Ericsson: licenziamenti, inettitudine del Governo, incapacità del sindacato

di Massimo Dalla Giovanna

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un contributo da parte del compagno Massimo Dalla Giovanna sulla difficile vertenza Ericsson, come vissuta da un delegato dall’interno della RSU della sede genovese di questa multinazionale svedese.

Ericsson è presente a livello globale in 180 paesi, con circa 111.000 dipendenti, e ha generato ricavi nel 2016 per 24,5 miliardi di dollari. Opera nella fornitura di tecnologie, servizi di comunicazione, software e infrastrutture in ambito ITC verso operatori di telecomunicazioni, altre industrie, pubbliche amministrazioni, ecc. In Italia vi sono oltre 3.000 dipendenti, sparsi in una ventina di sedi, piccole e grandi. Le sedi più grandi sono quelle di Roma, Milano, Genova e Napoli.

Come sostiene anche Massimo (che fa anche parte del Comitato Direttivo nazionale del SLC per la nostra Area sindacale) nel suo contributo, verso una controparte che è una multinazionale che prende le sue decisioni dal board di Stoccolma e che ragiona in termini globali, occorrerebbe rapportarsi, sul piano sindacale, su una scala quanto meno europea. Invece inettitudine e incapacità sindacali non hanno consentito di avere un adeguato coordinamento nemmeno su scala nazionale. E quindi anche la generosità nella mobilitazione e nella lotta portata avanti da RSU e lavoratori/trici in alcune sedi non ha trovato adeguato riscontro in altre e a livello nazionale.

A Genova, lo scorso anno, si è arrivati a 80 ore di sciopero, con manifestazioni e blocchi stradali e autostradali, e come si sa non è facile organizzare questo tipo di mobilitazioni tra ingegneri e impiegat*, professionalità che costituiscono la caratteristica dei/delle lavoratori/trici Ericsson.

 

ERICSSON ITALIA: UNA STORIA DI LICENZIAMENTI, INETTITUDINE GOVERNATIVA… E ANCHE INCAPACITA’ SINDACALE?

