Nuovo governo, padroni di sempre!

Sullo sciopero del 25 ottobre e le altre mobilitazioni dell'autunno.

In queste settimane, con evidenti contraddizioni e conflittualità nella sua fragile maggioranza, il nuovo governo sta predisponendo la prossima legge di bilancio. Come c’era da aspettarsi, considerando la sua composizione e le principali forze sociali che ne hanno sostenuto la nascita, le politiche di questo governo non sono dalla parte del lavoro.

La legge di bilancio infatti si propone sostanzialmente di riprendere l’impianto neoliberista che ha caratterizzato l’Unione Europea ed i governi italiani dell’ultimo decennio. Infatti, in piena continuità nessuna norma del precedente governo è stata abrogata (nessuna!), come d’altra parte nessuna norma del precedente governo Renzi. Sono invece portate avanti politiche di austerità, dirette ad evitare l’aumento dell’IVA con qualche taglio e grandi annunci sull’evasione fiscale (ma ben pochi fatti concreti, soprattutto contro i grandi evasori). Non ci sono nuove risorse o particolari investimenti (tantomeno sociali), sulle pensioni solo promesse aldilà del mantenimento “sperimentale” e a termine di quota 100, confermando quindi senza nessuna discontinuità la strategia in corso da anni di smantellamento dei servizi pubblici universali (a partire da scuola, sanità e pensioni, che non vedono nessuna svolta); anzi, rilanciandola con l’annunciato (anche se ancora poco chiaro) proseguimento dell’autonomia differenziata. Le politiche economiche del governo salvaguardano cioè, come negli ultimi anni, grandi imprese (industria 4.0), piccoli imprenditori e partite IVA, limitandosi per il lavoro a una defiscalizzazione dei salari, e forse degli aumenti contrattuali, diretti a far pagare i rinnovi contrattuali allo Stato (tagliando servizi e spese sociali) e non ai padroni. Mentre i rinnovi dei contratti del pubblico impiego vengono rimandati al termine del triennio di vigenza, con risorse comunque schiacciate sul semplice riconoscimento dell’IPCA, dando un chiaro segnale per tutta la stagione contrattuale in corso.

Davanti a queste scelte e queste politiche, che confermano come il profilo politico e sociale del nuovo governo rimane contro il lavoro e dalla parte del padronato, sarebbe necessario che la CGIL si alzasse finalmente dal tavolo e riprendesse, con più determinazione di prima, la mobilitazione e la lotta. Sarebbe necessario un contrasto diretto ed aperto, che arrivasse finalmente a coinvolgere l’intero mondo del lavoro in uno sciopero generale. Purtroppo, anche il recente Direttivo nazionale di sabato scorso (convocato anche dopo nostra insistente richiesta), si è concluso senza un voto e senza nessuna indicazione di mobilitazione.

Continueremo a chiedere con determinazione, nei posti di lavoro, nelle categorie e nella CGIL, la ripresa della lotta.
Nel contempo, venerdì prossimo (25 ottobre), larga parte del sindacalismo di base e conflittuale (CUB, SGB, USI, SiCobas, ecc) ha indetto uno sciopero generale nazionale (mentre a Roma si terrà anche uno sciopero generale dei servizi pubblici della capitale indetto da CGIL CISL UIL). Ed altre mobilitazioni sono previste nelle settimane successive, a partire il 9 novembre dal corteo nazionale degli indivisibili e il 29 novembre un nuovo appuntamento di mobilitazione di Friday for Future.

Ci auguriamo che tutte le iniziative oggi in campo possano contribuire allo sviluppo di una ripresa della conflittualità e alla costruzione di un’opposizione del lavoro, un’opposizione di classe, a questo governo. Per questo ci auguriamo che siano in tanti e tante a partecipare alle manifestazioni e agli scioperi di questo venerdì, come alle mobilitazioni del prossimo autunno.

RT!, area programmatica della CGIL

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