Notiziario n.13 – Scuola: un contratto sbagliato

N.13 - febbraio 2018. Un pessimo ccnl che umilia chi lavora e recepisce la 107

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Il risultato della trattativa lampo della notte del 9 febbraio è negativo anche per la sezione scuola, nonostante la propaganda fatta dalle segreterie dei tre sindacati che hanno firmato l’ipotesi di rinnovo contrattuale.

Per la parte salariale, gli aumenti medi sono di circa 75€ lordi (a cui mediamente va sottratto circa il 30% tra imposte e contributi per ottenere il netto, quindi circa 50€ netti) e non di 85, come previsto dall’intesa, già quella al ribasso, firmata da Cgil Cisl e Uil con il governo Renzi il 30 novembre 2016. Si arriva a 85€ medi solo con un artificio contabile chiamato “perequazione”, che fa partire l’aumento a regime solo da marzo 2018 (anziché da gennaio) e spalma le risorse risparmiate sugli stipendi più bassi per le rimanenti 10 mensilità del 2018. Dal primo gennaio 2019 tuttavia gli aumenti tornano a 75€ medi. L’umiliazione sarà tanto più evidente per chi percepisce gli stipendi più bassi, che avranno un elemento perequativo più alto nel 2018, ma aumenti risibili dal gennaio 2019 in poi.
Una parte di questi aumenti (le componenti accessorie RPD e CIA) è ottenuta a scapito di una decurtazione del fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, che costituisce comunque una parte del salario, seppure variabile, dei docenti (100 milioni totali all’anno) di cui solo una parte deriva dallo storno dei fondi stanziati dalla legge 107 del 2015 per il bonus di merito dei docenti (40 milioni all’anno dal 2020).
Il rinnovo della parte economica del 2009 prevedeva aumenti di entità comparabile a quelli attuali, pur senza dover tenere conto di tutto il tempo di vacanza contrattuale trascorso ad oggi. Tuttavia fu giudicato insufficiente e non fu firmato dalla Flc-Cgil, con il consenso della maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola che votarono NO nella consultazione. Inoltre nell’ipotesi di rinnovo odierna sparisce definitivamente il primo scatto di anzianità dal terzo anno di servizio, che pure era ancora presente nel rinnovo del 2009. Si legittima così, dopo anni di battaglie della Flc (Cisl e Uil, Snals e Gilda avevano accettato il taglio degli scatti di anzianità operato dal governo Berlusconi nel 2011) il furto del primo gradone a danno degli assunti dopo il 1/9/2010.

Per quanto riguarda la parte normativa, questa ipotesi di contratto recepisce nella sostanza le riforme introdotte dalla legge 107 del 2015, la cosiddetta “buona scuola”, contrariamente a quello che affermano i firmatari, che si vantano di aver superato le novità più negative di quellla riforma.
Si introduce nel contratto infatti la possibilità di valutare il merito del lavoro dei docenti, premiandoli con un bonus che viene ridotto nel suo importo di solo il 20% di quanto previsto dalla legge (da 200 milioni a 160 milioni totali dal 2019, che vengono cumulati nel fondo per il miglioramento dell’offerta formativa ma vincolati alla valorizzazione del merito come prevede la legge). I criteri per la determinazione degli importi del bonus verranno contrattati dalle Rsu in ciascuna scuola, che però dovranno adattarsi ai criteri per la sua assegnazione decisi dai comitati di valutazione istituiti dalla legge 107. Resta fermo il potere del dirigente scolastico di individuare i docenti meritevoli.
La possibilità di fare domanda di mobilità ogni anno sarà impedita ai docenti che abbiano avuto assegnata una delle scuole richieste nei tre anni precedenti, introducendo così un ulteriore vincolo che non era presente neanche nella riforma renziana della scuola.
Infine alcune materie, come l’assegnazione dei lavoratori ai plessi, vengono fatte oggetto di “confronto” sindacale: un istituto che non produce risultati vincolanti per l’amministrazione, obbligata solo a riportare in un verbale le varie posizioni emerse al tavolo di confronto.
Per tutto ciò che non viene previsto da questa ipotesi di rinnovo, tornano in vigore le disposizioni del vecchio CCNL della scuola: i precari continuano quindi ad essere ingiustamente discriminati sui permessi e le ferie rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato.

Questo contratto è indifendibile! Partecipiamo alla consultazione e votiamo NO!
Chiediamo di non firmare il contratto definitivo e di riaprire la stagione contrattuale con una mobilitazione generale delle lavoratrici e dei lavoratori, su piattaforme che prevedano il recupero del maltolto sul piano salariale e la cancellazione della legge 107 sul piano normativo!

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