di Massimo Dalla Giovanna

Partiamo con una premessa:
ERICSSON È UN’AZIENDA I CUI BILANCI HANNO SUPERATO AGEVOLMENTE LE CRISI DI QUESTO ULTIMO DECENNIO (eccetto giusto questi ultimi due trimestri finanziari del 2107, primo e secondo, dove si avverte una flessione di diversi parametri) MA HA APPROFITTATO DELLE MAGLIE LARGHE DELLE LEGGE 223/91 DI LICENZIAMENTO COLLETTIVO, CHE PERMETTE ALLE AZIENDE DI LICENZIARE CENTINAIA O MIGLIAIA DI LAVORATORI SOLO PER MOTIVI DI RISTRUTTURAZIONE INTERNA LEGATI AI CAMBIAMENTI DI MERCATO. ALLA FACCIA DI CHI DICE CHE IN QUESTO PAESE SAREBBE DIFFICILE LICENZIARE!!!
ERICSSON, INFATTI DAL 2007 AD OGGI HA APERTO 14 PROCEDURE DI LICENZIAMENTO COLLETTIVO, OLTRE A DUE CESSIONI DI RAMO D’AZIENDA, ESPELLENDO IN 10 ANNI CIRCA 1500 LAVORATORI IN ITALIA, DI CUI CIRCA 600 SOLO A GENOVA ED ARRIVANDO A MANDARE , NELL’ULTIMA DI QUESTE PROCEDURE, ANCORA IN CORSO IN QUESTO MESI, 182 LETTERE DI LICENZIAMENTO DI CUI 47 A GENOVA!
Ma andiamo per ordine…..e mi focalizzo più su Genova, dove sono Rsu.
Ericsson nel 2006 acquisisce Marconi S.p.a storica presenza in Italia con sede a Genova. Allora circa 1150 dipendenti nella sede di Genova.
Nonostante i grandi entusiasmi suscitati dall’acquisizione nei media, nelle autorità locali ed anche in molti colleghi (non nella Rsu, che era informata e già insospettita dai numerosi tagli di forza lavoro già effettuati da Ericson in passato), già dal 2007 Ericsson parte con la prima procedura di licenziamento collettivo, 244 esuberi. Sarà la prima di una interminabile serie, anche due volte l’anno.
Solo che per diversi anni, fino al 2013 (eccetto nel 2012), sotto la minaccia dell’invio delle lettere di licenziamento, sempre possibili, alla fine si arrivava ad un accordo sindacale che prevedeva la aggiunta della volontarietà ai tre criteri di legge della 223. Quindi gli esuberi sarebbero fuoriusciti dall’azienda solo se volontari e con un robustissimo incentivo economico, che poteva arrivare fino ad un massimo di 45 mensilità…e già in questo modo l’Azienda è sempre riuscita a mandar via la maggior parte dei propri esuberi. Già in quelle occasioni la strategia sindacale era quella di contenere il danno, occupandosi di concordare un’ottima fuoriuscita, ma sostanzialmente avvallando l’esistenza di centinaia di esuberi ogni volta, mentre invece non vi era davvero la giustificazione “industriale” di questi esuberi ma semplicemente una loro necessità “finanziaria” (esuberi usati come molla del titolo in Borsa) tesa solo a massimizzare ed incrementare utili e profitti. Comunque, vista anche la debolezza dell’azione sindacale, causa-effetto della scarsa partecipazione dei lavoratori e della loro bassa fidelizzazione, quegli accordi risultavano ancora avere una sorta di giustificazione come “male minore”.
Ma torniamo a Genova:
Un passaggio fondamentale e paradossale avviene nel 2012. A Genova Ericsson è stata apripista del progetto Erzelli, polo tecnologico per cui furono impiegati soldi pubblici.
Il trasloco di Ericsson agli Erzelli viene sancito il 18 maggio 2012, giorno in cui venne firmato l’accordo di programma finalizzato alla Ricerca e Sviluppo, accordo che coinvolge il MISE, MIUR e la Regione Liguria. L’accordo sblocca un finanziamento pubblico complessivo di 41,9 milioni di euro (11 milioni di Regione Liguria 24 del MIUR e 6,9 del MISE) a fronte della presentazione da parte di Ericsson di progetti di Ricerca e Sviluppo. L’impegno preso con questo accordo, fra pubblico e privato, poteva sembrare far intravedere, come uno dei risultati di questa collaborazione, l’aumento di una buona occupazione necessaria per la gestione dei nuovi progetti. Ma non potendo basarsi solo sulla speranza e consci di quanto avvenuto negli anni precedenti, i sindacati territoriali e la Rsu di Genova avevano chiesto agli amministratori locali di aggiungere all’Accordo di programma una clausola sociale sulla tenuta occupazionale. Purtroppo questa clausola non è mai stata inserita, adducendo motivazioni risibili da parte della giunta regionale di allora, PD!
Arriviamo quindi al 24 maggio del 2012, giorno in cui Ericsson inaugura pubblicamente, con grande risalto sui media, la nuova sede nel villaggio scientifico degli Erzelli , con tagli di nastro, brindisi e grandi sorrisi dall’allora Presidente della Regione Burlando e l’allora appena eletto Sindaco di Genova Marco Doria con l’Amministratore delegato di Ericsson Nunzio Mirtillo
Dopo circa 45 giorni dall’inaugurazione (12 luglio 2012) l’azienda apre una procedura di licenziamento collettivo per 374 dipendenti, di cui 94 a Genova …di cui 40 addetti proprio nell’Area Ricerca e Sviluppo!!!
Una beffa solenne, una presa in giro della città ma anche una conferma che le rivendicazioni sindacali di una clausola occupazionale erano sacrosante. Vergogna ad una politica come minimo succube o ignava o forse, ancor peggio, inconsapevole.
Quindi, nonostante l’interesse dato a questo accordo di Programma nel quale la multinazionale esprimeva il suo impegno in un progetto di riqualificazione e sviluppo che doveva avere importanti ricadute in termini occupazionali di qualità, viene aperta dall’azienda stessa un’ulteriore procedura di mobilità, la sesta in 6 anni.
