Bojkotta Ikea! Volantino

In Italia Ikea licenzia una mamma che chiede di spostare i turni

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Marica è una lavoratrice di Ikea a Milano (Corsico), mamma, separata, con due bimbi piccoli di cui uno disabile. È stata licenziata perché non riusciva a stare negli orari imposti dall’azienda. Gli orari vengono decisi da un algoritmo che non tiene conto delle esigenze individuali. Marica ha chiesto di spostare il turno per portare i figli a scuola e non glielo hanno concesso. É stata licenziata.
Filippo (nome di fantasia) è stato, invece, licenziato da un punto vendita di Roma (Anagnina), dopo essere stato colpito da un infarto. Anche lui non riusciva a garantire la totale reperibilità dopo essere stato male.
Claudio, a Bari, è stato licenziato per 5 minuti di pausa in più.
L’anno scorso, Luca, delegato sindacale di un altro punto vendita di Milano (Carugate), è stato licenziato per ritorsione, dopo aver partecipato a una protesta sindacale.

Sono soltanto alcuni esempi di come si comporta in Italia la multinazionale svedese. Dietro alle pubblicità happy family e ai menù biologici, questo è il vero volto di Ikea: sfruttamento, bassi salari, ritmi e turni impossibili e totale obbedienza imposta ai dipendenti. Non importa neppure se sei una mamma, sola e con un figlio disabile. Licenziata!

Questi sono i ritmi imposti in tutta la grande distribuzione commerciale. Altro che happy family! Nel “supermercato della precarietà e dello sfruttamento” non c’è spazio per i tempi di vita né tanto meno con il lavoro di cura.
È il capitalismo, bellezza! Chissà però se in Svezia, Ikea si permetterebbe di comportarsi in un modo così arrogante e sfacciatamente lesivo della dignità dei lavoratori, delle lavoratrici, dei sindacati, delle mamme, delle persone.

sindacatoaltracosa – opposizioneCGIL

 

Grazie per la traduzione a M.M.

Marica arbetar på Ikea i Milano. Hon är ensamstående mamma med två små barn, varav ett är handikappat. Hon fick sparken på grund av att hon inte kunde jobba de arbetstider som företaget erbjöd henne. Arbetstiderna bestäms av en algoritm som inte tar hänsyn till den enskildes behov. Marica bad om en ändring i sitt schema eftersom hon behövde ta barnen till skolan men de vägrade. Därefter avskedade de henne.
Filippo (fingerat namn) blev avskedad från ett varuhus i Rom efter att han hade fått en hjärtinfarkt. Han kunde inte vara 100% tillgänglig efter sin sjukdom.
Claudio, i Bari, fick sparken efter att han kom tillbaka från sin rast 5 minuter för sent.
Förra året avskedades Luca, en fackföreningsrepresentant på ett varuhus i Milano, som straff för att han hade deltagit i en facklig protest.

Det här är bara några exempel på hur det svenska multinationella företaget fungerar i Italien. En undrar om Ikea i Sverige skulle uppträda på ett lika brutalt och hänsynslöst sätt och begå våld mot arbetarnas, fackföreningarnas, mödrarnas och människornas värdighet.

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