUDM, e sia generalizzato a tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici, all’insieme del comparto della conoscenza (scuola, università, ricerca e Afam), per un contratto che difenda salari e diritti, per una strutturale stabilizzazione del precariato, contro ogni autonomia differenziata!

RiconquistiamoTutto nella FLC

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