Ilva. La lotta dei lavoratori ottiene un primo successo

Occorre restare vigili e pronti a nuove lotte anche più dure

Di fronte allo sciopero e alle mobilitazioni nelle varie città, in particolare Taranto e Genova, lo stesso ministro Calenda, prima ancora delle organizzazioni sindacali, è stato costretto a dichiarare irricevibile la proposta del Gruppo Arcelor Mittal-Marcegaglia, che prevede 4.000 esuberi su 14.000 lavoratori e la riassunzione di tutti gli altri, come se fossero nuovi assunti, senza premi e indennità e sottoposti alle regole persecutorie del Jobs Act.

In questa scelta del Governo hanno giocato anche altri fattori. La vicinanza delle elezioni ha ovviamente contato, perché centro-destra e centro-sinistra non hanno nessuna voglia di apparire agli occhi degli elettori come responsabili di un massacro sociale e dello sviluppo di una crisi certamente con fortissime tensioni. Ma se i lavoratori non avessero dimostrato la loro compattezza e capacità di reazione immediata, l’atteggiamento di Governo e istituzioni locali sarebbe stato certamente diverso.

A Genova, dove su 1.500 lavoratori, ci sarebbero dovuti essere 600 esuberi, fin da ieri si era cominciato a parlare di occupazione della fabbrica, l’unica misura di lotta adeguata alla situazione. E in effetti questa era la decisione presa dai lavoratori e dalla Rsu, sospesa di fronte al rifiuto del Governo di accettare o anche solo discutere il piano di Arcelor Mittal-Marcegaglia.

Lasciato un presidio in fabbrica è da lì partito un corteo di circa un migliaio di lavoratori, in grande maggioranza dell’Ilva ma con varie delegazioni, in particolare di altre fabbriche metalmeccaniche, del porto e dei vigili del fuoco.

Il corteo si è sviluppato per molti chilometri dalla periferia di Ponente fino alla prefettura in centro, dove una delegazione è stata ricevuta alla presenza anche del Presidente della Regione e del Sindaco (entrambi del centrodestra e demagogicamente a favore dei lavoratori) ed è poi uscita ad annunciare le decisioni di Calenda.Gli slogan più gridati del corteo, che si muoveva dietro lo striscione “Pacta servanda sunt”, sono stati “La gente come noi non ha paura”, ” Lotta dura senza paura” e il più generico “Ilva, Genova”.
Nonostante questo primo successo è assolutamente necessario che i lavoratori di tutti gli stabilimenti dell’Ilva restino vigili e pronti allo sciopero con occupazione di tutte le fabbriche del gruppo (nei fatti, non soltanto a parole, come ha minacciato tante volte Landini in televisione!). La parola d’ ordine deve essere ” nessuna riduzione dei diritti e salario dei lavoratori” ma anche ” nemmeno un licenziamento deve passare”. Infine è necessario che il sindacato avanzi la propria proposta alternativa a quelle distruttive di ogni cordata padronale e cioè ” Nazionalizzare l’Ilva sotto controllo operaio”.

sindacatoaltracosa – opposizione CGIL

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