Il leone, la talpa e le formiche: organizzare il lavoro nella Valle d’Aosta in crisi

Documento alternativo presentato al XVIII congresso CGIL Valle d’Aosta

Il XVIII congresso CGIL si è aperto con due documenti, che rappresentano due diversi programmi sindacali. “Il lavoro è”, largamente maggioritario sul piano nazionale, racchiude in sé diverse declinazioni e interpretazioni della linea, come evidenziato anche nella discussione sulla candidatura a segretario generale. “Riconquistiamo tutto!”, che nel nostro territorio ha superato il 13% dei consensi, ha tracciato il profilo di un’altra pratica sindacale: di classe, indipendente, democratica e conflittuale. La CGIL è un sindacato che ha sempre riconosciuto la pluralità delle sue matrici politiche e programmatiche. Le altre confederazioni, come i soggetti politici legati al mondo del lavoro, in questi anni hanno invece visto prevalere una logica maggioritaria, centrata sulla figura del singolo leader del momento, che ha ridotto il confronto interno e uniformato l’organizzazione sull’impostazione programmatica prevalente. Allora, riteniamo importante riconfermare la tradizione plurale e democratica della CGIL, capace di riconoscere il confronto e includere al proprio interno diverse articolazioni e sensibilità, anche in forma organizzata. A partire quindi dal riconoscimento, dai diritti e dalle agibilità delle eventuali aree programmatiche.

Le elezioni del 4 marzo hanno segnato per l’Italia un cambio di fase. Dopo diversi mesi di complesse trattative, Lega e 5 Stelle hanno dato vita ad un governo reazionario. In reazione ad una gestione liberale della crisi (difesa della globalizzazione e del sistema bancario; austerità e superamento dello Stato sociale; precarietà e flessibilità del lavoro, rendendolo un variabile dipendente delle esigenze produttive), i risultati elettorali hanno infatti consegnato a queste due diverse formazioni una larga maggioranza. Si è cioè determinata una saldatura tra le classi subalterne e questi movimenti politici reazionari. Lega e 5 Stelle, infatti, pur essendo differenti e con radici in diversi gruppi sociali, propongono entrambi una rappresentazione comunitaria della realtà, in cui sono cancellate le differenze di classe. Il nuovo governo sta quindi imprimendo una svolta autoritaria (dai profughi al Decreto sicurezza, dall’ordine pubblico al DDL Pillon), cercando di affermare una diversa gestione capitalistica della crisi (autonomie rafforzate; ricostruzione di una politica protezionista e interventista; controllo e disciplinamento sociale anche attraverso il reddito di cittadinanza). Così si rischia la disarticolazione di diritti e condizioni del lavoro. con un ulteriore aumento dello sfruttamento, nel quadro di una compressione democratica. Non solo. Il governo sta conducendo queste politiche con provvedimenti di grande impatto comunicativo (da quota 100 alla legittima difesa, dalla repressione di zingari e migranti al conflitto con la UE, dal reddito di cittadinanza al conflitto con Autostrade), capaci di modellare rappresentazioni e speranze delle classi subalterne, consolidandone quindi il consenso. Per questo è urgente una reazione. La Cgil, con milioni di iscritti e centinaia di migliaia di delegati/e, deve uscire dall’immobilismo e costruire un’opposizione di massa a queste politiche ed a queste pratiche, riaffermando anche nel conflitto l’autonomia del lavoro e facendolo diventare nuovamente il baricentro delle classi subalterne di questo paese.

La Valle d’Aosta sta attraversando da dieci anni una lunga e difficile transizione. Si sta consumando l’equilibrio economico e sociale che ha caratterizzato la Valle dai primi anni ottanta: un bilancio pubblico imponente, grazie all’autonomia finanziaria; un sistema produttivo concentrato su metalmeccanica ed edilizia; un comparto turistico di piccole e piccolissime imprese. Un’erosione accelerata dalla lunga depressione del 2007/08, dalla quale la VdA e l’Italia non è ancora sostanzialmente uscita (in un contesto mondiale segnato da profondi disequilibri, aspre competizioni e conflittualità accentuate). I vecchi meccanismi di regolazione centrati sul protagonismo della Regione, diretto ed indiretto, si stanno spegnendo: per la rilevante riduzione delle risorse a disposizione (oltre il 40% del bilancio rispetto a dieci anni fa), per la concentrazione e quindi la fragilità delle fonti di entrata (pensiamo ad Heineken: un sistema sociale fondato sulla birra, e sulla birra di una sola azienda, non ha particolare solidità); per i costi delle inerzie e del passato (dal Casinò all’aeroporto), per la contrazione degli altri settori economici (crisi industriali diffuse).

