Una risposta a USB scuola…

di Luca Scacchi - OpposizioneCgil nella FLC, CD FLC - CGIL

Cari compagni e care compagne,
in primo luogo, grazie. Fa sempre piacere quando qualcuno riconosce la chiarezza di una battaglia. Una chiarezza, credo, che è il prodotto di una pratica sindacale sviluppata proprio nella Cgil, come “sindacato è un’altra cosa”.

Certo, sappiamo bene che il sindacato conflittuale è anche altrove. Diversi altrove, a dire il vero: nella scuola abbiamo presente diverse organizzazioni, da Unicobas ai Cobas, dalla Cub a voi. Qualcuno, ma decisamente non noi, intravede un altrove persino nell’Anief (che alle prossime elezioni RSU puntano alla rappresentatività): anticonfederale, certo, ma soprattutto “consulenziale” (più che conflittuale o anche solo sindacale). Non crediamo in ogni caso particolarmente utile arricchire ulteriormente questa già articolata offerta. Per noi infatti, in primo luogo, è fondamentale ricostruire una stagione di lotte, diffuse e di massa.

In questi anni di crisi, il lavoro ed i diritti sociali hanno subito un ulteriore e significativo degrado. La fase precedente, segnata da concertazione (blocco dei salari) e flessibilizzazione (Pacchetto Treu e Legge Biagi), aveva conosciuto pesanti arretramenti, ma anche grandi resistenze (dall’art. 18 ai 21 giorni di Melfi, da Genova 2001 ai precontratti, dalla lotta contro il “concorsone” di Berlinguer all’ “onda” e dintorni, compreso il movimento dei ricercatori). Negli ultimi tempi, invece, si sono ripetute le sconfitte, nel quadro di una frammentazione delle lotte e di una progressiva involuzione della coscienza di classe (la consapevolezza diffusa della contrapposizione tra capitale e lavoro, della differenza di interessi tra padroni e dipendenti, della diversità di prospettiva tra popolo e movimento dei lavoratori). Così sono passate senza grandi resistenze le controriforme del governo (dalla “Fornero” sulle pensioni al Jobsact sull’art 18 ed il controllo a distanza). Così si è affrontati divisi e dispersi le tante crisi industriali, senza riuscire ad opporre un fronte comune a ristrutturazioni, licenziamenti e dismissioni (dall’ILVA ad Almaviva, dall’Alitalia alle centinaia di imprese sparse per tutto il paese). Così Marchionne ha imposto il suo modello in tutti gli stabilimenti FCA, riuscendo ad ammutolire la FIOM e marginalizzare le resistenze in fabbrica. Così si sta imponendo una nuova irreggimentazione della democrazia sindacale (accordo del 10 gennaio). Così la recente stagione contrattuale ha avviato una modifica della struttura dei salari (welfare, benefit, “scala mobile al contrario” con annichilimento degli aumenti).

Nei settori della conoscenza, in particolare, abbiamo conosciuto le controriforme, competitive e padronali, della “Gelmini”, della “Buonascuola” e del riordino degli enti di ricerca. Proprio la scuola, però, è riuscita in controtendenza ha costruire una grande resistenza di massa: prima con l’immenso sciopero generale del maggio 2015, poi con le mobilitazioni delle settimane successive. Un grande movimento, disperso nell’estate (anche perché si è voluto arrivare allo sciopero così vicini al termine dell’anno scolastico) e che non si è voluto riprendere in forma dispiegata con l’autunno. Un grande movimento, quindi, che si è logorato con il tempo e con l’inerzia (la mancanza di scioperi e appuntamenti di mobilitazione nazionale), sino a non riuscire nemmeno a sfociare nei referendum abrogativi l’anno successivo. Una resistenza comunque che ha iniziato ad incrinare, e poi infranto, la dinamica apparentemente inarrestabile del renzismo. Una resistenza, soprattutto, che è proseguita carsicamente in mille rivoli, scuola per scuola, cercando di intralciare punto per punto la 107. Per noi, allora, quello che serve è soprattutto riafferrare, connettere e rilanciare le diverse resistenze e le tante insofferenze che ancora sopravvivono nella scuola, perché solo il protagonismo dal basso delle lavoratrici e dei lavoratori può fermare questa stagione di attacco ai diritti e ai salari, e provare ad invertirne il corso. Il negativo risultato contrattuale di pochi giorni fa, su cui ci siamo già espressi ampiamente, pensiamo infatti sia conseguenza anche della frammentazione e delle difficoltà di questo movimento. Dell’incapacità di tutti e tutte, noi per primi, di ricostruire intorno al rinnovo del CCNL un clima di partecipazione e mobilitazione, in grado di premere dal basso e cambiare le condizioni di questa trattativa.

