Contro le falsificazioni della risoluzione UE, ma anche contro lo stalinismo.

La necessità che la CGIL prenda subito una posizione sulla risoluzione del parlamento Europeo, l’importanza che si distingua nettamente il movimento comunista dalle sue degenerazioni staliniane. Un contributo di alcuni/e compagni/e di RT!  

Foto: Paolo Ravazzoli, dirigente sindacale comunista che si oppose all’autoscioglimento deciso da D’Aragona, Rigola e gli altri componenti della direzione confederale, che dal 1927 al 1930 fu il segretario generale della CGdL clandestina aderente all’Internazionale sindacale Rossa. Espulso nel 1930 dal PCI e dalla CGdL clandestina, in quanto sostenitore con Tresso e Leonetti della critica alle progressive degenerazioni dello stalinismo, e fondatore con loro della Nuova Opposizione Italiana (aderente all’Opposizione di Sinistra Internazionale, area trotskista nel Comintern, dai cui poi si sviluppò la Quarta Internazionale).

Il parlamento europeo nelle settimane scorse ha voluto approvare una risoluzione che pone sullo stesso piano nazismo e comunismo, falsificando la storia, accusandoli tra l’altro di essere alla pari gli unici e determinanti attori dello scoppio della seconda guerra mondiale. Per questo la risoluzione invita a rimuovere i “simboli comunisti”, denuncia il “totalitarismo comunista”, circoscrive e minimizza l’ondata neofascista e neonazista in corso nel continente.

Contro questa risoluzione hanno preso parola diversi esponenti e diverse organizzazioni della sinistra europea e italiana. È mancata purtroppo sino ad oggi quella della CGIL. Consideriamo questo silenzio molto grave e non casuale, inserito saldamente in quella politica unitaria con le burocrazie di CISL e UIL che Landini ha avviato con l’ultimo congresso. Un silenzio cioè diretto a sganciare l’attuale profilo della CGIL dal suo storico campo politico e sociale di riferimento, con cui si rischia di diluire definitivamente quel che rimane di una tradizione classista e del rapporto con il movimento operaio del novecento, le sue lotte e le sue aspirazioni di radicale trasformazione sociale.

In questo quadro, l’appello proposto dai dirigenti nazionali delle aree Ricoquistiamotutto e Democrazialavoro affinchè la CGIL assuma finalmente una posizione è importante. Ma non è sufficiente.

L’Unione Sovietica e l’Armata rossa ebbero un ruolo determinante nella sconfitta del nazismo, al prezzo di 25 milioni di morti. Come i partiti ed i movimenti comunisti ebbero un ruolo essenziale nell’organizzare e condurre la resistenza europea al nazifascismo (dai Balcani alla Francia, dalla limitata resistenza antinazista in Germania al contributo fondamentale che diverse formazioni comuniste hanno dato all’esperienza partigiana in Italia: dalle brigate in montagna ai GAP, da via Rasella all’organizzazione degli scioperi di massa del 1943/44, dalla battaglia di Porta Lame alla Liberazione). Senza dimenticare che furono i governi liberali delle principali potenze imperialiste che sostennero la presa del potere nazi-fascista prima in Italia e poi in Germania (proprio in funzione anticomunista), che accompagnarono l’espansionismo dell’Asse prima con l’Anschluss (febbraio 1938), poi con l’occupazione dei Sudeti e la conferenza di Monaco (autunno del 1938) ed infine ancora nell’agosto 1939, con l’insistente e disperata ricerca di una politica di appeasement diretta a non indebolire una colonna portante dell’isolamento sovietico (come disse Lord Halifax, ministro degli esteri inglese nel novembre 1937 esprimendo simpatia per le rivendicazioni tedesche sull’Austria, i Sudeti e la stessa Polonia: “la Germania è il baluardo dell’Europa contro il bolscevismo”).

Il fatto che il Parlamento europeo rimuova questa elementare verità storica è vergognoso. L’URSS fu allora difesa da larghissima parte dei comunisti e degli antifascisti, compresi i marxisti rivoluzionari. Ed ancora oggi è importante riconoscere e difendere quel ruolo storico, contro ogni oblio e ogni falsificazione. Come riteniamo altrettanto importante riconoscere e difendere il ruolo storico progressivo della rivoluzione d’ottobre e dell’URSS, contro le barbarie della guerra, dell’oppressione imperialista e dello sfruttamento capitalista, per il lavoro e per la liberazione di ogni uomo e di ogni donna.

La difesa dell’Unione sovietica, della rivoluzione d’ottobre, delle sue conquiste e della sua resistenza antifascista, per noi non può però essere assimilata alla difesa dello stalinismo. Proprio la risoluzione del Parlamento Europeo si appoggia esplicitamente sui crimini staliniani per denunciare il “totalitarismo comunista”, cercando confusamente di amalgamare i due concetti [usando a volte il termine stalinismo, a volte quello comunismo]. Come se proprio i comunisti non fossero state le prime vittime dello stalinismo. Come se il regime totalitario di Stalin non avesse realizzato il più grande massacro dei comunisti, in URSS come in molti altri paesi del mondo (dalla Spagna alla Cina). Come se gli imperialismi “democratici” non avessero applaudito a suo tempo allo sterminio staliniano dei comunisti, dalla copertura diplomatica occidentale (innanzitutto USA) dei processi di Mosca alla repressione sanguinosa della rivoluzione spagnola.

Fermo restando che lo stalinismo non è comparabile al nazismo, ai suoi campi di sterminio e ai sui intenzionali genocidi, noi non dobbiamo assolutamente accettare che vengano posti a carico del comunismo i milioni di contadini morti per la furiosa collettivizzazione forzata, il patto Hitler-Stalin o il massacro di settecentomila veri comunisti nelle prigioni e nei gulag staliniano alla fine degli anni trenta. Annegando così nelle distorsioni delle degenerazioni staliniane l’idea stessa del comunismo come progetto di liberazione.

Per questo, come dirigenti e delegati della CGIL, come compagni e compagne di RiconquistiamoTutto, riteniamo fondamentale che nel porre la questione all’interno della Cgil e delle sue strutture si sottolinei sempre con chiarezza il punto della differenza tra comunismo e stalinismo, soprattutto quando la sua confusione è usata proprio per portare avanti operazioni di delegittimazione e repressione delle aspirazioni di radicale trasformazione dello stato di cose presente da parte del movimento operaio.

Rossana Aluigi, Diego Ardissono, Donatella Ascoli, Cristian Briozzo, Sergio Borsato, Vincenzo Cimmino, Stefano D’Intinosante, Francesco Durante, Franco Grisolia, Renato Pomari, Ercole Mastrocinque, Lorenzo Mortara, Elder Rambaldi, Luca Scacchi, Luigi Sorge, Luca Tremaliti, Fidalba Zini.

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