Questo comportò una reazione forte da parte dei lavoratori di Genova, con diversi scioperi e alla fine si concluse senza invio di lettere di licenziamento ma con molte fuoriuscite “volontarie”, “spintanee”.
Allo scadere di questa ennesima procedura di mobilità, la Ericsson dichiara (22 gennaio 2013) di voler trasferire da Genova 41 persone, 26 impiegati e quadri e 15 dirigenti, di cui 8 nella sede di Assago e 18 nella sede di Roma. Il settore vendita e prevendita viene totalmente trasferito, ed eccoci ad un ulteriore impoverimento della capacità occupazionale di Ericsson su Genova.
Insomma, in meno di un anno i primi gruppi di lavoratori trasferiti sulla collina del polo tecnologico hanno dovuto lottare, con molte mobilitazioni e scioperi, per mantenere il loro posto di lavoro. Ma in troppi casi l’esito non è stato positivo e furono persi quasi tutti i 94 posti di lavoro dichiarati come esuberi oltre alla quarantina trasferiti a Roma e Milano.
A metà 2013, a fronte della ennesima dichiarazione di esuberi da parte di Ericsson, ci furono frenetiche trattative che sfociarono negli accordi del 26/07/2013. Accordi pesanti per i lavoratori. In pratica fu definito un accordo programmatico di un certo respiro temporale (fino ad aprile 2015) in cui si sarebbero applicati solo gli strumenti definiti in quella sede, e cioè mobilità volontaria e Contratti di Solidarietà, oltre che una revisione al ribasso di tutti gli istituti di II livello (ferie, permessi, reperibilità, con una decurtazione di tempi di fruizione di ferie e ROL, il tutto in deroga al CCNL!)). In pratica, come si diceva spesso in quei giorni, le parti “compravano tempo” (questa era la frase coniata dall’allora Segretario nazionale Slc-CGIL con delega alle Tlc, Michele Azzola, attuale Segretario Generale Confederale del Lazio), nella speranza che nell’arco temporale indicato le cose sarebbero migliorate. DI fatto invece già nella primavera del successivo anno sarebbe stata dichiarata la nona procedura di licenziamento collettivo, rompendo così quella sorta di “tregua” che avrebbe dovuto significare l’accordo del 2013.
Altro passaggio fondamentale per Genova fu ad inizio 2014, quando Ericsson decise di chiudere la progettazione hardware del sito di Genova e con essa la produzione, anche SW , di molti degli apparati complessi di reti di telecomunicazioni, che da sempre costituivano il know.how e le profonde competenze del sito di Genova. La decisione di abbandonare completamente la parte ottica, per buttarsi su un’area più orientata alle applicazioni, in particolare alla gestione remota dei sistemi, si rivelerà una vera devastazione di lavoro e competenze per moltissimi hardwaristi e softwaristi del sito…i cui frutti si tanno facendo sentire in questi ultimi tempi e si sentiranno ancor più nei prossimi anni.
Ed arriviamo al 2016: 13.a procedura di licenziamento collettivo in 10 anni, dichiarati 335 esuberi in Italia di cui 103 nella sede di Genova (103 per il 2016, in più vengono annunciati altri 44 esuberi a venire nel 2017!)! Qui da subito Ericsson dice che questa volta non ci potranno essere criteri di volontarietà, o almeno solo per un piccolo periodo. Quindi auspica un accordo col sindacato che preveda un periodo di volontarietà e poi l’invio delle lettere di licenziamento agli esuberi che non avessero aderito alle dimissioni volontarie con incentivo.
Ma persino il nostro timido sindacato, unitariamente, a livello nazionale, rifiutava di mettere la firma su un accordo che prevedesse i licenziamenti alla fine del percorso. Immediatamente scattò a Genova una fortissima e prolungata mobilitazione, con circa 80 ore di sciopero, manifestazioni, blocchi in città, sulla Sopraelevata, ai caselli autostradali, presidi alla Prefettura e Consiglio Regionale. Purtroppo quella mobilitazione così forte rimase confinata, in queste modalità, solo al territorio genovese, dove la Rsu, sostenuta dalla Slc-Cgil territoriale, riusciva a coinvolgere centinaia di lavoratori genovesi nella mobilitazione e dove si riusciva a strappare , dopo la prima settimana con tre giornate di sciopero, un incontro al MISE, il 22 giugno, con Ministero ad Azienda, per costringere l’azienda a discutere di prospettive industriali, in particolare sulla banda ultra larga, e non di esuberi. Quell’incontro fu vanificato dal rifiuto dell’Azienda a partecipare e da un Governo succube che prese atto del rifiuto di Ericsson e disdettò l’incontro…. ed anche dalla debolezza del sindacato nazionale, compresa la Slc-Cgil, che invece di pretendere il rispetto di quella convocazione al MISE da parte dell’azienda, come Segreterie nazionali partecipavano, due giorni prima di quella data, all’incontro convocato da Ericsson nella sede romana di Confindustria per … avviare l’iter di legge del licenziamento collettivo, quindi il percorso di analisi sindacale in sede confindustriale per trovare eventuale accordo sulla dichiarazione di esuberi, prestando in questo modo il fianco all’azienda di annunciare che non si sarebbe presentata all’incontro già programmato al MISE , giacchè il percorso prevede prima la fase sindacale e poi quella al Ministero del Lavoro e non al MISE…
