CC Fiom. E.Como: sciopero ancora a data da destinarsi?

Intervento di Eliana Como al CC della FIOM del 14 dicembre 2017.

Cercherò di essere breve, ma le cose da dire sono tante, anche perché l’ultimo Comitato Centrale che abbiamo fatto è stato, incredibilmente, l’11 gennaio: siamo arrivati al paradosso che la Fiom di Bergamo quest’anno ha fatto più direttivi della Fiom nazionale…

In ogni modo, sul primo punto all’ordine del giorno: la mobilitazione sulle pensioni. E’ vero, come è stato detto nell’introduzione, che le piazze del 2 dicembre chiedono di andare avanti con la mobilitazione e, finalmente, fare sul serio. Fare sul serio, per me significa chiedere l’abrogazione della legge Fornero. So bene che non possiamo far credere che sia un obiettivo alla portata di mano. Serve, certo, una mobilitazione di lunga durata. Ma rinviarla in continuazione di sicuro non è “fare sul serio”. Così come non è “fare sul serio” passare dalla formula dei “40 anni non si toccano” di qualche anno fa al “43 sono troppi” di oggi. Peraltro oggi scopriamo dall’Istat che l’aumento sarà di 5 mesi, non di 3, quindi supereremo anche i 67 anni per la vecchiaia.
Uscire da questo Comitato Centrale decidendo, come è stato proposto nell’introduzione dalla segretaria, che l’unica iniziativa per dare continuità alle piazze del 2 dicembre è un’altra campagna di assemblee e rinviare a tempo da destinarsi lo sciopero (magari al prossimo governo, fosse mai che sia di centro-destra) è esattamente “non fare sul serio”. Sarebbe come fare un’altra ennesima raccolta di firme! Basta. Bisogna decidere lo sciopero generale! Aver rinviato le manifestazioni a dicembre, per tenere insieme una unità con Cisl e Uil improbabile fin da settembre, è già stato un errore. Rinviare ancora è incomprensibile. Per dare continuità alle piazze del 2 dicembre c’è una sola cosa da fare, dichiarare lo sciopero generale. E se non lo fa la Cgil (che non a caso ha convocato il direttivo nazionale fuori tempo massimo, il 20 dicembre), lo faccia la Fiom.

Sul secondo punto: il modello contrattuale dell’industria. È vero, come dice la segretaria, che c’è un problema di metodo e di merito sulla trattativa con Confindustria. Di metodo, non soltanto perché la Cgil sta trattando senza le categorie interessate, ma anche e prioritariamente perché sta a quel tavolo senza che il Direttivo Nazionale abbia affrontato la questione e, quindi, senza alcun mandato. È incredibile che si venga a sapere dello stato della trattativa, quando il testo di Confindustria – di cui nessuno di noi sapeva – finisce sulle scrivanie del Corriere della Sera.
E evidentemente c’è un problema di merito, perché quel testo è semplicemente irricevibile. Ed è incredibile che esista un altro testo, quello “emendato” dalla Cgil in alcune parti. Questo significa che la Cgil sta entrando nel merito del testo di Confindustria, contestando alcuni punti e altri no? Faccio notare che tra i punti non emendati ci sarebbe il tema “clausole di raffreddamento e inadempienza contrattuale”. Significa che quanto proposto da Confindustria su quel punto va bene alla Cgil? Senza aver discusso con le categorie interessate e tanto meno con il Direttivo Nazionale?
Allora, credo che oggi dobbiamo dire con chiarezza che quel testo è irricevibile e non può essere emendato. Dopodiché faccio presente che le scelte politiche e contrattuali di questi ultimi anni non sono certamente neutre rispetto al testo proposto da Confindustria. Non è neutro il Testo Unico del 10 gennaio, che pure la Fiom ha smesso di contestare appena chiuso lo scorso Congresso, finendo per applicarlo prima ancora delle altre categorie. E non è neutro il contratto dei metalmeccanici appena firmato. Confindustria chiede un modello di regolazione dei salari sull’inflazione applicata ai minimi e calcolata con l’IPCA che è esattamente quello che la Fiom ha accettato nel ccnl e che ha portato quest’anno a 1,7 euro di aumento. Non basta dire, come nell’introduzione, che noi lo abbiamo chiesto in via “sperimentale” mentre Confindustria lo chiede in via “strutturale”. Ma non lo sapevamo firmando quel ccnl che Confindustria, anzi Federmeccanica, avrebbe chiesto quello come modello per sempre e per tutti? E non sapevamo che le aziende avrebbero approfittato dei flexible benefits, chi non pagandoli proprio e chi estendendoli persino alla contrattazione aziendale? Ci arriviamo solo oggi, come ho sentito in vari interventi? Non lo sapevamo che il welfare contrattuale sarebbe servito ai padroni per poi chiedere, come si legge nel testo di Confindustria, di abbassare i contributi, tanto ormai il welfare pubblico a che serve?
Quando è che l’intera categoria farà un bilancio serio sulla contrattazione nazionale e aziendale! Sono mesi, da quando era ancora segretario Landini, che sento dire che dobbiamo fare una banca dati della contrattazione e analizzarla. Facciamolo allora. O facciamo finta che sia tutto come ci ha raccontato il segretario di Brescia, che conquista tutti premi fissi e sciopera persino per le pensioni… Facciamolo un bilancio, davvero. Meglio tardi che mai.

Ultimo punto: l’antifascismo. Non c’è dubbio: noi siamo tutte e tutti antifascisti. Da questo punto di vista non dobbiamo inventarci niente, c’è già l’articolo 2 dello Statuto della Cgil. Qualsiasi campagna decidiamo di fare, va bene, compresa ovviamente quella che ha proposto la segretaria di tesseramento straordinario all’ANPI. Però non basta. Primo perché c’è un altro tema che dobbiamo affrontare e in alcune regioni è ben più scomodo: quello del razzismo. Qualche anno fa facemmo anche un’inchiesta in cui i nostri delegati migranti ci raccontavano di comportamenti razzisti tra i nostri iscritti e persino nei nostri gruppi dirigenti territoriali. Affrontiamolo il problema, anche se è complicato e rischia certo di farci perdere un bel po’ di iscritti.
E secondo perché l’antifascismo non è solo un fatto culturale. Ogni iniziativa, anche culturale, lo ripeto, va bene e ben venga. Ma noi dobbiamo praticare soprattutto un antifascismo militante, presidiare i luoghi di lavoro e i territori, denunciare con forza il fatto che le manifestazioni fasciste sono autorizzate quando invece dovrebbero essere vietate. E con altrettanta forza chiedere che le organizzazioni neofasciste siano messe al bando, mentre invece, come accade a Roma, viene concesso loro un palazzo intero nel centro della città. E se questi alzano la testa al punto, come ho sentito dall’intervento che mi ha preceduto del compagno sardo, che si permettono di entrare nelle nostre Camere del Lavoro, picchiare come è avvenuto a Forlì i nostri compagni, dobbiamo anche reagire. Compagni, lo dico con una battuta, io sono piccolina e magari le prendo soltanto. Ma voi siete ben più grandi e grossi di me…

Eliana Como

Vedi i documenti approvati dal CC e le nostre dichiarazioni di voto. 

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