Congresso CGIL: presentiamo il documento alternativo!

Dichiarazione di E. Como alla Commissione politica per il XVIII congresso CGIL.

Dichiarazione di Eliana Como nella Commissione Politica del XVIII Congresso CGIL, dove, con il nostro voto contrario, si è approvata la proposta di documento della attuale maggioranza.

Come sapete, non ho condiviso la bozza del documento Il Lavoro è, ma, come pure avete visto, ho ascoltato con gli altri compagni e compagne dell’area la discussione nelle assemblee generali in questo ultimo mese e mezzo. E l’ho trovata pure interessante. Sia chiaro: non penso e non ho mai pensato che questo fosse il modo di costruire il documento dal basso. Non è così. Ma magari le scelte dell’organizzazione fossero sempre discusse in modo così diffuso e partecipato! Tutte, non soltanto quelle congressuali. In ogni modo, ho ascoltato. Pazientemente. E come avete visto non c’è stato nessun documento alternativo nelle assemblee generali, come invece temevate. Anzi, forse siamo stati tra i pochi a non presentare documenti in quella sede. In Fiom si è persino votato un documento di categoria. Comunque, ho ascoltato. Ma non mi avete convinta, anzi.

Per varie ragioni. Un po’ perché penso che questo documento sia fatto apposta per evitare la discussione. Come qualcuno diceva ieri, si “nasconde la polvere sotto il tappeto”. Alcuni punti del documento sono così generici che posso condividerli anche io! Altri no, ovviamente. Ma il punto non è nemmeno quale delle proposte avanzate in questo documento condividiamo o meno. Il punto è che nemmeno mezza di queste proposte, nemmeno quelle che al limite io considero arretrate, potremo portarla avanti se non cambiando radicalmente linea. Così come non ne abbiamo portata avanti mezza dal Congresso scorso. Allora dobbiamo porci il tema di come ricostruire i rapporti di forza, di come dare maggiore protagonismo ai delegati e alle delegate in questa organizzazione, di come riprendere la mobilitazione e il conflitto. Il documento chiede di fare una nuova legge sulle pensioni per portare l’anzianità a 41 anni. Io preferisco rivendicare l’abrogazione della Fornero, ma il punto non è tanto quello. Fossero anche i 41 anni: ma come pensiamo di ottenerli se pure la mobilitazione del 2 dicembre (solo per fermare lo scatto a 43) è rimasta sospesa per aria e senza alcuna continuità! Lo stesso vale quando si dice che il Jobs act non va bene o quando si chiede la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Perfetto! Sono d’accordissimo! Ma come, se non ci poniamo il tema di riprendere il conflitto? Ho sentito dire a un segretario generale che lui ha firmato accordi di riduzione dell’orario per evitare i licenziamenti – quindi non a parità di salario – perché glielo hanno chiesto i lavoratori e in assemblea lo hanno pure applaudito perché lo ha firmato! Ma pensiamo di portarla avanti così la richiesta sacrosanta della riduzione di orario a parità di salario?

Il documento nella premessa evoca “risultati straordinariamente importanti” che la Cgil avrebbe conseguito in questi anni. Sulle pensioni parla di “primi parziali risultati”. Ma quali risultati? Pensate davvero che i lavoratori e le lavoratrici percepiscano la nostra efficacia in termini di “risultati straordinariamente importanti” o anche solo “primi parziali risultati”? Di questo dovremmo discutere. Io penso che non otteniamo nessun risultato – tantomeno straordinario – se insistiamo a inseguire l’unità a tutti i costi con Cisl e Uil, che sono soltanto un freno alle rivendicazioni e alla democrazia (persino quando si tratta di scioperare per gli omicidi sul lavoro, visto che sembra che se scioperano mezz’ora in più viene male a loro!). Non otteniamo risultati se continuiamo a chiedere un tavolo purché sia a questo o quell’altro Governo. Non otteniamo risultati se non riprendiamo a lottare. Di questo dovremmo discutere al Congresso. Anche perché, prima o poi, i nodi vengono al pettine. Lo abbiamo visto bene il 4 marzo. Cerchiamo di non far finire la Cgil come è finito il Pd. Anche se ora ci diciamo che abbiamo tenuto, anche se ci raccontiamo che gli iscritti sono persino aumentati e che per la prima volta dopo non so quanti decenni gli attivi superano i pensionati, prima o poi, lo ripeto, i nodi vengono al pettine.

Per questo – ora finalmente me lo fate dire senza far polemica! – nel direttivo del 29 maggio, i compagni e le compagne del sindacatounaltracosa consegneranno un documento radicalmente alternativo. Il giorno prima, il 28 maggio, lo presenteremo pubblicamente in una assemblea nazionale qui a Roma. Saremo qui, in Cgil: chiunque di voi abbia curiosità di venire a sentire, la porta è ovviamente aperta. Non mangiamo nessuno. Di solito, passatemi la battuta, è più vero il contrario! So già che molti di voi diranno che “così si spacca la Cgil”. Non sono d’accordo: il Congresso è fatto per discutere, sennò che Congresso è! Non è un documento alternativo che discute di merito a spaccare la Cgil. Anzi, ve lo dico qui, subito: il primo che dice a me o qualcun altro dell’area “se non vi sta bene, quella è la porta, uscite dalla Cgil” (come purtroppo tante volte ho sentito in questi anni), credetemi, divento una iena. Perché questa organizzazione è di tutti, non di questo o quel segretario. Tanto più al Congresso. E, infine, guardate, divide molto meno un documento che ha il coraggio di essere alternativo e presentarsi in totale trasparenza e coerenza ai lavoratori e alle lavoratrici, che non far finta di essere tutti d’accordo e poi tenere sotto traccia (o peggio sui giornali) una discussione feroce su chi deve essere il futuro segretario generale della Cgil.

Eliana Como

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