Insomma il resto della vicenda del 2016 è la continuazione di una mobilitazione forte sul territorio genovese, per pretendere il ripristino di quell’incontro, arrivando perfino a parlare di persona all’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi in visita a Genova, il quale promise che sarebbe stato finalmente convocato quell’ incontro al MISE, che invece poi non si tenne.
Quella mobilitazione forte contribuì certamente a non far procedere Ericsson sulla sua intenzione di inviare le lettere di licenziamento ed alla fine l’Azienda si accontentò dei “volontari spintanei” che uscivano con l’incentivo , ma fu chiara la debolezza di coordinamento delle Segreterie nazionali, l’incapacità di condurre e coordinare una lotta equivalente su tutti i territori, forse la non volontà di incidere davvero in maniera forte contro l’Azienda ma soprattutto contro il Governo succube che stava con evidenza dalla parte di Ericsson. Mai c’è stata una presa di posizione forte almeno nei toni contro un Governo che non si muoveva ed anzi disattendeva anche quelle poche azioni che aveva promesso di intraprendere…. Contro un Governo che, dopo il rifiuto di Ericsson di partecipare al tavolo al MISE, ha partecipato quasi in massa (Ministro Poletti, Ministra Giannini, doveva esserci saluto istituzionale dei ministri Calenda e Franceschini!), 10 giorni dopo, all’evento annuale organizzato da Ericsson a Palazzo Madama, dal titolo “GIOVANI, INNOVAZIONE, CRESCITA“! Uno schiaffo in faccia ai lavoratori!
Ci sarebbe stata e c’è la forte necessità sempre più ineludibile dell’unificazione delle lotte e della unificazione politica delle vertenze, anche in una dimensione europea (ricordiamo che qui siamo di fronte a una multinazionale che ragiona su scala globale, ed invece, a livello sindacale, non si riesce nemmeno a stare su una scala di livello … nazionale: era il 16 maggio 2016 quando, nel corso della presentazione alle Organizzazioni Sindacali nazionali del piano industriale, l’azienda aveva manifestato l’intenzione di ridurre l’organico nell’area di mercato e in quella R&D, annunciando che nel giro di qualche settimana avrebbe comunicato le modalità attuative del piano di ristrutturazione per il 2016 e il numero degli esuberi. Ci sarebbe quindi stato tutto il tempo per mettere a punto un’azione congiunta ed efficace a livello nazionale e non solo. Invece solo l’8 luglio, quando a Genova si scioperava e si manifestava da quasi un mese, c’è stato il primo sciopero nazionale del gruppo, e solo per il 12 luglio è stata convocata la riunione del Coordinamento nazionale aziendale SLC CGIL fra i/le delegat* RSU delle diverse sedi italiane, “per individuare una strategia comune in tutti gli impianti del gruppo”.
Arriviamo quindi al 2017: 14.a procedura di licenziamento collettivo, aperta dall’Azienda il 14 marzo 2017 che prevedeva 315 esuberi in Italia, 62 a Genova! Ericsson dice che stavolta o i sindacati firmano per un iniziale periodo di volontarietà cui seguirà l’invio delle lettere di licenziamento oppure non ci saranno più gli incentivi e manderanno le lettere di licenziamento secche.
Questa volta a Genova decidiamo di provare a seguire i ritmi lenti del coordinamento nazionale e ci adeguiamo allo sciopero nazionale dichiarato circa un mese dopo , con i tempi della 146, un pò perché i lavoratori di Genova manifestavano molta stanchezza dai prolungati scioperi dell’anno precedente, anche perché si erano sentiti isolati rispetto al resto dei territori, un po’ perché effettivamente le amministrazioni locali e la Prefettura di Genova ci convocano ad ogni richiesta sindacale, per capire come affrontare la nuova crisi, senza bisogno di bloccare strade e piazze.
In ogni caso, già dal gennaio 2017, visto quanto si stava prospettando, avevamo cominciato un percorso con la Regione per trovare sbocchi occupazionali alternativi in regione per coloro che sarebbero stati licenziati.
Contemporaneamente si continua a fare gli incontri di legge a livello nazionale, prima con l’Azienda in sede confindustriale e poi, dopo il mancato accordo firmato, con il Ministero del Lavoro, come previsto dalla legge di licenziamento collettivo, chiedendo con forza in tutte le sedi che quei licenziamenti vengano ritirati e si utilizzino ammortizzatori sociali conservativi del posto di lavoro, Cassa Integrazione o Contratti di Solidarietà…possibilità continuamente rifiutate dall’azienda.
Anche le Regioni coinvolte partecipano ai tavoli al Ministero, offrendo disponibilità ad affiancare processi conservativi e di riconversione e formazione del personale, ma Ericsson rifiuta e basta. Vuole solo licenziare!
E comunque, il Governo continua a latitare, a ritenere impossibile un tavolo a tre a Roma, al MISE, con sindacati ed azienda tanto che il giorno 19 luglio 2017, i ministri Poletti e Calenda inviano alle OO.SS una lettera in cui scrivono:

