Sul congresso CGIL di Roma e Lazio

Comunicato del coordinamento del documento congressuale “Riconquistiamo tutto!” nella Cgil di Roma e Lazio

Le  assemblee congressuali di base della Cgil di Roma e Lazio hanno fatto registrare un totale di 1761 voti al documento alternativo “Riconquistiamo tutto!”, una base di consenso importante e da cui vogliamo partire per la ricostruzione di un’area di opposizione in Cgil nella prossima fase, contribuendo al dibattito interno al sindacato nei direttivi delle categorie e dei territori in cui siamo presenti, ma soprattutto costruendo pratiche sindacali conflittuali nei luoghi di lavoro della nostra regione, perché la classe lavoratrice riconquisti protagonismo e capacità di autorganizzazione più che mai necessari in questa fase storica.

Tra i lavoratori della conoscenza si è registrata un’affermazione importante del secondo documento, che ha aumentato i voti assoluti di oltre un terzo passando dai 263 di quattro anni fa ai 346 di quest’anno, passando da una percentuale del 3,9% al 6,2%.

Tuttavia a livello confederale il risultato delle assemblee di base segna un calo significativo dei consensi in termini di voti assoluti rispetto al congresso Cgil di quattro anni fa, dovuto a molteplici fattori, di cui i più importanti sono a nostro avviso due:

Il primo fattore riguarda un deterioramento della coscienza di classe, conseguente ad un peggioramento dei rapporti di forza sociali, per cui oggi la maggior parte delle lavoratrici e dei lavoratori si trova in condizioni sempre più ricattabili sul proprio posto di lavoro, ed esprime quindi una minore disponibilità alla mobilitazione. L’unica soluzione a questo problema, per cui continueremo a spenderci e su cui continueremo a sollecitare tutta la Cgil, è la lotta sui posti di lavoro per riconquistare i salari e i diritti che ci sono stati tolti in questi anni.

Il secondo fattore consiste nell’indebolimento dell’area sindacale “Il sindacato è un’altra cosa” in questi quattro anni nel nostro territorio, a fronte dei pesanti attacchi burocratici della maggioranza del gruppo dirigente della Cgil, in particolare in alcune categorie come la Fiom, che sono culminati nella revoca del distacco sindacale per l’ex portavoce nazionale dell’area Sergio Bellavita. Questo ha portato diverse compagne e compagni ad abbandonare, a nostro avviso sbagliando, la Cgil nel corso degli ultimi anni, ed altri che avevano incarichi di funzionariato in Cgil, a tornare a sostenere il documento di maggioranza, per paura di dover subire la stessa sorte dell’ex portavoce, non prima di aver innescato all’interno dell’area discussioni demoralizzanti e distruttive. Il congresso è stato quindi affrontato da un piccolo gruppo di compagne e compagni tutti in produzione, che materialmente era impossibilitato a presentare la proposta del documento alternativo nella maggior parte delle assemblee di base.

Se questi fattori spiegano in gran parte il calo dei voti per il secondo documento congressuale, non giustificano però la percentuale estremamente bassa (1,3%) rispetto al totale dei voti dalle/gli iscritte/i alla Cgil di Roma e Lazio, così come sono stati certificati a maggioranza dalla commissione congressuale regionale.

I nostri rappresentanti nelle commissioni congressuali hanno votato contro la certificazione di gran parte dei risultati congressuali, ritenendo non verosimili quei dati, in particolare in alcune grandi categorie (lo Spi, la Filcams, la Fillea, la Funzione pubblica) e in alcune camere del lavoro (specialmente in quella di Frosinone – Latina) in cui si sono verificati diversi episodi di irregolarità, contro le quali sono stati presentati ricorsi che puntualmente venivano rigettati a maggioranza (l’impedimento alla partecipazione del rappresentante del secondo documento in alcune assemblee, lo svolgimento di assemblee in cui avrebbero votato il 100% degli aventi diritto in locali che non avrebbero potuto contenere tutte quelle persone, lo svolgimento di assemblee in aziende chiuse da tempo, la mancata comunicazione degli orari e dei luoghi di apertura del seggio ai rappresentanti del secondo documento)  o si sono adottati metodi di votazione assurdi, tenendo aperte le urne fino a quattro giorni dopo l’assemblea o adottando la pratica dei seggi “itineranti”, il che ha significato l’impossibilità di un controllo sulla regolarità delle votazioni. Nella camera del lavoro di Frosinone – Latina il presidente si è rifiutato di integrare un rappresentante del secondo documento, rendendo impossibile un controllo sulle operazioni congressuali. Ai rappresentanti del secondo documento spesso sono state negate anche le agibilità minime (permessi sindacali e rimborsi per i viaggi) per poter coprire le migliaia di assemblee sul territorio regionale.

Queste pratiche non sono nuove nella Cgil di Roma e Lazio, tant’è che la percentuale dei consensi al secondo documento era su un livello molto basso anche quattro anni fa (era il 2,3%), ed evidentemente gli auspici espressi dal segretario generale all’inizio del percorso congressuale di mettere fine al malcostume democratico interno al sindacato non hanno avuto alcun seguito. Così l’importante calo della partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori che abbiamo constatato nelle assemblee in cui hanno partecipato i/le rappresentanti del secondo documento (assemblee spesso deserte, addirittura neanche convocate in alcuni importanti posti in cui lavorano centinaia di lavoratori e lavoratrici, come in molti centri commerciali) non è stato registrato fedelmente dal dato ufficiale sui votanti (che comunque sono undicimila in meno rispetto a quattro anni fa, circa il 7,3%). La sfiducia delle lavoratrici e dei lavoratori rispetto all’azione sindacale è risultata palese anche dal tono dei dibattiti ed è stata cavalcata dai rappresentanti della maggioranza che rispondevano alle nostre proposte di rimettere il sindacato su una strada di conflitto e di indipendenza di classe, dicendo che i lavoratori non sono disponibili a lottare. Ma così si rischia di perdere il senso stesso dell’organizzazione sindacale, da cui solo può partire una inversione di rotta rispetto ai pessimi rapporti di forza tra le classi in Italia.

La modalità con cui si è svolto il congresso della Cgil di Roma e Lazio rischia di approfondire la distanza del sindacato con i lavoratori e le lavoratrici. Le pratiche democratiche e di trasparenza sono per noi fondamentali non tanto per garantire i diritti di una minoranza congressuale, quanto per ricostruire un rapporto di fiducia e di possibilità di vera partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori al sindacato.

Per questo continueremo a batterci nei prossimi anni all’interno della Cgil e nei posti di lavoro in cui siamo presenti, per ricostruire anche a Roma e nel Lazio un’area sindacale antiburocratica e conflittuale

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