Poste: votino lavoratrici e lavoratori!

Sull'accordo PCL e il suo metodo di convalida.

La democrazia è una cosa seria: votino le lavoratrici e i lavoratori!

L’otto febbraio di quest’anno tra Poste e sei organizzazioni sindacali è stato sottoscritto un accordo sulla riorganizzazione del settore Poste Comunicazione e Logistica (PCL).  Aldilà del merito dell’accordo, i cui contenuti non condividiamo, pensiamo che siano un grave errore le norme di convalida.

Nell’ultimo CCNL da poco rinnovato, è stata inclusa l’applicazione del Testo Unico sulla rappresentanza del 10/01 /2014, quindi da quest’anno accordi e contratti dovranno essere approvati con le norme stabilite dal T. U.

La trattativa nazionale sull’accordo è stata condotta delle segreterie nazionali con l’azienda, ma la validazione dello stesso come prevede il Testo Unico spettava alle RSU designate in Poste Italiane, elette nel 2012, il cui mandato è stato quindi rinnovato negli ultimi due anni.

Le RSU da coinvolgere sarebbero state oltre 2000, un grande numero di lavoratori difficile da gestire, dove erano possibili maggiori divergenze dalle scelte sindacali nazionali. Le organizzazioni sindacali coinvolte hanno quindi scelto di eleggere un coordinamento nazionale, di novantasette RSU, su lista unica, ma votati regionalmente, in modo proporzionale agli esiti del 2012 (più una trentina di sostituti), di cui alla SLC/CGIL spettano venti posti.  Il Testo Unico prevede la possibilità di coordinamenti nelle aziende plurilocalizzate, ma farne discendere che quest’organismo sia l’unico delegato alla votazione di accordi e contratti, definisce una precisa scelta sindacale e aziendale, inoltre il T.U. prevede come atto preliminare la certificazione degli iscritti e dei voti presi nelle elezioni RSU, certificazione che ancora non è stata presentata in Poste Italiane.

I problemi che si pongono con queste scelte, non sono specifici dell’accordo in questione o della rappresentanza sindacale in Poste, ma sono generalizzati in tutte le aziende soprattutto tra quelle che hanno strutture complesse e con più localizzazioni e che hanno adottato il T.U.

CHI DEVE CONDURRE LE TRATTATIVE SINDACALI? Se le ipotesi di rinnovi contrattuali o di accordi aziendali, continuano a vedere la titolarità nelle trattative delle segreterie sindacali nazionali, il ruolo delle RSU sarà di pura ratifica.

CHI DEVE VOTARE ACCORDI O CCNL?  Questione complessa, nel caso dell’accordo in Poste questo riguarda una parte dei dipendenti dell’azienda, in questi casi anche richiedere che il voto riguardi tutti i dipendenti o tutte le RSU, pone un problema di democrazia. L’elezione di un coordinamento tanto ristretto rispetto alla platea delle RSU pone diversi problemi di effettiva rappresentanza, perché si devono unire in un’architettura instabile le percentuali sindacali, le realtà territoriali, i molteplici settori che compongono Poste, i generi, le diverse sensibilità sindacali … Se un/a lavoratore/rice RSU dei novantasette delegati decade, potranno essere sostituita da un/a RSU di un altro settore, o di un’altra regione? E il rispetto delle aree sindacali, che nella SLC/CGIL è normato dallo Statuto, sarà applicato anche nella composizione/ sostituzione dei delegati al coordinamento? Domande retoriche, perché la quantità del coordinamento non consente soluzioni articolate democraticamente.

LE RSU VOTERANNO DOPO ESSERSI CONFRONTATI CON LE ESIGENZE E RISPETTANDO LA VOLONTA’ DEI LAVORATORI INTERESSATI? Anche volendolo fare per quest’accordo, non c’è stato né lo spazio né il tempo; ma soprattutto la volontà.

ERANO FACILMENTE PERCORRIBILI ALTRE SOLUZIONI.  Il nuovo CCNL prevede all’articolo nove di poter indire referendum anche settoriali: La Società deve consentire, nell’ambito aziendale, lo svolgimento, fuori dell’orario di lavoro, di referendum tra i lavoratori, sia generali che per categoria, su materie inerenti l’attività sindacale, indetti dalla R.S.U. ovvero, laddove non prevista, dalla R.S.A. nonché dalle OO.SS. stipulanti il presente CCNL, con diritto di partecipazione di tutti i lavoratori appartenenti alla unità produttiva e alla categoria particolarmente interessata.”  Questa sarebbe stata l’opzione democratica che avremmo voluto e che continueremo a richiedere.

La scelta fatta di un coordinamento così eletto e ristretto, oltre al fatto di non avere fatto assemblee informative tra i dipendenti interessati, rende comprensibile cosa rimane della democrazia nei luoghi di lavoro dopo l’introduzione del Testo Unico, che ricordiamo contrasta con il dettato dell’articolo quattro dello Statuto della CGIL; T.U. che per fortuna è ancora privo nella sua applicazione, delle sanzioni previste in origine per RSU e Organizzazioni Sindacali che: “ dovranno riguardare i comportamenti di tutte le parti contraenti e prevedere sanzioni, anche con effetti pecuniari, ovvero che comportino la temporanea sospensione di diritti sindacali di fonte contrattuale e di ogni altra agibilità derivante dalla presente intesa.”

L’effetto combinato dell’accordo e di queste norme di coordinamento porterà inevitabilmente a un’ulteriore caduta della credibilità, non solo dei sindacati, ma anche delle RSU/RLS, con una successiva diminuzione degli iscritti, soprattutto nella SLC/CGIL, e probabilmente  meno candidature di lavoratori in produzione alle prossime elezioni RSU.

Come area IL SINDACATO E’ UN’ALTRA COSA, chiederemo in tutte le sedi l’indizione di un referendum, perché per noi tutti gli accordi devono essere convalidati solo dai diretti interessati, non da altri. Fanno eccezione i diritti inesigibili: quegli accordi non soltanto non devono essere votati, ma non vanno firmati. Dovremmo rilanciare la nostra campagna contro il Testo Unico, sapendo che l’applicazione nei vari contratti o accordi, non potrà che peggiorare le condizioni e i rapporti tra i lavoratori. Noi dell’area al T.U. avevamo detto NO, e avevamo ragione, ma adesso ci dobbiamo confrontare con uno strumento che non avremmo mai voluto fosse applicato nei rapporti sindacali. La scelta se partecipare, oppure no, al coordinamento, è comunque una scelta imposta, ma siamo consapevoli che ciò che determina le nostre scelte sono i rapporti di forza tra le classi e all’interno dei luoghi di lavoro. Se la democrazia che è applicata dalle segreterie sindacali, rimane solo più un atto formale di delega, dobbiamo rispondere nei luoghi di lavoro con ancora più informazione, condivisione e autorganizzazione dei lavoratori. Chiediamo a tutte le lavoratrici e lavoratori che condividono il nostro impegno, la loro collaborazione. Anche in Poste Italiane un altro modo di fare sindacato è possibile.

Sindacatoaltracosa-OpposizioneCgil nella SLC/CGIL

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