Insomma, dii fronte alla ferma volontà di Ericsson di procedere con i licenziamenti, il Governo non riesce a spostare di un millimetro la vertenza ed invia una nota alle Organizzazioni sindacali a firma dei Ministri Poletti e Calenda che non ha bisogno di commenti. Nella missiva infatti è chiaramente evidenziata l’incapacità del Governo di confrontarsi con le multinazionali che operano nel nostro paese: in pratica i due Ministri si limitano a registrare in maniera notarile l’esito della riunione avuta con Ericsson il 19 luglio nella quale l’Azienda non solo ha ribadito la volontà di licenziare, ma si è resa anche indisponibile al confronto sindacale e a far ricorso ad eventuali ammortizzatori sociali.
Purtroppo ci ritroviamo ancora una volta constatare come il Governo non sia in grado, o non voglia, modificare minimamente le decisioni prese dalla multinazionale, anche quando queste riguardano l’occupazione dei lavoratori e le strategie in un settore così importante e decisivo dove si stanziano miliardi di euro pubblici (5 miliardi sulla Banda ultra larga)
Ed in effetti, stavolta, Ericsson va contro ogni precedente e alle 20:30 di venerdì 21 luglio, invia 182 mails certificate in Italia, 47 a Genova, per licenziare altrettanti colleghi! Lettere arrivate anche la mattina successiva via raccomandata, inviate quasi di soppiatto, quando non c’era più nessuno in azienda, alla fine della settimana lavorativa, durante un periodo di ferie, dove infatti la stragrande maggioranza dei licenziati non avrebbe mai potuto nemmeno leggere la mail perché contestualmente venivano tagliati fuori dal sistema informativo aziendale e quindi non potevano più accedere alla mail stessa!…come le aziende che tirano giù la saracinesca di Agosto, durante le ferie, e portano via i macchinari di nascosto! Se non era ancora chiaro a tutti, ecco il tanto decantato stile Ericsson, lavoratori fatti fuori in silenzio.
Comunicare ad un proprio dipendente questo genere di notizia, di venerdì sera, alla vigilia del fine settimana, è un fatto inqualificabile e di una gravità inaudita.
Quindi, nella difficoltà di organizzare qualcosa in un weekend , per di pù di ferie, la Rsu di Genova ed il territorio decidono di organizzare uno sciopero immediato, per il lunedì successivo, 24 luglio e chiamare a raccolta in solidarietà , tutta la città, lavoratori di altre aziende e movimenti associazioni e ad affiancarci nel presidio della portineria Ericsson ad Erzelli.
Riparte così la mobilitazione forte a Genova, stavolta seguita in parte da Napoli (unico territorio che anche altre volte, almeno in parte, aveva condiviso azioni con noi), che proseguirà il giorno dopo in Regione, dove si ottiene un ordine del giorno condiviso da tutte le forze politiche a nostro sostegno e istituzione di un tavolo di crisi in Regione con anche il Comune presente.
Nel frattempo a Genova si lavora insieme alle RSU delle altre aziende presenti sulla collina degli Erzelli (Esaote, Siemens, Liguria Digitale, tutte metalmeccaniche, quindi anche con un CCNL diverso dal nostro, inoltre anche lavoratori e lavoratrici della la Mensa aziendale) e con la segreteria della Fiom genovese e della Camera del Lavoro per fare una cosa inedita: nella settimana immediatamente successiva viene indetta una ASSEMBLEA CONGIUNTA per tutti i lavoratori del polo degli Erzelli perché il problema della frana occupazionale Ericsson, capofila delle aziende salite agli Erzelli, non può non coinvolgere indirettamente anche gli latri. Ed i lavoratori partecipano numerosi ed il giorno dopo, il 3 Agosto, riusciamo ad organizzare uno sciopero di tutto le aziende della collina , con il presidio ed il blocco della collina stessa fin dal primissimo mattino…..lo sciopero bloccherà tutto e poi sfocerà in un corteo a metà mattina che scende dal casello autostradale di Genova Aeroporto e poi alla stazione di Cornigliano bloccando il ponente di Genova per alcune ore.
Una bellissima giornata di lotta unita con tutte le realtà degli Erzelli a fare fronte comune contro questi vergognosi licenziamenti.
Questo porterà il venerdì successivo ad avere l’ennesimo incontro in Regione da cui cominciano a partire le prime azioni concrete per ricollocare i licenziati. Vedremo se dopo le ferie le promesse verranno mantenute.
Resta tutto il discorso della sopravvivenza di Ericsson a Genova ed in Italia, visto le voci drammatiche di nuova procedura di licenziamento che avverrà in autunno ancora più pesante.
Purtroppo in tutto questo spicca la inadeguatezza di una Segretaria nazionale Slc ( e mi limito ovviamente in casa Cgil) che in tutti questi anni si è dimostrata come minimo timida, incapace di coordinare i territori, di coordinare vere mobilitazioni, di mettere sotto tiro un governo ormai insensatamente considerato “amico”, a fronte delle responsabilità gravi che il Governo ha avuto nella distruzione dei diritti dei lavoratori in questo Paese e della accondiscendenza verso le aziende, le multinazionali in particolare… mai dalla parte dei lavoratori! …una inadeguatezza che la Segretaria nazionale Slc ha dimostrato purtroppo in varie occasioni; solo per restare nel settore Tlc, nella gravissima vicenda dei licenziamenti di massa in Almaviva, ma anche nella gestione delle questioni Telecom, Wind-Tre…nonché sulla privatizzazione di Poste. Tanto da arrivare alla sostanziale sfiducia espressa dal Direttivo Nazionale Slc nei confronti del Segretario generale Cestaro che viene rimosso dalla Camusso ormai a giugno scorso, con colpevole ritardo, e sostituito da Solari. Il quale , al momento, non ha ancora dato segnali di quel cambiamento che è quanto mai necessario in tutta la categoria, a partire dalla gestione della questione Ericsson.

