Cronaca di un congresso di base

Lettera aperta su un'assemblea precongressuale FIOM in Toscana - Di Giusi Di Pietro (CdR FIOM Toscana)

Alle iscritte e agli iscritti Fiom e Cgil

Al Comitato Direttivo Fiom Toscana

Al Segretario della Fiom Toscana Massimo Braccini

 

Care Compagne, Cari Compagni, mi sento di condividere con voi queste mie riflessioni.

Circa due settimane fa mi sono recata presso una Camera del Lavoro della Toscana come presentatrice del documento “Riconquistiamo tutto!” per una assemblea di zona Fiom. Coinvolte cinque, mi pare, piccole aziende, per un totale di 12 lavoratori iscritti (tutti uomini). Ora di inizio fissata dell’assemblea: le 17.

Al mio arrivo in CdL, conosco il funzionario Fiom presentatore del documento “Il lavoro è” nell’assemblea in questione, il quale mi informa che gli iscritti coinvolti escono da lavoro alle 17, quindi ci sarà da aspettare. Nel frattempo inizia a chiamare tali lavoratori per sentire chi viene: lui è il funzionario che segue le loro vertenze di fabbrica.

L’assemblea inizia con 30-40 minuti di ritardo, sono presenti 4 lavoratori.

Dopo aver spiegato ai lavoratori cosa è il congresso (per loro è la prima volta) ed espletati gli obblighi da Regolamento, avviene la presentazione dei due documenti e poi gli interventi dei lavoratori.

Durante la discussione, due di loro dichiarano che voteranno per il documento “Riconquistiamo tutto!” (faccio loro presente che il voto è segreto).

All’atto della votazione, per garantire la segretezza e la discrezione, con il presentatore del documento “Il lavoro è” stabiliamo di uscire dalla sala.

Uscendo dalla sala, Il presentatore-funzionario ne approfitta per avvicinarsi ai due lavoratori “dissidenti” e intimargli in maniera cruda di fare attenzione a cosa votano. Gli faccio presente che questa cosa non è corretta, mi si volge piccato e con lo stesso crudo stile risponde <<Mi stai rompendo i coglioni>>.

Rientriamo, si scrutina, risultato: 4 voti a “Il lavoro è”.

Mentre si compilava il verbale, ho subito deciso di non fare ricorso. Per l’unico, seguente, motivo: non ho voluto sottoporre ancora una volta quei lavoratori al ricatto del “loro” funzionario di zona. Ho usato consapevolmente tale parola forte, perché così l‘ho percepito: come pesante condizionamento. Uso anche ANCORA UNA VOLTA, perché gli si sarebbe chiesto di produrre una smentita (evidentemente falsa), magari a firma di tutti e quattro: all’unanimità! Per umiliare me, certo. Ma umiliando, ancora una volta, loro.

La questione non sono le bassezze congressuali, questa e le tante come quelle su cui scrissi ricorsi su ricorsi allo scorso congresso (e come anche in questo se ne scrivono…), tutti arrogantemente respinti con la leggerezza della schiacciante maggioranza nelle commissioni di garanzia. La questione non riguarda nemmeno i due voti persi; perché, schiettamente, dall’altro punto di vista, in quell’assemblea, che iniziava nello stesso momento del fine turno dei lavoratori coinvolti, ne sono stati persi otto.

LA QUESTIONE, è lo stato della nostra organizzazione. La democrazia della/nella nostra organizzazione. La considerazione che ha la nostra organizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori.

Lo scrivo, in questo caso, IL RISPETTO CHE È MANCATO, per entrambe le questioni: la democrazia e i lavoratori.

Mi permetto di scrivere: IN PERFETTO STILE PADRONALE.

Queste cose non devono accadere MAI in un soggetto sindacale. Nemmeno per avere il premio-produzione sul chi annienta di più il documento di minoranza, che, ricordo, in Regione Toscana, non è sostenuto da nessun funzionario e nessuna funzionaria.

Queste cose non devono accadere MAI in CGIL.

Queste cose non devono accadere MAI in FIOM.

Pisa, 17 settembre 2018

Giusi Di Pietro (CDR Fiom Toscana)

 

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