La necessità di una ripresa delle lotte, i rischi di un autunno freddo.

Sulle mobilitazioni dell'autunno

Anche quest’autunno si sta caratterizzando per le impasse e le divisioni del mondo del lavoro, dei movimenti e delle opposizioni sociali. Da una parte, la CGIL, come tutti gli ultimi anni, si astiene da ogni reale iniziativa e anche solo dall’idea di uno sciopero generale, presa come sempre dalla unità con CISL-UIL e dalle proprie diatribe interne sui futuri assetti dei gruppi dirigenti che usciranno dal congresso. Dall’altra, si accavallano varie mobilitazioni, ma senza un reale percorso di generalizzazione della lotta. Un quadro, che sembra ripetere la dinamica degli ultimi anni, trascinando la sinistra politica e sociale sempre più nell’irrilevanza.

Con la differenza che questo autunno, si apre sul consolidamento del nuovo governo, Lega e 5Stelle. Un governo con un ampio consenso sociale, anche tra le classi subalterne, ma fortemente reazionario, sebbene abbia una diversa gestione capitalista della crisi rispetto ai precedenti governi tecnici e del PD, legata in particolare al capitale nazionale e alla piccola impresa.

È questa la cifra dei provvedimenti di Salvini e Di Maio, dal decreto dignità a quello sicurezza, dalle politiche contro i migranti a quelle di bilancio. Si segna una discontinuità con il passato, ma per difendere interessi diversi da quelli del lavoro e delle classi popolari: si abbattono le tasse a piccole imprese, professionisti e artigiani; si ripropone un nuovo grande condono (pace fiscale) per chi in questi anni ha evaso e eluso; si progetta una ripresa degli investimenti in partenariato pubblico-privato (cioè nuove occasioni per usare denaro pubblico a favore delle poche imprese nazionali del settore). Anche i provvedimenti apparentemente “popolari” (reddito di cittadinanza e “quota 100”) rischiano di essere l’ennesima fregatura per lavoratori e lavoratrici. Da un lato, il reddito di cittadinanza assorbirebbe gli altri ammortizzatori sociali, costringendo a un precariato intermittente di mini-jobs obbligatori a bassi salari. Dall’altro, la revisione della Fornero, che sarebbe comunque in maniera flessibile e non metterebbe in discussione gli automatismi sulla speranza di vita, rischia di esser pagata con una totale applicazione del contributivo (tagliando quote rilevanti delle prossime pensioni) o con una revisione dei coefficienti (che abbasseranno le pensioni di tutti/e). Infine, ma non ultimo per importanza, questo governo sta rilanciando in forma inedita e violenta politiche repressive e razziste. Rivendica esplicitamente, e generalizza, quello che Minniti aveva iniziato a fare (dall’ecatombe dei respingimenti in mare al sostegno dei campi di concentramento in Libia). Sostiene e diffonde campagne xenofobe, culture intolleranti, politiche discriminatorie e repressive (come per esempio con l’articolo 25 del decreto Salvini, che, rendendo il picchettaggio stradale reato penale, colpisce quel ciclo di lotte della logistica che sta provando a limitare arbitrio e abusi in un settore centrale del nostro sistema produttivo).

Per questo è sempre più necessaria e urgente la ripresa e la generalizzazione delle lotte. Contro questa nuova politica reazionaria e proprio di fronte al suo consenso di massa, è necessario sviluppare la mobilitazione, fino allo sciopero generale. Per questo ci siamo impegnati e ci impegneremo nel congresso CGIL per tornare ad una logica e una pratica del conflitto. E per questo ci impegneremo nei posti di lavoro e nelle assemblee per tentare di recuperare il ritardo della CGIL.

Ci auguriamo che tutte le iniziative oggi in campo possano contribuire allo sviluppo di una ripresa della conflittualità e alla costruzione di una opposizione al governo: da quella degli studenti (già scesi in piazza qualche giorno fa) a quella del movimento femminista di NUDM contro l’attacco al diritto all’aborto e il decreto Pillon, dalle tante manifestazioni contro le politiche razziste e discriminatorie di questo governo (compreso il lancio in questi giorni di una giornata di lotta per il prossimo 10 novembre) allo sciopero di CUB, S.I. COBAS, SGB, Slai Cobas e USI del 26 ottobre (di cui riteniamo giuste le ragioni e le piattaforme). Per questo ci auguriamo che siano in tanti e tante a partecipare a queste manifestazioni e in tanti e tante a decidere di aderire allo sciopero. Altrettanto, chiederemo alla Cgil di mettere in campo una reale mobilitazione, fino allo sciopero generale, su rivendicazioni chiare e senza alcuna subalternità alla linea di ‘opposizione’ del PD.

È necessaria, oggi più che mai, una spinta dal basso che costringa il movimento sindacale a uscire dal pantano e a lottare sul serio, non solo non cambierà mai nulla, ma rischia di avanzare con sempre maggior forza una destra sociale razzista, sovranista e violenta.

sindacatoaltracosa – OpposizioneCGIL / #riconquistiamotutto!

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