Ultima considerazione: smantellando R&D, si smantella il cuore di un’azienda (anche trasferendo le attività all’estero, dove il lavoro costa meno, senza preoccuparsi della qualità) e non ne “beneficeranno” nemmeno i dipartimenti che ruotano attorno. Ma soprattutto a noi interessa sottolineare che, tutta la conoscenza pluridecennale di noi lavoratori altamente specializzata sta andando persa. Il Paese Italia perderà la capacità di sapere IN COSA INVESTIAMO TANTI SOLDI PUBBLICI PER UNA MATERIA COSÌ DELICATA COME PER ESEMPIO IL TRASPORTO E LA MANIPOLAZIONE DI DATI SENSIBILI, ANCHE PUBBLICI. Noi lavoratori Ericsson (Marconi prima) abbiamo sempre avuto la conoscenza di tutti gli apparati di trasporto dati, nella loro interezza. La nostra conoscenza partiva dalla singola vite per andare alle schede madri e al software di gestione. Il sistema paese sotto questo aspetto SAPEVA COSA UTILIZZAVA.
L’Italia avrà sempre più lavoratori per strada altamente specializzati nel settore delle telecomunicazioni, ma soprattutto, perdendo questi lavoratori, perderà per sempre la conoscenza per la “costruzione/progettazione” di un settore definito determinante per il futuro del Paese stesso e su cui comunque verranno investiti miliardi.

Massimo Dalla Giovanna

 

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