Ccnl Turismo. L’ennesimo passo indietro

Enrico Pellegrini, "IL SINDACATO È UN'ALTRA COSA" - Filcams Cgil

Nel gennaio scorso si concludeva la Conferenza di Programma della Cgil in cui la segretaria nazionale rilanciava i grandi temi d’interesse generale su cui si era lavorato: l’importanza di preservare i valori della confederalità, la priorità di conservare il ruolo di forte soggetto di rappresentanza nei luoghi di lavoro, la necessità di “governare il cambiamento” nella cosiddetta era della digitalizzazione, l’obiettivo di tutelare diritti, salari e sostenere un welfare aziendale senza danni per il servizio pubblico nazionale, l’obbligo di difendere e mantenere norme “certe” per l’ universalità delle regole e dei diritti e contestare al legislatore provvedimenti inutili e dannosi per i soggetti più deboli.
Grandi proclami degni di nota sicuramente ma articolati sistematicamente in una pratica contrattuale che continua a fare a pugni con la realtà di ciò che poi si firma nelle varie categorie, nei singoli comparti, sul territorio.

Il caso del rinnovo del Ccnl Turismo, Pubblici-Esercizi, Ristorazione Collettiva è illuminante in tal senso

Il “nuovo” CCNL, indipendente e svincolato rispetto ai contratti precedenti, ha un campo di applicazione che interessa oltre un milione di addetti di un settore dove operano più di 300.000 imprese, con un fatturato di oltre 80 miliardi di euro. Le lavoratrici ed i lavoratori di
bar, ristoranti, trattorie, pizzerie, pub, mense scolastiche ospedaliere e aziendali, grandi aziende della ristorazione commerciale multilocalizzata, imprese della ristorazione collettiva, cooperative della ristorazione, stabilimenti balneari, discoteche, sale giochi, hanno quindi un “nuovo” riferimento contrattuale lavorativo ma capiamo subito se questo “cambiamento” sia stato governato coerentemente secondo i dettami di cui sopra e, allargando anche il campo, in perfetta ottemperanza ad una strategica linea politico-sindacale di cui la Carta dei diritti ed il Piano per il lavoro ne rappresentano finemente l contenuti principali (viene da sorridere pensando ai “risultati” ottenuti senza scomodare oltremodo il grande “successo” referendario ottenuto contro i voucher).
Va detto subito che si fa veramente fatica a comprendere quale sia stato il “modello” contrattuale adottato per questa annosa vertenza dal momento che, ormai pressoché ovunque, con buona pace della confederalità, ogni categoria ne attua uno (in) proprio e non mancano mai spiacevoli sorprese.
L’ultimo mese di valenza contrattuale del passato Ccnl è stato aprile 2013; nello stesso si era anche percepita l’ultima tranche di aumento in busta paga.
Ebbene, 58 mesi di vacanza contrattuale non sono stati tenuti in alcuna considerazione; nessun emolumento di recupero salariale nei circa cinque anni passati è stato preso in degna considerazione. Inaudito!
Non solo, gli stessi aumenti previsti (100 euro a regime al IV livello) sono ben misera cosa considerando che l’ultima tranche di 20€ è prevista per il mese di dicembre 2021. Sono addirittura meno di altri aumenti sottoscritti in altre categorie proprio per la maggior vigenza totale dell’accordo. Verrebbe da chiedersi dov’è finito il tanto sbandierato ruolo del sindacato visto come “imprescindibile” autorità salariale nel prendere in esame così poca roba. Ma siamo solo all’inizio. Vedremo subito che quel poco che lorsignori danno con una mano viene ripreso immediatamente con tutte e due.
Nel paragrafo “sterilizzazioni” si scopre infatti che sia per la gratifica delle ferie (14a) che per il computo del TFR ,a far data dal 1 gennaio 2018, i suddetti istituti saranno calcolati al netto degli scatti d’ anzianità maturati e che questi ultimi passeranno da cadenza triennale a quadriennale.
Come dire: <<assumiamo poco e male ma risparmieremo anche sulle assunzioni a tempo indeterminato!>>.
Ma non basta; sempre per i neoassunti le ore di riduzione orario di lavoro (rol) non saranno equiparate ai loro colleghi più”anziani” bensì con 72 in meno sul totale che verrà maturato completamente dopo 4 anni di mansione espletata. La stessa possibilità per le imprese di gestire a proprio piacimento gli orari di lavoro viene ulteriormente garantita e migliorata dalla possibilità di usufruire nell’anno di 20 settimane a 48 ore lavorative.
Il fatto che questa “disponibilità” venga poi concessa attraverso un passaggio con le rappresentanze sindacali interne alle stesse aziende non elimina la gravità di questo ulteriore cedimento in un settore dove già vige un clima di estrema precarizzazione e ricattabilità lavorative. Dulcis in fundo: la possibile assunzione week-end per otto ore lavorative riferite a giovani e studenti. Un altro schiaffo alla dignità di una generazione che viene letteralmente vista come merce “usa e getta”.
Complessivamente un brutto accordo su cui a livello generale si delinea un progressivo arretramento associato ad una continua perdita di credibilità di ruolo specifico verso appunto le nuove generazioni. Cosa grave questa che non sembra aver destato mai l’interesse che merita. Ogni appuntamento di questo genere viene tradotto infatti in termini autocelebrativi nonché spesso autoreferenziali. Troppi “vuoti” programmatici creano un deserto.
La stessa giornata delle plurime manifestazioni del 2 dicembre scorso contro i provvedimenti del governo non ha avuto alcun seguito sul piano delle conseguenti iniziative da adottare contro precise volontà che, da altri versanti, depauperano inesorabilmente contratti di lavoro sempre più magri.
Occorre necessariamente cambiare passo per raggiungere traguardi ben più onorevoli. Serve un grande piano di difesa generale della classe che l’intera Cgil dovrebbe fare proprio per tentare di rilanciare attacchi mostruosi che le diverse controparti datoriali arrecano ovunque cogliendo ogni categoria, ogni settore, ogni comparto impreparati se divisi.
L’impegno futuro deve essere da parte nostra orientato in tal senso cominciando a dire subito un grande NO a questo scempio di rinnovo contrattuale nella prospettiva di ben altri e più onorevoli obiettivi che, seppur parziali, possono rappresentare un piccolo inizio per quella necessaria coralità d’azione contro la fame di continuo profitto delle nostre controparti.

Enrico Pellegrini
“IL SINDACATO È UN’ALTRA COSA” – Filcams Cgil

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