Certo, sappiamo che una parte decisiva della responsabilità di queste sconfitte, a livello generale e anche nella scuola, è del gruppo dirigente della CGIL. Crediamo infatti che proprio le scelte della CGIL abbiano più volte disperso le disponibilità e le dinamiche di lotta (dalle tre sulla Fornero al vuoto di iniziativa dopo lo sciopero del 12 dicembre 2014 contro il Jobsact; dalla mancata ripresa delle lotte nell’autunno della “buonascuola” ai 5 cortei di questo dicembre sulle pensioni; per tacere del tentativo fallimentare di svicolare dal conflitto sociale con una primavera di carta, conclusasi tra la farsa e la tragedia con lo svicolamento del governo sul referendum dei voucher). La vana ricerca di un grande accordo con padroni e governo per gestire la crisi, le titubanze e contraddizioni del rapporto con il PD ed il centrosinistra, la gabbia dell’unità burocratica con CISL e UIL hanno sospinto una strategia sconclusionata e perdente (in primo luogo, per tutti i lavoratori e le lavoratrici).
Per questo, appunto, proprio in questa stagione ci siamo costituiti in documento congressuale alternativo e ci siamo schierati all’opposizione in Cgil (rottura nel 2011-12 con la minoranza critica, ma dialogante, della CGILchevogliamo; presentazione del documento congressuale alternativo nel 2014; battaglia quindi sui rinnovi contrattuali dal 2016 in poi). Assumendo sempre più un profilo conflittuale e classista, in direzione ostinata e contraria. Il punto allora, è che per noi non è tanto importante quale dei tanti “altrove” sindacali rappresenti la risposta organizzativa a queste sconfitte. Perché non pensiamo che oggi ci siano risposte organizzative a queste sconfitte. L’obbiettivo deve esser quello di contribuire alla ripresa di una resistenza non solo limitata ad un’avanguardia. Per noi il punto centrale è allora la ricostruzione di pratiche sindacali classiste, conflittuali e di massa.
Qualche tempo fa, qualcuno tra noi ha pensato che non ci fosse più nessuno spazio per condurre queste pratiche nella CGIL. Riteneva infatti che la burocrazia stava definitivamente schiacciandoci, emarginandoci dall’organizzazione, impedendoci ogni dissenso, imponendo nuove regole congressuali che ci avrebbero portato a perdere la possibilità anche solo di organizzare un pensiero ed un’azione critica collettiva.
Non mi pare sia stato così. Al prossimo congresso della CGIL, nella seconda parte del 2018, presenteremo un documento alternativo (come nel 2014). In tutti questi mesi, abbiamo espresso posizioni critiche e contrarie, chiare e pubbliche, su diversi rinnovi di questa stagione contrattuale (dall’istruzione e ricerca, appunto, ai metalmeccanici; dagli assicurativi all’igiene ambientale; da Alitalia alle poste, dalla logistica ai chimici). E non solo. Abbiano anche cercato di praticare, certo con i nostri limiti e le nostre dimensioni, la strada delle mobilitazioni e delle lotte: pochi giorni fa, abbiamo partecipato al corteo antifascista di Macerata nonostante l’irresponsabile defezione della segreteria confederale CGIL (come area congressuale e anche come FLC, a dire il vero); in tante occasioni nei mesi passati abbiamo partecipato, ed in qualche caso organizzato, a scioperi ed iniziative di lotta (dalla reazione per l’assassinio del vostro compagno Abdelsalam nel 2016, allo sciopero quotidiano, da molti mesi, sulla pausa mensa alla Fincantieri di Palermo; dagli scioperi del sabato negli stabilimenti FCA, alle lotte della diplomate magistrali nelle scorse settimane).

Per questo, anche per questo, ci siamo opposti ad un contratto che rischia, più che contrastare la buonascuola, di archiviare la resistenza di questi anni inglobandone alcuni principi nel corpo contrattuale. Non sapevamo però che “abbracciare fino in fondo lo spirito della mobilitazione”  volesse poi dire, in fondo in fondo, contribuire alla presentazione  delle liste USB. Non sapevo che questo fosse lo spirito del 23 febbraio. Questo non è il mio spirito. Non credo, soprattutto, che questo spirito di organizzazione (centrato sulla propria autocostruzione, in competizione con gli altri soggetti) sia quello più utile per ricostruire, controtendenza, un movimento nelle scuole e nel paese. Altre penso siano le necessità e le urgenze.

Perché, in conclusione, il punto non credo sia conquistare un punto percentuale in più o in meno alle prossime elezioni RSU per questa o quella lista (contrapposta magari anche alle altre liste dello stesso sindacalismo conflittuale). O come qualcuno chiede a gran voce (almeno nel web), strappare mucchi di tessere sindacali, provando a trasferire anche nei posti di lavoro quell’onda qualunquista che già attraversa profondamente la nostra società.
Il punto per noi è la necessità di ricostruire un punto di vista altro, che si sta smarrendo sempre più i questi anni, quello che guarda all’autonomia del lavoro.
Il punto è ricostruire una stagione di lotte, in grado di ribaltare le condizioni che hanno determinato questo rinnovo contrattuale. Crediamo lo si possa praticare anche dalla FLC e dalla CGIL, in rapporto con tanti lavoratori e tante lavoratrici.
Di più. Crediamo che, nel nostro piccolo, lo stiamo praticando nella FLC e nella CGIL. Uno spazio che vivrà anche nelle elezioni RSU e nelle sue liste, con la stessa chiarezza e determinazione dei nostri comunicati e la stessa coerenza che abbiamo sviluppato in questi anni. Per ridare forza, anche attraverso questo punto di vista alternativo, alle lotte e alle mobilitazioni, le uniche capaci di cambiare i rapporti di forza e quindi le condizioni di lavoratori e lavoratrici.

Luca Scacchi

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