In questo passaggio, sta crollando il vecchio equilibrio politico, anche di matrice clientelare, centrato sui partiti autonomisti. Da una parte l’Union Valdôtaine ha conosciuto ripetute frammentazioni (Valle d’Aoste Vive, Renouveau Valdôtain, ALPE, UVP, Mouv, PNV, ecc), con successive parziali riaggregazioni e la perdita della maggioranza assoluta. Dall’altra si tenta di perpetuare quel sistema su scala ridotta, con un minor impatto e maggiori contraddizioni, o in forma parossistica (dalla metropolitana al nuovo ospedale, dal campus all’inceneritore). Senza dimenticare che questo sistema, nonostante gli ampi investimenti (spesso a casaccio, come per il trenino di Cogne) e le sue pratiche distributive, ha bloccato lo sviluppo (ad esempio i collegamenti ferroviari) e mantenuto significative sacche di disuguaglianza (nonostante un PIL pro-capite tra i più alti del paese, nonostante la scarsa disoccupazione, i tassi di povertà assoluta e relativa non sono mai stati particolarmente bassi mentre la dispersione scolastica è sempre stata particolarmente alta). Limiti e divari che ora la crisi economica e la significativa riduzione di risorse pubbliche rischiano di far esplodere.

Nel contempo, nei soggetti che si candidano alla successione si innestano confusamente interessi diversi, a partire da quelli di specifici settori della piccola e media borghesia professionale, commerciale o industriale della Valle. In questa confusione, viene spesso avanzata la prospettiva di rilanciare anche nel nostro territorio uno smantellamento indiscriminato dei meccanismi di redistribuzione del reddito (a partire dall’occupazione in Regione) o un’estesa privatizzazione dei servizi pubblici. Come viene proposto l’obbiettivo di indirizzare allo sviluppo di nuovi processi di valorizzazione le risorse accumulate dalla Regione o i patrimoni comuni del territorio (dall’ambiente ai servizi strutturali, dalla CVA alle infrastrutture). O infine, emerge talvolta la visione di un nuovo sistema economico basato sostanzialmente sul turismo e la piccola imprese artigiana, senza rendersi conto dei costi sociali e occupazionali di quel modello. Tutte ipotesi che incrementano il rischio di un’ulteriore compressione dei diritti, dei salari e delle condizioni di lavoro.

Il vento reazionario che soffia nel paese è arrivato anche da noi. Anche se con minor forza e ampiezza: nonostante il successo della Lega, la nuova Giunta Regionale è solo parzialmente omogena al governo nazionale, incerta nei numeri e fragile negli assetti. Una Giunta sempre in bilico, caratterizzata da un vuoto di prospettiva e di intervento. Le congiure di palazzo e l’annuncio di prossimi ribaltoni (sinora mai concretizzati), rimangono centrate sulla ricostruzione di un nuovo blocco autonomista (più o meno in relazione con la Lega), che rischia solo di far emergere il passato e le sue pratiche socialmente paralizzanti. Uno stallo politico e sociale che rischia di riproporsi anche con nuove elezioni.

In questo quadro instabile ed incerto, allora, anche in Valle d’Aosta diventa urgente la ripresa di un’iniziativa della CGIL. Il mondo del lavoro deve scendere in campo, saper difendere i suoi interessi e la sua prospettiva di cambiamento, in questi tempi oscuri in cui il vecchio il vecchio muore ed il nuovo non può nascere, in un lungo interregno in cui si verificano i fenomeni morbosi più svariati.

