Direttivo Cgil. 2018, una tessera antifascista per la Cgil

20 dicembre, direttivo nazionale CGIL. Intervento di Eliana Como

Inizio dalle cose su cui stavolta sono d’accordo: l’antifascismo. Ha fatto bene la segretaria generale a sottolineare nell’introduzione la necessità che la Cgil si mobiliti contro questo rigurgito fascista. Va bene, certamente, qualsiasi campagna culturale che decidiamo di intraprendere. E soprattutto dobbiamo presidiare le scuole, i posti di lavoro, le piazze. In modo militante, anche vigilando, certo, sulle nostre sedi, negli ultimi giorni prese palesemente a bersaglio.
E sono non d’accordo ma d’accordissimo con la segretaria (non vi stupite, è quasi Natale e sono più buona), quando afferma che le organizzazioni fasciste sono contro la legge e noi dobbiamo unirci a chi, come l’ANPI, ne chiede la messa al bando.
E penso anche che noi dobbiamo denunciare con forza le autorità quando concedono l’autorizzazione alle manifestazioni e ai presidi di queste organizzazioni. E quei media che concedono loro spazio e alludono a una narrazione distorta sul loro “impegno sociale” nelle periferie. E le forze dell’ordine, perché non è possibile che ci sia qualcuno che si sente libero di appendere una bandiera nazista in una caserma e, se succede, è evidentemente perché sono proprio quelli gli ambienti in cui, più di altri, non solo si tollera ma si alimenta quella cultura di cui sono intrise le organizzazioni neofasciste. E va denunciato Minniti, non solo per la sua gestione autoritaria dell’ordine pubblico, ma perché è inaccettabile che un ministro racconti aneddoti che ritiene divertenti sul fatto di sedere sulla scrivania che fu di Mussolini (lo ha raccontato nel suo intervento ad Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia).
Fa schifo il manifesto di Forza Nuova contro la Cgil. Fa proprio schifo, non trovo altro modo di dirlo. Denunciamo, è vero, ma smettiamo anche di essere noi stessi a farlo girare. Ha ragione la segretaria anche su questo.
E rispondiamo nei fatti a quella accusa. Certo che siamo il sindacato di tutt* e non soltanto degli italian*. Siamo antifascisti e anche antirazzisti e ne siamo proprio orgogliosi. Facciamo anche contro il razzismo una grande campagna nei posti di lavoro e nei nostri gruppi dirigenti. Sappiamo bene tutti quanto questo sia scomodo in alcune categorie e soprattutto in alcune regioni, come quella da cui vengo io. Ma non possiamo rimandare il problema. Il coordinamento migranti ha iniziato su questo un lavoro importante, a partire proprio da una inchiesta della Fiom in cui i nostri stessi delegati ci hanno raccontato episodi di intolleranza non soltanto tra gli iscritti ma a volte persino nei gruppi dirigenti territoriali. Questo avviene in tante categorie, soprattutto in alcuni settori. Per troppi ormai la tessera alla Cgil non ha più quel valore identitario, che invece dovrebbe avere. Chiunque abbia una tessera della Cgil in tasca lo deve, invece, proprio sapere che è iscritto a una organizzazione antifascista e antirazzista. E magari, lo dico alla segreteria, se non avete già disegnato la tessera del 2018, pensate a una idea che fin dalla grafica lo dica esplicitamente. Certo meglio di “sì alla Cgil” del 2017 che francamente non significa quasi niente.

Il nostro impegno su questo terreno però, compagn*, passa anche dal fatto di non lasciare che siano altri e farsi paladini delle battaglie su cui siamo noi a dover essere in prima linea. E qui, mi spiace, ma vengo alle cose su cui non sono affatto d’accordo con l’introduzione: come proseguire la mobilitazione sulle pensioni. Non è possibile che sia la Lega a farsi promotrice della difesa delle pensioni! Dobbiamo esserlo noi e non possiamo che esserlo sul terreno della mobilitazione e del conflitto. Ma davvero usciamo da questo direttivo rimandando ancora e lanciando per la ripresa un’altra grande campagna di assemblee? Davvero pensiamo che sia ancora il tempo di “informare e comunicare”? Se assumiamo, come ha detto giustamente la segretaria nell’introduzione, che è una “leggenda metropolitana” il fatto che i giovani non siano interessati al tema delle pensioni, allora convintamente smettiamola con la fase in cui dobbiamo “parlare con i lavoratori e convincerli” e iniziamo invece a fare qualcosa sul serio, a cominciare dalla costruzione dello sciopero generale. Io già pensavo che fosse un errore essere arrivati tardi con le manifestazioni il 2 dicembre. Rimandare di nuovo è ancora più sbagliato. Non facciamo l’errore di far pensare che la mobilitazione riprende solo in piena campagna elettorale, a uso e consumo di questo o quel partito. O peggio ancora che lo sciopero generale aspettiamo il prossimo governo per dichiararlo. Chissà che non sia di centro-destra e si può ricominciare pure a scioperare…

Pensavo poi che la relazione introduttiva affrontasse il tema del modello sulla contrattattazione dell’industria, tanto più dopo il pronunciamento del Comitato Centrale della Fiom, che ha giudicato il testo di Confindustria irricevibile. Irricevibile significa che prendi il testo e lo rimandi al mittente, non che continui a discuterci sopra. Allora, mi aspettavo che questo direttivo ne parlasse. Oppure mi aspetto che, se rimandiamo la discussione nel direttivo, allo stesso modo sospendiamo la trattativa con Confindustria. Non si può proseguire sul quel tavolo senza una discussione del direttivo e con le principali categorie dell’industria che esprimono giudizi negativi o comunque perplessità, sul metodo e sul merito.

Detto questo, chiudo, comunque, con una nota positiva. Per la prima volta da che io ricordi, nell’introduzione di questo direttivo si è parlato di vertenze e di lotte in corso: Ryanair, Amazon, Ikea, Castelfrigo… Bene, ne sono contenta e penso che ben più spesso il direttivo nazionale della Cgil dovrebbe discutere di questo. In effetti, è persino paradossale doverlo dire…

Eliana Como

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