Cd CGIL. L.Scacchi: ora è il tempo della mobilitazione.

Intervento di Luca Scacchi al direttivo CGIL del 3-4 febbraio 2020

[qui il video dell’intervento, dal secondo minuto in poi, senza quindi la prima parte sulla legge di Bilancio]

La relazione di Maurizio ieri è stata una relazione molto ampia, molto articolata, nella valutazione della legga di Bilancio, del governo, della situazione politica e delle elezioni, ma anche con una serie di considerazioni di carattere programmatico e prospettico, come anche con una serie di riferimenti, di osservazioni e di proposte sul lato organizzativo. Io credo che nel dibattito ci sia bisogno di focalizzarsi su alcuni di questi punti, io mi focalizzerò su quattro.

Primo, ovviamente, è la valutazione sulla legge di Bilancio e sul governo. L’ha detto Eliana, fin dall’inizio avevamo una valutazione diversa. Però c’è un punto che sta anche nella relazione di Maurizio. Nel momento in cui si valuta una legge di bilancio è ovvio che si valutano i chiariscuri. Però bisogna anche valutarne l’impianto. E nel discorso di Maurizio c’è tutto quel ragionamento sugli investimenti, sulla mancanza degli investimenti: il problema di questa legge di bilancio è l’impianto, che è un impianto di continuità rispetto all’austerità, i parametri di Maastricht e quanto è imposto dall’Europa, in cui non c’è spazio per una ripresa degli investimenti pubblici. È un impianto di continuità neoliberista. Poi ci possono esser degli elementi di chiaroscuro. Il primo giudizio che la CGIL deve dare, quella CGIL che da dieci anni ha recuperato il piano del lavoro e quindi posto la necessità di uscire dalla crisi a partire da un rilancio degli investimenti pubblici, rispetto a una legge di bilancio che non si pone quel problema e si pone in continuità con l’austerità e con il controllo del deficit, non può esser positivo. Perché c’è un impianto di classe in questa legge di bilancio che è appunto dato da questa continuità.

Lo dico anche a partire dal mio settore, la scuola e l’università, che pure è stata tanta parte del ragionamento di Maurizio e della relazione, sulla centralità della formazione e di una politica per l’istruzione e la ricerca. Questa legge di bilancio e tutte le politiche di questo governo verso scuola e università non sono neutre, non sono deficitarie, sono fortemente negative. Maurizio non l’ha ricordato, ma noi arriviamo ad oggi con un ministro dell’Istruzione e dell’Università che si è dimesso. Forse in maniera un po’ improvvida e facilona, possiamo discutere a lungo sulla caratterizzazione di personalità di Fioramonti. Però si è dimesso denunciando il fatto che l’università italiana non ha i soldi per sopravvivere. Non per rilanciarsi, per andare avanti: non ha i soldi per vivere. Perché sono stati tagliati al settore, in dieci anni, unici in Europa, più di 5 miliardi di euro. Francesco Sinopoli, nel suo intervento, ha fatto un passaggio sul raffreddamento delle relazioni sindacali con il ministero. È stato troppo buono. Abbiamo delle relazioni con i precedenti e con questo ministro, prima con il MIUR e ora con questi due nuovi ministeri, che sono passati da una serie di intese continuamente riviste e peggiorate, continuamente rimesse in discussione e modificate in parlamento, in un clima di sostanziale inaffidabilità. Non è il problema che non ci ricevono al tavolo: al tavolo si va, si firma, ma poi 2/3 settimane dopo succede qualcos’altro rispetto a quello che si è concordato. E siamo alla situazione paradossale che di fatto su una serie di punti, ad otto mesi di distanza, siamo ancora al punto dell’intesa del 24 aprile: cioè il nodo del contratto, il nodo del precariato (non di 24, 48 o 60mila assunzioni, ma di una stabilizzazione oggi messa in discussione) e il nodo dell’autonomia differenziata (su cui oggi non è stato detto niente, ma questo governo sta ancora incubando la bozza Boccia, in cui sulla scuola, sull’università, sulla ricerca come su una serie di altri servizi universali non ci sono garanzie rispetto alla loro diversificazione nei territori).

Ha detto Eliana della nostra valutazione sul cuneo fiscale, sulla defiscalizzazione dei salari e il suo finanziamento in deficit. Io sottolineo un altro elemento: io trovo preoccupante non una risposta del governo, ma una proposta della CGIL. Io chiedo quindi a tutto il direttivo una riflessione in più su una proposta che facciamo e che oggi Maurizio ha ribadito come centrale: la proposta di defiscalizzare gli aumenti salariali. Guardate, la defiscalizzazione degli aumenti salariali se noi la guardiamo nel concreto è un provvedimento regressivo: nel senso che va a favore dei salari più alti rispetto a quelli inferiori. Bisogna poi spiegare ai lavoratori che noi così allarghiamo le differenze all’interno del ventaglio salariale nei diversi posti di lavoro. In un settore come la scuola o l’università, dove abbiamo il personale tecnico con una differenziazione salariale ampia rispetto altre professionalità, non è così facile spiegarlo. Immagino che nelle fabbriche, come nella distribuzione o in altri settori, il problema sia lo stesso. Io su questo chiedo proprio un supplemento di riflessione.