Per questo, si ritiene fondamentale che la CGIL della Valle d’Aosta lanci una vertenza generale, verificando il possibile coinvolgimento di CISL UIL e SAVT, ma in ogni caso procedendo oltre, se non se ne verificano le disponibilità. Una vertenza generale in cui definire punti di vista, richieste, rivendicazioni e prospettive del lavoro in Valle d’Aosta. Una vertenza generale in grado di rilanciare il ruolo ed il senso di un sindacato generale, in grado cioè di ricomporre in un unico fronte i diversi settori, le diverse esigenze e le diverse condizioni del lavoro. Una vertenza generale, soprattutto, costruita con il diretto coinvolgimento di lavoratrici e lavoratori, a partire dall’organizzazione di assemblee in tutte le imprese e gli uffici, per discutere la sua piattaforma, oltre che con l’organizzazione di assemblee di delegati/e di settore, di territorio e infine a livello regionale, per definirla. In questo percorso, si ritiene importante sviluppare alcuni punti: 

  1. La difesa e lo sviluppo della democrazia sindacale. In una fase di crisi della democrazia e rappresentanza, serve in primo luogo una Cgil che faccia della democrazia e della partecipazione prassi quotidiana. Le mobilitazioni e le scelte devono essere discusse sempre nei posti di lavoro. Ogni piattaforma e ogni accordo devono sempre essere vincolati al voto dei diretti interessati, senza mai mettere in discussione diritti universali e indisponibili. Un voto libero, con modalità uniformi e segreto. La democrazia, infatti, e in primo luogo dei lavoratori e delle lavoratrici, non una disponibilità delle organizzazioni sindacali. In questo quadro, è inconcepibile che i lavoratori e le lavoratrici del Comparto Unico (e quelli a cui si applica questo contratto di primo livello), oltre 5000 in Valle d’Aosta, non abbiano mai eletto delle proprie rappresentanze sindacali. Da anni è stato siglato un accordo che istituisce le RSI (sorta di RSU, con elementi peggiorativi nella misurazione della rappresentanza), che è persino scaduto ed è stato rinnovato, senza che i dipendenti pubblici della Valle d’Aosta abbiano potuto eleggere le proprie rappresentanze e pesare democraticamente il consenso delle organizzazioni sindacali. Tale stallo è indegno e non è più sopportabile. Per questo la CGIL tutta, e non solo la FP, si deve fare garante di convocare al più presto, entro la primavera del 2019, le loro elezioni (come quella degli RLS). 
  1. La difesa dei lavoratori e delle lavoratrici nell’industria 4.0. L’automazione sta ristrutturando produzioni e servizi, combinando nuova tecnologia e vecchio sfruttamento. Certo, in alcune realtà si smonta la rigidità dei movimenti e si riduce la fatica. Pero ovunque si rafforza il comando dell’impresa, con l’installazione di sistemi che mandano informazioni continue su cosa fare e quando farlo. Ogni cambiamento è quindi diretto a intensificare i ritmi di lavoro, più che ad alleviare lo sforzo o aumentare l’autodeterminazione. Questi processi si stanno diffondendo anche nella nostra regione, dai nuovi sistemi di monitoraggio della Cogne alla digitalizzazione del pubblico impiego. Come sindacato confederale è quindi importante stimolare e coordinare un’azione tra le diverse categorie, volta a contrastare il controllo esclusivo dell’organizzazione da parte del datore di lavoro, a garantire i diritti, a evitare l’intensificazione dello sfruttamento e la perdita di posti di lavoro. In questo quadro, ma anche se non soprattutto in relazione alla perdurante crisi, è importante dispiegare realmente in tutta la contrattazione (nazionale, aziendale e territoriale) l’iniziativa per una redistribuzione globale del lavoro tra chi ce l’ha, chi non ce l’ha, chi ne ha troppo e chi ne ha poco, con una riduzione generalizzata degli orari, a parità di salario, per l’occupazione e la qualità del lavoro. 
