Que viva Chile!

Solidarietà al popolo cileno

L’aumento dei prezzi della metro di Santiago ha fatto esplodere la scorsa settimana un enorme movimento di protesta. Alla manifestazione di venerdì 25 ottobre, solo a Santiago, sono scesi in piazza più di un milione e duecentomila persone in quella che è stata definita “La Marcha más grande de Cile”.
A inizio ottobre il governo ha annunciato l’aumento del costo dei biglietti della metropolitana, con un discorso irricevibile del Ministro dell’Economia Juan Andrés Fontaine: “se volete risparmiare, alzatevi all’alba e prendete la metro prima, fuori dall’ora di punta, a una tariffa più bassa”. In un paese la cui ricchezza è concentrata nelle mani di pochissimi, con un livello di disuguaglianza tra i maggiori del mondo, si chiede al popolo cileno, come se niente fosse, di andare a lavorare due ore prima e di tornare due ore dopo, con la tracotanza di chi il potere è abituato a esercitarlo con l’abuso.
Gli studenti hanno risposto a questo annuncio con proteste pacifiche, alle quali il governo ha reagito con lo stato d’emergenza, il coprifuoco, la violenza dell’esercito e dei carabineros, la violazione dei diritti umani. In poche ore, mentre si faceva fotografare a mangiare la pizza in uno dei locali più eleganti della città, Piñera ha fatto precipitare il Cile nell’incubo dei tempi di Pinochet: ci sono stati 20 morti, 997 feriti, molti gravi, 3126 detenuti, di cui 343 minorenni. Emergono testimonianze di centri di tortura di Stato a Santiago, nella zona di Peñalolen e quello nei sotterranei della metro Baquedano, mentre arrivano notizie inquietanti e drammatiche su violenze e stupri sulle donne arrestate, da parte della polizia cilena. Abbiamo letto in questi giorni di carabineros infiltratisi tra i manifestanti per dar luogo alle violenze.
I giornali cileni hanno descritto un Paese destabilizzato da gruppi sovversivi inferociti, mentre una equipe di giornalisti argentini stava per essere arrestata. La narrazione che è stata fatta da giornali e tv cileni ha fornito una versione in linea con l’idea di Piñera, non con ciò che stava realmente accadendo.
Un milione e duecentomila persone che sfilano non sono però facili da nascondere, come notizia. La repressione non ha scoraggiato la protesta, che anzi si è estesa alle classi popolari, costringendo il presidente plurimiliardario Sebastián Piñera a fare un passo indietro.
Il problema non è, però, soltanto l’aumento dei prezzi della metro, ma l’esasperazione tra la popolazione per un’economia che cresce solo per l’élite del Paese, mentre il salario medio è di 14 mila euro l’anno e le pensioni minime non raggiungono i 400 euro al mese. Il Cile è un Paese sudamericano “ricco”, ma ricco per pochi. In questi giorni, il disagio si è trasformato in rabbia e in rivolta!
Viva il Cile e viva le lotte del suo popolo, che si inseriscono all’interno di una dinamica di ripresa del conflitto e delle mobilitazioni in Americana Latina, contro il neoliberismo, le disuguaglianze sociali, lo sfruttamento e la repressione antidemocratica e poliziesca. E tutta la nostra solidarietà al popolo cileno e ai lavoratori e alle lavoratrici che stanno chiedendo in queste ore lo sciopero generale.
Mercedes Sosa diceva che “todo cambia in este mundo”. Noi speriamo che cambi davvero tutto, a partire dal quel sistema di sfruttamento che concentra la ricchezza del Cile in poche sanguinarie mani.
Pierina Trivero e Eliana Como
“Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento.” (Le ultime parole di Salvador Allende dal Palazzo della Moneda, l’11 settembre del 1973).

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