Sullo sciopero generale di Modena

Qualche considerazione sullo sciopero generale proclamato giovedì 10 maggio dalla CGIL modenese.

Un primo dato oggettivamente positivo è relativo alla partecipazione di piazza, sicuramente superiore alle aspettative, vista anche la genesi travagliata della convocazione dello sciopero. La presenza convinta di lavoratrici e lavoratori, smentisce i gufi e i palafrenieri, anche dentro la CGIL, che speravano in un flop: l’iniziativa di oggi, a gli occhi di molti, era pericolosamente in contrasto con la linea ufficiale di immobilismo ad oltranza che governa la confederazione da tempo. Quelli che “..i lavoratori non ci seguono” sono stati negli anni puntualmente smentiti: i lavoratori ci seguono quando sentono che facciamo sul serio, mentre non ci seguono più nei rituali stanchi e nei traccheggiamenti a cui la CGIL, negli ultimi anni, pare tristemente votata. Bisogna avere fiducia nelle classi lavoratrici di questo paese e spendersi per offrire loro una prospettiva organizzata: altrimenti è ovvio che l’unica, fasulla, alternativa che che resta in campo, è la passività del voto (vuoto…) di protesta.

Adesso attendiamo di i dati sull’astensione nelle singole aziende, per una corretta disamina. Ma oggi un primo risultato è stato comunque raggiunto: il territorio modenese rompe la tregua sociale, esce dal clima depressivo che si respira da mesi e lancia un segnale nazionale, soprattutto in direzione dei cruciali territori emiliani. . Oggi il Corriere della Sera, in prima pagina si chiedeva come mai una provincia così “dinamica” come quella modenese, potesse, unica in Italia, assistere all’anomalia di uno sciopero generale territoriale della CGIL (prassi evidentemente ormai creduta in disuso). Le narrazioni sulla “uscita dalla crisi” e sul rilancio del “nuovo triangolo industriale”, vanno demistificate e rovesciate attraverso la mobilitazione: il mercato del lavoro, a Modena come ovunque, sta pericolosamente slittando verso la precarizzazione di massa e il rilancio di alcuni dati macroeconomici si deve più a questa capacità di sfruttamento del lavoro vivo, che ad altre fantomatiche virtù d’impresa. Oggi è necessario più che mai, nel vuoto di governo e nelle confuse prospettive che si vanno materializzando, presidiare le piazze e provare ad imporre le nostre parole d’ordine nell’agenda politica che verrà, con le buone o con le cattive. E sarebbe carino se il compagno Giove e la segreteria della CGIL E.R. spiegassero a tutti per quali ragioni nessuna altra Camera del Lavoro emiliana, sta avverteno l’urgenza di questa presa di parola e di schieramento: tutti troppo impegnati nelle grandi manovre congressuali?

Come minoranza organizzata, abbiamo spinto fin dall’autunno, in direzione di questa iniziativa di lotta a Modena: e in questo inizio d’anno abbiamo denunciato come scandaloso il fatto che si fossero convocati il due dicembre a Roma i lavoratori, dicendo che “si apriva una fase di mobilitazione sulle pensioni”, tenendo invece per 5 mesi in salamoia tutta l’organizzazione, eredità e cifra del duo Camusso Landini…
Noi e i nostri delegati, non accettiamo alcuna “tregua” congressuale e continueremo ad incalzare tutto e tutti davanti ai lavoratori, chiamando ognuno alle sue precise responsabilità: lo sciopero di oggi rappresenta, a nostro giudizio, il miglior viatico per un congresso che non sia una tristissima contesa burocratica sulle poltrone, come molti vorrebbero. Il Congresso vero facciamolo nelle piazze, a pugno chiuso, riconquistando la fiducia e la legittimazione che la CGIL ha smarrito in questi anni.

IL SINDACATO E’ UN’ALTRA COSA – OPPOSIZIONE CGIL Modena

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