Perché il punto vero, l’ha sottolineato Maurizio, l’ha sottolineato anche l’intervento precedente, è quello dei contratti e della stagione contrattuale. Ci sono stati alcuni rinnovi (bancari, chimici, ecc), ma io credo che la stagione contrattuale mai come oggi si giochi su due contratti: quello dei pubblici e quello dei metalmeccanici. Quello dei metalmeccanici perché arriviamo con un’impegnativa piattaforma di richieste salariali, cercando di rompere alcune rigidità del patto di fabbrica a partire dall’IPCA. Però in questo momento quel rinnovo è fermo al palo e quindi io credo importante sostenere a livello di tutta la confederazione questa battaglia perché lì si gioca una parte importante del futuro salariale di questo paese. I contratti pubblici, perché oltre i problemi che si sono già detti [l’assenza di risorse del governo] partiamo anche con una richiesta nostra che qui rimane nella gabbia dell’IPCA, cioè mentre nei contratti dei chimici e dei bancari abbiamo cercato di redistribuire ricchezza oltre la difesa del potere d’acquisto, nei contratti pubblici rimane il problema di riuscire a fare lo stesso passo. E tra parentesi, a proposito del fatto che vendiamo come aumenti salariali la defiscalizzazione ottenuta in Legge di bilancio, proprio sui pubblici è forte che su questo ci dicano cosa volete? Avete già aumentato il salario con la defiscalizzazione, non chiederete mica una valorizzazione o ulteriori risorse per distribuire ricchezza? Grasso che cola se vi diamo l’IPCA in contratto. E quindi questa manovra rischia di concretizzarsi nello svuotamento di una parte fondamentale del contratto per tre milioni e mezzo di lavoratori e lavoratrici, non poco parte del lavoro dipendente. Allora qui c’è necessità non solo di una riflessione, ma di un’iniziativa in più.

Anche perché, rispetto al discorso di ieri sul quadro mondiale, noi andiamo a un anno che sarà molto difficile innanzitutto in termini economici. Forse se ne è parlato poco, sia nella discussione di ieri sia in quella di oggi. Noi arriviamo da un trimestre di PIL negativo in questo paese, nel quadro di una stagnazione europea, con un’inversione dei tassi americana e un calo della crescita cinese. Rischiamo di avere una recessione alle porte, non solo per effetto dell’epidemia di questi giorni (che comunque non aiuta in questa fase). Ed la prossima manovra di bilancio, a proposito dei 23 miliardi per l’IVA e del loro peso nel determinare quella passata, dovrà scontare 20 miliardi di intervento di recupero e quella successiva 27 miliardi.

Allora, davanti a questa situazione, io credo che noi abbiamo bisogno oggi, questa primavera, di segnare un recupero della mobilitazione. Io sono preoccupato dalla proposta che è arrivata. Perché l’idea presentata da Maurizio di sentire i lavoratori e le lavoratrici, prendendosi 2/3 mesi per tenere un ciclo di assemblee e attivi, bruci quella che è la nostra finestra di intervento e nei confronti del DEF, e nei confronti della dinamica politica. Ora, subito, entro questa primavera, si deve costruire una mobilitazione sui contratti, sugli investimenti pubblici, su una svolta nelle politiche economiche complessive di questo paese.  Sta qui, sta oggi, sta nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Non nel prossimo autunno.

Da questo punto di vista, porre oggi la necessità di un intervento straordinario sulle condizioni del lavoro. Parlava prima Stefano [Malorgio, segretario FILT] dei raiders e delle loro condizioni. Quando si parla di università, capita spesso di parlare dei ricercatori precari, dei cococo, anche ieri è stata richiamata la vicenda della ricercatrice dello Spallanzani. Vorrei segnalare però che tantissimi lavoratori e lavoratrici che prendono 3 euro e mezzo, 4 euro, 4 euro e mezzo all’ora, non stanno solo in Sicilia nei campi o nella grande distribuzione. Stanno dentro l’università italiana. In grandi atenei statali, come Firenze o come Padova. Dove anche un quinto dei lavoratori e delle lavoratrici è in appalto, dagli uscieri alle biblioteche, dai servizi di segreteria agli uffici per i pensionamenti. Ed alcuni di questi prendono quelle cifre. Applicando contratti firmati dalla CGIL, con Direttori generali che ci dicono cosa volete CGIL? Applichiamo contratti esistenti che avete firmato anche voi. Abbiamo allora davvero il problema di rispondere e costruire integrazione rispetto a questi elementi.

Ultima cosa e chiudo.  Io sono vecchio e sono forse anche un po’ vetero. Noi da tempo siamo immersi in una discussione sull’organizzazione. Andiamo verso una conferenza di organizzazione. Abbiamo aperto la discussione su un documento, Il lavoro si fa strada, che prima o poi credo debba anche avere una conclusione, a partire da una discussione di questo direttivo. Maurizio nella sua relazione ha detto però noi dobbiamo anche discutere di programma: avere momenti di approfondimento e ridiscussione programmatica. Io sono vetero, appunto, ma se c’è la discussione organizzativa e insieme c’è anche la discussione programmatica… io non vorrei riaprire il congresso a un anno di distanza. Io penserei sia più utile focalizzarci oggi sulla discussione organizzativa e concluderla. Mi viene da dire, in primo luogo farla, cioè calendarizzare la conferenza di organizzazione, discutere quel documento che abbiamo iniziato a vedere nelle assemblee generali, e poi forse dopo metterci anche a ragionare in termini di programma. Grazie.

Luca Scacchi

 

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