I manganelli di Gentiloni e Minniti contro gli insegnanti

Contro la repressione delle lotte, per un vero contratto della scuola.

La mattina del 10 novembre sarà ricordata per le manganellate sulla scuola, quella buona per davvero, che era scesa in piazza, in presidio davanti al Miur, per denunciare ancora una volta le controriforme e gli attacchi all’istruzione pubblica, gli effetti devastanti della legge 107 del 2015 e dei decreti delegati del 2016 che ne hanno esteso la portata in termini di aziendalizzazione, strapotere dei presidi, attacco alla libertà di insegnamento, tagli agli organici finanche sul sostegno agli studenti e studentesse con disabilità, precarizzazione del lavoro, imposizione dell’alternanza scuola lavoro agli studenti. Il presidio era stato convocato da diversi sindacati di base della scuola: Cobas, Unicobas, Usi e vedeva la presenza anche di esponenti de “Il sindacato è un’altra cosa” della Flc Cgil insieme alle lavoratrici e lavoratori autoconvocati della scuola di Roma.

La mattina del 10 novembre il presidio di qualche centinaio di insegnanti, ancora troppo pochi per poter seriamente preoccupare il governo e i poteri forti che sono dietro agli attacchi all’istruzione pubblica, si era schierato per partire in corteo verso il Parlamento e intervenire nella discussione sulla legge di bilancio che ancora una volta non stanzia risorse sufficienti per coprire i bisogni della scuola. Uno schieramento smisurato di polizia ha impedito che il corteo partisse, con una decina di mezzi pesanti messi di traverso su viale Trastevere, che impedivano persino il passaggio delle ambulanze dirette al vicino ospedale Regina Margherita. Proprio all’arrivo di di una di queste ambulanze, con i manifestanti che si erano spinti ai bordi della strada per consentirne il passaggio, senza alcuna ragione plausibile i poliziotti schierati su più file in assetto antisommossa, hanno cominciato a spintonare gli insegnanti dietro gli striscioni, hanno sollevato i manganelli e si sono scagliati violentemente contro il presidio, ferendo diverse persone (per fortuna non abbiamo notizia al momento di feriti gravi). Alcuni sono usciti dalla manifestazione con la testa sanguinante, altri sono stati spinti a terra e calpestati nella calca.

La violenza del governo tramite questa sconsiderata operazione di polizia è sicuramente da condannare, ma non è meno grave della violenza contro la scuola pubblica che si sta consumando nell’avvio della trattativa sul rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici, ivi compresi quelli della scuola. Il governo si è infatti presentato in questa trattativa proponendo un aumento contrattuale medio di 85€ (peggio del pessimo accordo del 30/11/2016, purtroppo sottoscritto anche dalla Cgil, dove però almeno si parlava di aumenti non inferiori a 85€) e per ora senza alcuna disponibilità a rimettere mano agli istituti della legge 107. L’aumento medio è calcolato sullo stipendio medio di un dipendente pubblico di circa 31mila euro l’anno, che non corrisponde neanche alla media delle retribuzioni del comparto scuola. Questo significherebbe che un collaboratore scolastico arriverebbe a prendere un aumento lordo di circa 40€ mensili (meno di 30€ netti al mese!) e un docente di scuola superiore a fine carriera, cioè all’ultimo gradone di anzianità, un massimo di 100€ lordi mensili. Il bonus fiscale di 80€, che si diceva di voler tutelare per chi dovesse andare fuori dalla fascia di attribuzione per via degli aumenti, non verrà inserito nel contratto, ma continuerà ad essere una precaria elargizione del governo per integrare le retribuzioni più basse, con il rischio di perdere quei soldi nei prossimi anni. Inoltre il governo ha intenzione di conteggiare negli aumenti suddetti sia la parte fissa della retribuzione che quella variabile, che per definizione non viene percepita da tutti i lavoratori (Fis, bonus di merito e prebende varie percepite solo a fronte di lavoro aggiuntivo). L’affronto ai lavoratori e alle lavoratrici si completa con la notizia dello stanziamento previsto dalla proposta di legge di bilancio per un considerevole aumento (oltre 400€ netti) delle retribuzioni dei dirigenti scolastici, che sono chiamati dalla legge 107 a funzionare come dei veri e propri manager delle istituzioni scolastiche in competizione tra loro sul mercato dell’istruzione.

Chiediamo che tutta la Cgil condanni la violenza della polizia contro gli insegnanti e che si apra una mobilitazione di massa, davvero unitaria con tutte le forze sindacali che sono disponibili a mobilitarsi in questo senso, per restituire dignità al lavoro nelle scuole, per garantire l’istruzione pubblica gratuita e di qualità, in autonomia dalle miopi esigenze di profitto delle aziende private. Il rinnovo contrattuale deve essere condotto sotto queste bandiere: aumenti di stipendio che reintegrino quantomeno il potere d’acquisto dei salari dei lavoratori della scuola perso dal 2009 a oggi (circa il 16% in meno tra salario nominale – con i tagli degli scatti – e salario reale), con aumenti uguali per tutte/i; intervento nella parte normativa per scardinare gli assi portanti della legge 107 e restituire potere agli organi collegiali, libertà agli insegnanti e diritto di essere istruiti adeguatamente agli studenti e alle studentesse.

In questo senso abbiamo sostenuto l’appello di diverse associazioni e movimenti della scuola che chiede di mobilitarsi su alcuni punti chiari di piattaforma per il rinnovo contrattuale. Chiediamo che si arrivi quanto prima ad uno sciopero generale contro l’ennesimo aumento dell’età pensionabile, e che questo sciopero sia vissuto nelle scuole per riaprire la battaglia sopita contro la buona scuola renziana.

sindacatoaltracosa – OpposizioneCgil FLC

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