Direttivo CGIL. E.Como. Ma a chi chiediamo discontinuità!

Direttivo nazionale Cgil, 2 settembre 2019. Intervento di Eliana Como

Siamo di fronte a un passaggio politico cruciale e, per questo, credo che avremmo bisogno tra di noi di una discussione diversa da quella che stiamo facendo.

Condivido quello che qui ha detto il segretario generale sul non sottovalutare il comportamento di Salvini di queste ultime settimane. Tra un mojito e l’altro, credo anche io che ci sia lucidità (passatemi il termine visto che riferito a Salvini sembra quasi un ossimoro) in quello che ha provato a fare per tornare alle urne, anche se, palesemente, almeno per ora, gli è finita male.

Il punto però è che noi oggi siamo davanti a un nuovo governo Conte, sostenuto da PD e M5S, con Salvini che raglierà dai banchi dell’opposizione. A me ha fatto paura Salvini (ma anche i vari Pillon, Fontana, Duringon… anzi, passatemi il termine, ma mi fa proprio schifo pensare che Duringon abbia parlato da questo stesso microfono, invitato a luglio a una nostra iniziativa. Come considero un errore grave, di fronte alla deriva autoritaria e razzista di Salvini, aver accettato di andare all’incontro al Viminale. Mi ha fatto paura Salvini (mi fa ancora paura), ma credetemi non sto tanto tranquilla nemmeno di fronte a questo nuovo governo. Con lo stesso Conte degli ultimi 14 mesi. Lo stesso M5S fatto perlopiù da sovranisti, populisti e spesso anche incapaci e quindi inaffidabili. Lo stesso PD che negli ultimi decenni ha determinato con i suoi errori il consenso popolare di Salvini (peraltro, un PD tenuto insieme in Parlamento dei senatori di Renzi, che, rispetto al suo appoggio al futuro governo, ha già tranquillizzato le imprese dal Sole24Ore).

I governi non sono tutti uguali, certo. Noi chiediamo discontinuità, bene. Ma rendiamoci anche conto a chi la stiamo chiedendo. Ho l’impressione che i lavoratori la chiederanno a noi discontinuità e in modo ben più concreto. E non credo che basterà raccontargli che l’Europa ci concede qualche margine di flessibilità in più. Non so se è un lapsus, che nell’introduzione il segretario generale abbia parlato di “politica di austerità diversa”. Temo che i lavoratori non ci chiederanno “un po’ meno di austerità”.

Altrettanto sul salario. Dopo le aspettative determinate (nel bene o nel male, non ci entro) dalla discussione sul salario minimo, non credo che la discontinuità possa risolversi in politiche di defiscalizzazione dei minimi. Penso che dovremmo rispondere piuttosto con politiche rivendicative forti, a cominciare dai tavoli aperti o che si apriranno, nel settore privato quanto in quello pubblico.

I lavoratori ci chiederanno discontinuità sulle pensioni. Avremo un problema su quota 100, perché non è certo l’abrogazione della Fornero, ma per molti è stata una soluzione, perlomeno il mancato adeguamento alla speranza di vita. Dovremmo allora da subito discutere di cosa faremo se il nuovo governo non dovesse rifinanziarla. Non basta dire che noi proponiamo, come ha detto l’introduzione, la pensione di garanzia per i giovani, i lavori usuranti e le agevolazioni per le donne. Peraltro, senza più nemmeno citare la richiesta dei 41 anni (non so se anche questo è un lapsus, me lo auguro).

E ci chiederanno discontinuità sulla sicurezza sul lavoro, su cui non ha fatto niente né il precedente governo, né quello prima ancora. E sulla quale nemmeno il prossimo sta dicendo niente. Su questo dovremmo incalzarli come prima delle nostre priorità, con i 600 morti del 2019 e discussioni al limite del paradossale, come quella di Assolombarda che, vergognosamente, ha proposto in Regione Lombardia il collarino elettronico ai lavoratori come misura contro gli incidenti.

Allora, a me va bene che il nostro segretario sulla stampa richiami alle nostre richieste di sempre: il Jobs act, la Carta dei Diritti, l’articolo 18. Ma lo stiamo di nuovo chiedendo a quelli che le contro-riforme le hanno approvate o, perlomeno, quelli che negli ultimi 14 mesi non le hanno cancellate, al netto di un po’ di propaganda. Quindi, la verità, per me, è che chiediamo discontinuità a chi la discontinuità non la darà.

Diamola invece noi un po’ di discontinuità. Prepariamoci a una grande mobilitazione nel paese, anche se Salvini non è più al governo. Rispondiamo nei fatti a quelli che ci dicevano fino a poche settimane fa che ci mobilitiamo soltanto con alcuni governi e con altri no. Ieri dicevamo “non escludiamo lo sciopero”. Oggi, non so se lo escludiamo, ma non mi pare proprio che lo prevediamo. Parliamo piuttosto di “come far vivere le nostre richieste nella Finanziaria”. Se le parole hanno un senso, mi sa che ci stiamo già riposizionando. E questo secondo me è un errore.

Peraltro, dalla introduzione di oggi mancano i due temi centrali su cui si misurerà la discontinuità del prossimo governo: l’autonomia differenziata (su cui si gioca la difesa stessa del welfare pubblico e universale) e i due decreti sicurezza. Non basta che tutti, come è giusto e ovvio, ci richiamiamo al nostro antirazzismo. Dobbiamo mettere come priorità la cancellazione dei decreti sicurezza, sia sugli aspetti legati all’immigrazione, sia a quelli sull’ordine pubblico. L’introduzione a questo direttivo non può tacere proprio su questo o darlo per scontato, perché scontato non è. Con Di Maio che li rivendica, Zingaretti che ha già detto “facciamo almeno le modifiche che ha suggerito Mattarella (come se questo bastasse!) e Conte che li ha firmati entrambi e che ha benedetto ogni singola chiusura dei porti ai migranti in questi ultimi 14 mesi.
Da questo punto di vista, l’endorsement a Conte da parte del segretario generale sulle pagine del Corriere di qualche giorno fa, io proprio non l’ho condiviso e non ho nemmeno capito che necessità ci fosse di farlo.

Infine, soltanto un’ultima considerazione. Ci siamo (forse) liberate di Pillon, ma non della cultura sessista e omofoba di questo paese né tanto meno della violenza contro le donne e delle loro discriminazioni. Quindi non abbiamo una ragione in meno, ma casomai una in più per mantenere la mobilitazione delle donne che abbiamo condiviso per il 28 settembre. È quindi un fatto positivo che venga mantenuta, indipendentemente dall’agenda politica e dal nuovo governo.

Eliana Como

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