Usb non sciopera con… i lavoratori delle province e delle città metropolitane

Una riflessione sulle divisioni di questa fase.

''Sciopero'' recita la scritta fronte-retro composta da cartelli indossati dai lavoratori durante il presidio con flash mob organizzato dalle categorie del pubblico impiego Cgil e Uil a Piazza Montecitorio, davanti alla Camera dei deputati, dove si sta votando la fiducia sulla spending review, Roma 07 agosto 2012. ANSA/ MARIANNA BERTI

Venerdì 6 ottobre si è tenuto lo sciopero nazionale dei lavoratori pubblici delle Province e Città metropolitane, proclamato da Cgil, Cisl e Uil.
Uno sciopero necessario, ma che è ben poca cosa rispetto a quello che bisognerebbe costruire contro le politiche del governo di tagli alle risorse per l’erogazione dei servizi pubblici, che stanno mandando in fallimento gli enti locali. Le lavoratrici e i lavoratori delle province e delle città metropolitane sono senza prospettive dopo che tutti i governi hanno totalmente svilito il ruolo di questi Enti Pubblici negli ultimi anni.

Lo sciopero è stato apertamente osteggiato da Usb, che invece di sostenere i lavoratori con la propria piattaforma, ha optato di risolvere la questione con un comunicato in cui si elencano le contraddizioni dei confederali ed invitando i lavoratori a non scioperare.
Criticare le piattaforme inadeguate e gli arretramenti di cui sono responsabili i vertici dei sindacati confederali è giusto. Ma Usb, in questo contesto, si limita poi a fare campagna per se stessa invitando i lavoratori ad abbandonare i sindacati confederali.

Ancora una volta, come per l’astensione nel voto sul rinnovo del ccnl metalmeccanico, una strada semplicemente autoreferenziale. Marciare separati per colpire uniti, nell’interesse della classe lavoratrice, dovrebbe esser la risposta principale in una fase così difficile, segnata dall’offensiva padronale e da lotte spesso disperse o isolate. Una parola d’ordine, però, che non viene ricordata nemmeno nella proclamazione di diversi scioperi nelle prossime settimane da parte dei sindacati di base.

Si preferisce altro: l’esclusiva della scena con il boicottaggio esplicito delle lotte altrui.

Peccato che lo spettacolo offerto rischi solo di compiacere i protagonisti, senza modificare per nulla i rapporti di forza reali: senza far avanzare di un centimetro la coscienza di lavoratori e lavoratrici, senza tantomeno cambiare le loro condizioni materiali.

sindacatoaltracosa-OpposizioneCgil

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