Notiziario n.14 – Università: un contratto sbagliato

n.14 - febbraio 2018. Un pessimo ccnl con pochi soldi e che divide chi lavora

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POCHI SOLDI, SENZA CHIUDERE LE FORBICI TRA I SETTORI E NEI SETTORI. E’ evidente la scarsità degli aumenti, che ribadisce una differenza tra le retribuzioni. Il 3,48%, infatti, corrisponde qui a circa 72 euro medi, rinsaldando la divergenza con gli altri settori (a parità di livelli e percorsi formativi). Una divergenza che, anzi, viene ampliata perché non viene previsto nessuno degli istituti salariali (RPD e CIA, su 12 mesi e senza TFR), utilizzati in scuola e Afam per arrivare agli 85 euro promessi. Inoltre gli aumenti sono proporzionali, con ampie differenze: dai 42 euro di un CEL (o i 54 per un B1) a quasi il triplo (o più del doppio) per un EP7 (113 euro).

ED IN PIU’ UNA QUOTA A SCADENZA. Per far sembrare a tutti/e di arrivare agli 85 euro è stato utilizzato un artificio: la perequazione. Gli aumenti a regime partono solo dal 1.3.2018 e con i soldi di gennaio e febbraio si crea un compenso temporaneo (senza 13° e TFR). Un compenso che però svanirà il 31 dicembre (le risorse, infatti, venendo da quel risparmio, esistono solo sino a fine anno).

SI RILANCIANO LE DIVERSITA’ TRA ATENEI. Il contratto permette di conquistare ulteriori aumenti sul secondo livello, grazie alla positiva difesa di PEO ed IMA.
Rimane infatti la possibilità di distribuire Progressioni Economiche Orizzontali come ora, sulla base del Ccnl 2007 (prevedendo anche una progressione in più per ogni livello). Questa possibilità, però, è limitata dalle risorse: poche in generale e che si concretizzeranno soprattutto, se non solamente, nelle università “virtuose” (cioè quelle già ricche, che potranno godere anche delle flessibilità della Legge di Bilancio 2018).
Specularmente, l’Indennità Mensile Accessoria è stabilizzata. Questa voce però è significativa solo in alcuni Atenei, mentre in altri si è ridotta, talvolta sino quasi a scomparire. Al di là delle volontà, si rischia quindi di creare progressive divergenze nella stessa struttura del salario.
Così il CCNL rischia di sfumare nel tempo il suo ruolo, aprendo la strada ai contratti di Ateneo. In questo modo, cioè, si rischia di contribuire al progressivo smantellamento del sistema universitario nazionale.

SI RILANCIA LA LOGICA DEI PREMI. L’articolo 20, che si applica sostanzialmente solo al personale universitario, prevede che una quota ristretta di lavoratori e lavoratrici (gli “eccellenti”?) dovrà ricevere dei premi maggiorati almeno del 30% rispetto al personale valutato positivamente. Si prevedono cioè “superpremi” per pochissimi, rilanciando la competizione della “Brunetta”. In questo quadro, il personale contrattualizzato nelle università (solo lui nel comparto) continua a non avere nessun meccanismo certo ed esigibile per le progressioni stipendiali (anzianità).

ASSENZA DI INCLUSIVITA’. In questi anni la CGIL si è battuta per l’integrazione di ogni figura precaria, nel tentativo di ricostruire un’unità del lavoro a partire da diritti uguali per tutti/e. Particolarmente nelle università il precariato è diffuso e multiforme, diverso tra ateneo ed ateneo e variegato per forme contrattuali, impegni, salari e diritti. Il CCNL non riesce a far nessun passo avanti ed anzi, segna un allargamento di questa piaga.

SI PERPETUA LA DISCRIMINAZIONE DEI CEL, a cui continua a non esser riconosciuta quella funzione didattica (con i relativi parametri economici) che è invece prevista dal quadro europeo. La soluzione per i Collaboratori Esperti Linguistici è rimandata ad un’ennesima commissione paritetica, proprio perché il MIUR si rifiuta di rivedere adeguatamente il loro mansionario.

LA CONTRATTAZIONE RIMANE IMBAVAGLIATA. Non solo vengono ribadite le prerogative previste dalla Madia-Brunetta, ma l’introduzione di nuove forme di relazione sindacale (”Organismo paritetico per l’innovazione” e “Confronto”), conferma la riduzione degli spazi contrattuali delle RSU (introducendo delle simulazioni di trattativa o di concertazione, che non comportano nessun impegno o vincolo, neppure rispetto ai verbali di confronto).

Per tutti questi motivi riteniamo questo un accordo negativo ed invitiamo tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici a votare NO nella consultazione.

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