Poste. Un contratto verso l’ignoto

Volantino sindacatoaltracosa - opposizione CGIL SLC

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.. e finalmente anche i postali rinnovarono il contratto…

Potrebbe finire così una vicenda kafkiana, che ha visto i dipendenti di Poste Italiane, per cinque anni spettatori passivi, anche se il rinnovo del contratto, dovrebbe essere un elemento centrale della qualità del lavoro.
Un contratto andrebbe valutato contestualmente, per i risultati che consegue rispetto all’energia spesa per ottenerlo. Dal punto di vista normativo questo CCNL, non presenta aspetti negativi anzi, in totale controtendenza rispetto ad altri rinnovi contrattuali, si sono ottenuti alcuni elementi di maggior tutela per i lavoratori di Poste. Piccole modifiche, che però non possiamo che valutare positivamente, contemporaneamente rimane la profonda ingiustizia, che fu introdotta nel 2003, dei neoassunti con una posizione economica inferiore permanente.

Questo CCNL sarà un “Contratto Itinerante”, diversi argomenti centrali, sono stati rimandati a successive definizioni, e nel 2018 si aprirà una nuova fase contrattuale; questi modi di discussione e decisioni tra azienda e sindacato, rischiano di rendere ancora più passiva una categoria che tra le sue virtù non può vantare un reale protagonismo sindacale.

Il nodo salariale rimane il tasto dolente. Sia chiaro: questo non è un problema esclusivo del contratto di Poste, siamo in pessima compagnia, poiché in sostanza tutti i rinnovi chiusi negli ultimi anni in Italia, hanno visto aumenti dei minimi tabellari risibili e ridicoli. E’ un problema che è stato eluso nella pratica sindacale da tutta la CGIL, ma che inizia a produrre effetti negativi, non solo nella redistribuzione del reddito, ma anche a livello sociale e politico, oltre ad aver fatto scendere l’affidabilità sindacale ad ambito folcloristico.
Poiché l’ultimo aumento dei minimi contrattuali è stato a novembre 2012, nessuna una tantum, tra quelle già ricevute e quella prevista in pagamento a gennaio, potranno risarcire l’erosione salariale sommata in questi anni. Aumenti così bassi, spingeranno una parte della categoria verso una maggiore contrattazione individuale, del resto in questi anni grazie al santo patrono, i quadri sono aumentati numericamente, mentre il personale operativo di Poste diminuiva; soprattutto per le categorie produttive , il combinato tra minimi lillipuziani e revisione dei coefficienti di calcolo, porteranno i futuri esodati di Poste, sulla soglia delle pensioni minime nel prossimo decennio. L’introduzione del Welfare sanitario, è un business per l’azienda che così diventerà tra i primi operatori assicurativi in Italia, mentre per i dipendenti sarà un palliativo temporaneo.

Quel che rimane a margine o fuori da questo rinnovo contrattuale è però la parte sostanziale del futuro della categoria: quale sarà il piano industriale che presenterà la dirigenza ad inizio anno? Su quali assi di servizio si svilupperà, quante saranno le risorse economiche che verranno stanziate? Il settore PCL, che è il core business, del servizio pubblico universale, come e quanto sarà ridimensionato? Le intenzioni sottoscritte con gli allegati al contratto, sono generiche ma ci inquietano a sufficienza. Una diminuzione di altri 15.000 dipendenti, anche con l’ipotesi di assunzione di 6000 FTE (tra CTD, apprendisti, e trasformazione di contratti da part-time a full-time) renderà il servizio sempre meno pubblico e universale, inoltre un’azienda così ridimensionata, avrà meno vincoli rispetto a cessioni o dismissioni d’interi settori, e come sempre avviene in questi casi le riorganizzazioni saranno sempre più veloci, più feroci, ma sempre fallimentari.

Come scriveva Baudelaire all’inferno non ci si arriva con un solo salto, ma un centimetro alla volta, modifica su modifica, arretramento dopo arretramento, per cui i lavoratori passano da soggetti a oggetti passivi e impotenti sulle loro condizioni di lavoro, e i sindacati da soggetti contrattuali con mandato dei lavoratori a esperti del gossip, prima nelle assemblee, e a gendarmi che impongono accordi sottoscritti, dopo. Una degenerazione sostanziale del ruolo sindacale.

sindacatoaltracosa – opposizione cgil SLC

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