Notiziario n.10 – Un contratto dalla parte della scuola

Editoriale: n.10 - 300 euro per tutt* - NO alla legge 107.

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Da 10 anni i lavoratori e le lavoratrici pubblici attendono un contratto (l’ultimo è del 2007). Nella scuola in modo particolare. Infatti lo stipendio dei docenti e del personale ATA è in larghissima parte (intorno al 90%, se non di più) determinato dalla paga base o da voci fisse (solo l’anzianità non è stata congelata). La parte accessoria, poi, è legata al MOF (il Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa), assegnato dal MIUR ad ogni istituzione scolastica per le ore di straordinario, gli incarichi aggiuntivi ed attività particolari (come corsi sportivi e di recupero). In questi anni però anche questi fondi sono stati tagliati, passando da quasi 1,4 miliardi a circa 700 milioni di euro. Il bonus Renzi, infine, ha sì distribuito altri 200 milioni, ma solo ai docenti e secondo le volontà del Dirigente. Il risultato è che mentre in altri settori, grazie al salario accessorio, il calo è stato nullo (+7% nelle autorità indipendenti; +0,4% alla Presidenza del Consiglio) o contenuto (-1,5% corpi di polizia; -2% Ministeri), nella scuola è stato pari a più del 12%. Di gran lunga il più significativo tra tutti i comparti (gli altri si collocano tra il meno 7% del SSN ed il meno 9% degli enti non economici).

Non è solo una questione economica. In questi 10 anni alcune controriforme neoliberali hanno inciso sulla struttura, la vita ed il lavoro nella scuola. Basti pensare all’INVALSI ed al suo principio competitivo o alla “BuonaScuola”, con l’accentramento di poteri nei Dirigenti, il bonus premiale e l’alternanza scuola-lavoro. Elementi che si intrecciano con la cosiddetta “Brunetta”, ora rivista nella “Riforma Madia” che ne riprende gli assi (ruolo subordinato della contrattazione, differenziazione dei salari, revisione in peggio delle norme disciplinari e persino licenziamenti per scarso rendimento). Il rinnovo contrattuale è allora l’occasione in cui queste controriforme sono messe alla prova, per implementarle, rallentarle o ostacolarle.

Questo rinnovo, poi, si sviluppa in un contesto difficile. Pesano le sconfitte di questi anni, sul piano generale (Jobs act) e nella scuola (dal contrasto della 107 ai referendum mancati). Pesa la determinazione del governo Gentiloni, che prosegue convintamente l’azione di Renzi. Pesa anche la rinuncia alle lotte ed agli scioperi sulle pensioni o contro Renzi, che hanno diffuso sfiducia e diffidenza, come una stagione contrattuale segnata da aumenti contenuti (dai 50 euro dei metalmeccanici ai 100 degli alimentaristi), spesso in forme non stipendiali (welfare integrativo e benefit) e pagati con cedimenti sulla durata (in molti casi 4 anni), l’ingabbiamento della contrattazione aziendale ed il peggioramento delle condizioni di lavoro (legge 104, meccanismi punitivi per assenze, ecc). Una linea che ha determinato l’accordo del 30 novembre (cosiddetto di Palazzo Vidoni), in cui si è accettato di iniziare la trattativa con un tetto (i famosi 85 euro lordi medi) e la disponibilità a rivedere numerosi elementi normativi (dalla presenza alla legge 104).

Questo contatto, allora, si gioca su 3 terreni:

1) quantità e composizione degli aumenti (non solo quanti soldi, ma quanti in forma monetaria e quanti in altre modalità come welfare e pensione integrativa, quanti saranno sullo stipendio base e quanti saranno su voci accessorie, anche premiali);

2) organizzazione del lavoro (tempi e modalità di lavoro, estendendo ad esempio forme di valutazione delle prestazioni o meccanismi di gestione della 104, verifiche e penalizzazioni sulla presenza, ecc);

3) armonizzazione con la BuonaScuola (inserimento anche nel quadro contrattuale della logica competitiva che contraddistingue la 107, a partire dal ruolo dei DS).

Si è però iniziato a giocare male. Non si è ancora iniziato a lottare. E chi non lotta, ha già perso. Sino ad oggi, infatti, non è stato convocato né uno sciopero, né un corteo. In realtà, non si è avviato neppure nessun percorso di coinvolgimento dei lavoratori e delle lavoratrici. Nessuna consultazione o discussione con le RSU. Poche le assemblee nelle scuole. Tantomeno, si è approntata una piattaforma con punti chiari, discutibili e votabili da tutti i lavoratori e le lavoratrici. Rischia allora di prevalere distanza, stanchezza e demoralizzazione. Un sentimento che tende poi ad esprimersi in diffide e abbandono, come emerge anche dal successo di alcune petizioni di associazioni e gruppi professionali. Di più: la FLC e le altre organizzazioni (CISL UIL SNALS) portano avanti ideologicamente alcune loro proposte, (dalla valorizzazione professionale alla trasparenza del lavoro), che rischiano di facilitare oggettivamente l’implementazione e persino il rilancio degli assi della 107.

Noi pensiamo ci sia un’alternativa. Noi cioè pensiamo che sia possibile costruire un’altra piattaforma, in grado di coinvolgere i lavoratori e le lavoratrici. Noi pensiamo sia possibile un altro esito, per un contratto vero! Perché, in ogni caso, partecipando e lottando, è possibile cambiare i rapporti di forza con cui questo contratto viene oggi costruito e sarà domani applicato. Qui proviamo a presentarla. Nelle assemblee, nelle mobilitazioni, nelle piazze stiamo provando e proveremo a farla vivere.

Scarica qui il volantino.

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