  1. L’urgenza di sviluppare una nuova politica salariale, per garantire non solo la reale difesa del potere d’acquisto, ma aumenti stipendiali in grado di contrastare le crescenti diseguaglianze (quelle sociali complessive e quelle nel lavoro, tra generi e tra contratti diverse), redistribuendo la ricchezza prodotta. Una vertenza salariale che è tanto più urgente in Valle d’Aosta, soggetta in questi anni alle crisi industriali, alla disoccupazione e al degrado delle condizioni lavorative, a partire da quelle salariali, in tanti comparti, dal turismo ed edilizia. Una realtà che comprende anche i lavoratori e le lavoratrici dei settori pubblici regionali: pur avendo per l’Autonomia salari storicamente più alti per l’indennità di bilinguismo, questi settori hanno conosciuto anche una storica insufficienza di contrattazione di secondo livello, a partire dalle PEO, come una diffusione di precariato e appalti (azienda di servizi e cooperative sociali), che hanno inciso profondamente anche sui loro salari, oltre che sulle loro condizioni lavorative. 
  1. La difesa del welfare pubblico ed universale, contrastando quello contrattuale. Il welfare contrattuale (sanità e previdenza integrativa; benefit e buoni spesa), infatti, crea una diversificazione di diritti sociali e di reddito tra lavoratori, aziende e territori; taglia una parte del salario globale (riducendone la componente indiretta dei contributi pensionistici, TFR e tredicesima); si pone in diretta concorrenza con il welfare pubblico per quanto riguarda la sanità e la previdenza, spingendo i beneficiari a rivolgersi al settore privato invece che a quello pubblico, logorato da tagli e privatizzazioni. Per questo si ritiene inopportuno l’inserimento di ogni forma di welfare nel contratto di primo livello del comparto unico della Regione Valle d’Aosta, come in ogni altro contratto o accordo aziendale. Se un sostegno deve esserci, è ai servizi pubblici (a partire dal SSN e la USL). Per questo la CGIL della Vda deve impegnarsi a difendere il welfare pubblico, che rappresenta una garanzia di eguaglianza e universalità: servizi che in questi anni si stanno oltretutto degradando, dalla scuola alla sanità, anche per i costi e le particolarità del territorio. 
  1. Difesa dell’ambiente. La Valle d’Aosta, nonostante le particolarità uniche del suo territorio, dalle montagne alle acque, non ha mai visto la sostenibilità ambientale al centro del suo sviluppo. Nel passato, per l’intenso sfruttamento agricolo, forestale e minerario, in uno stato di necessità economica. Poi, per uno sviluppo centrato sui traporti (autostrada, trafori e TIR), l’industria pesante (a partire dalla Cogne, che con i suoi fumi ha ancora un impatto significativo sulla plaine), il turismo di massa (Pila e Cervinia). Una politica che ancora recentemente si è provato a perpetuare, con l’ipotesi di un inceneritore per la produzione di energia elettrica (per fortuna respinto da referendum). Difendere in questa transizione difficile un nuovo modello di sviluppo ambientalmente sostenibile è quindi una priorità della CGIL valdostana, a partire dal rifiuto della logica delle grandi opere in Valle e fuori dalla Valle: per questo si ritiene opportuno l’adesione della CGIL della Valle d’Aosta al corteo NoTav del prossimo 8 dicembre a Torino.

Questa iniziativa generale dovrà vedere in campo la CGIL anche sui temi cruciali della difesa della democrazia e dell’uguaglianza, contro ogni politica xenofoba e razzista, contro la diffusione di iniziative e movimenti di carattere neofasciste. Sostenendo in primo luogo sul territorio lo sviluppo di reti e fronti comuni, contrastando puntualmente nelle piazze la penetrazione neofascista (dal neo consigliere comunale di Aosta alle nuove sedi di Casapound), come opponendosi a tutte le ambiguità istituzionali nei loro confronti (vedi i comportamenti del neoconsigliere dell’Università della Valle d’Aosta).

Sulla base di questi indirizzi e queste priorità, svilupperemo quindi la nostra prassi sindacale, nel quadro della chiarezza delle posizioni, del libero confronto, di una leale appartenenza e anche di un’attiva collaborazione per la difesa del lavoro e lo sviluppo CGIL in Valle d’Aosta.

Luca Scacchi, Michelina Cottone, Valter Manazzale, Elena Martis, Francesco Lucat.

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