Quando la repressione arriva a scuola.

Solidarietà alla professoressa Dell’Aria e agli studenti di Palermo.

Il clima oramai si è fatto davvero irrespirabile. Scosso dalle contraddizioni tra i partner di maggioranza, indebolito dai fallimenti delle sue politiche economiche (da quota 100 al reddito di cittadinanza), sorpreso dall’emergere di un’opposizione primaverile (i cortei di marzo, contro il razzismo, per i diritti delle donne, per la difesa dell’ambiente, contro le grandi opere e contro le politiche bigotte sulla famiglia), di fronte al riaffacciarsi della recessione e di nuove possibili crisi finanziarie, questo governo reagisce alzando il suo profilo autoritario e repressivo.

Non solo nelle parole. Cioè non solo nelle dichiarazioni o con il definitivo sdoganamento politico ed istituzionale di forze squadriste e neofasciste (a partire dalla pubblicazione con la casa editrice di Casapound del nuovo libro intervista al Ministro dell’Interno).

Anche nei fatti. Basti pensare agli ultimi atti di questo governo. L’approvazione della nuova legge che estende quasi illimitatamente il concetto di autodifesa. La chiusura dei porti e il sequestro delle navi che soccorrono i naufraghi. La proposta di un nuovo e ancor più reazionario decreto sulla sicurezza. L’ondata di sgomberi e la rinnovata presenza della polizia nelle piazze e davanti le scuole (sotto il segno della nuova ed ennesima stupida campagna antidroga). I vigili del fuoco spediti a togliere ogni traccia di dissenso nei comizi e nelle strade attraversate dal Ministro.

In questi giorni è arrivato un ulteriore salto di qualità. Dopo che un giornalista ha rilanciato la notizia dell’accostamento tra Salvini e le leggi razziali in un’esperienza formativa di una scuola di Palermo (la presentazione di alcuni elaborati collettivi tra 4 classi di un’istituto superiore), dopo che un sottosegretario ha sollecitato l’immediato intervento, abbiamo visto un’insegnate sospesa per 15 giorni senza stipendio e la Digos entrare nelle aule per interrogare gli studenti.

Facciamo fatica a capire cosa sia più grave. Se la scientifica repressione che ha colpito l’insegnante per “omessa vigilanza”, che interviene (con un’interpretazione creativa di regolamenti e contratti) sulla libertà di docenza e il diritto di opinione degli studenti coinvolti. O se l’intervento della polizia politica (questa è infatti la DIGOS) dentro le aule di un’istituzione educativa, per investigare sulle opinioni espresse … durante una prova scolastica. La polizia politica cioè che si occupa di investigare da una parte sulle opinioni private dei soggetti coinvolti, dall’altra su quanto viene svolto all’interno delle lezioni, nell’ambito di esperienze didattiche e di studio.

Ci conforta, proprio in queste ore, la reazione di massa che questa repressione stupida e insensata ha trovato. A Palermo, nella scuola coinvolta ed in tutta la città. Nel paese, tra tutte le forze sindacali, gli insegnanti, le scuole e le università, ma anche tra tanti cittadini e cittadine che ritengono tutto questo ingiustificabile e pericoloso.

Per questo si devono ritirare immediatamente i provvedimenti disciplinari nei confronti della prof.ssa Dell’Aria e le istituzioni coinvolte devono scusarsi con lei e con gli studenti. Questi atteggiamenti e questi comportamenti non posso esser più tollerati: devono esser individuati i responsabili negli uffici del Ministero dell’Istruzione e nelle forze di polizia. Ora, subito, prima che questa diventi la nuova normalità dello Stato italiano.

Per questo siamo oggi in piazza con gli studenti e le studentesse di Palermo. Per questo riteniamo importante una mobilitazione non solo della categoria, ma di tutto il sindacato in difesa del diritto di opinione e  dell’inviolabilità della libertà di docenza, per far uscire subito le forze di polizia da ogni scuola del paese.

#Riconquistiamotutto

 

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