Il MEF sul CCNL pubblici. E’ proprio ora di scioperare!!

Le direttive del MEF rivelano che l'intesa del 30 novembre è scritta sull'acqua! Svincoliamoci subito dai quali limiti e cominciamo a lottare!

La notizia è di oggi. Il MEF (il Ministero dell’Economia e della Finanza) ha varato le direttive del Governo per il rinnovo dei contratti pubblici.

A breve vedremo quindi gli atti di indirizzo sui prossimi CCNL. Questi documenti riportano le indicazioni del governo per l’ARAN (l’agenzia di contrattazione per la pubblica amministrazione): in pratica sono le piattaforme della controparte. Il parere del MEF è decisivo, in quanto appunto sono in gioco risorse pubbliche. E come nota il Sole 24 ore nel suo articolo, il “passaggio non è stato indolore”. Su due punti fondamentali.

Primo, contrariamente a quanto previsto nell’intesa dello scorso 30 novembre, non c’è nessuna garanzia che gli aumenti contrattuali non comporteranno la perdita del bonus di 80 euro ottenuto nel 2014. Nell’intesa era testualmente scritto che “le parti si impegnano, nella sede dei tavoli di contrattazione, ad evitare eventuali penalizzazioni indirette, una volta verificate, prodotte dagli aumenti contrattuali sugli incrementi determinati dal art.1 del DL 24 aprile 2014 n 66 e successive integrazioni e modificazioni” (appunto, la norma Renzi sugli 80 euro). Oggi però il MEF scrive che “le parti valuteranno”, “suggerendo eventuali misure correttive”, in ogni caso “nei limiti delle risorse destinate all’obbiettivo di incremento contrattuale”. Cioè, dall’impegno ad evitare si passa oggi ai suggerimenti. In ogni caso si prevede esplicitamente di non superare le risorse assegnate. Quindi a questo punto i casi sono due: o gli 85 euro lordi medi dovranno comprendere pure ulteriori interventi a compensazione di quanto si perde con il Bonus di Renzi (quindi con aumenti contrattuali ben inferiori!) o non si prevederà nessuna misura compensativa (vanificando quindi per molti gli incrementi salariali: con una mano si dà, con l’altra si toglie!). Secondo le previsioni dello stesso Sole24ore, infatti, molti dipendenti pubblici rischiano che l’aumento contrattuale netto che si troveranno in busta paga sia sostanzialmente identico, o quasi, a quanto perderanno di bonus.

Secondo, ed anche più grave. Il MEF non prevede che gli aumenti contrattuali siano imputati sul salario tabellare (la quota stipendiale fissa e consolidata, uguale per tutti, che determina anche il salario differito come tredicesima e TFR). Se nel testo proposto dai Ministeri era previsto che almeno le risorse stanziate sino ad ora (pari a circa 40 euro lorde mensili) fossero destinate all’aumento tabellare, nel testo uscito dal MEF neanche questa minima garanzia è confermata. In pratica, è ancora tutta in discussione la composizione di questi aumenti lordi medi di 85 euro: quanto in stipendio tabellare, quanto in stipendio accessorio (magari su obbiettivi), quanto eventualmente in compensazione degli 80 euro, quanto addirittura in welfare o sanità integrativi. Gli aumenti reali iniziano cioè a rivelarsi molto inferiori rispetto a quanto dichiarato sui giornali (come anche nei comunicati sindacali), come è avvenuto con i cosiddetti “90 euro” del CCNL metalmeccanico.

Facciamo allora il punto. In questi sette anni di blocco del contratto, i lavoratori e le lavoratrici dei settori pubblici hanno perso, si calcola, almeno 250/300 euro di stipendio mensile. Con la recentissima riforma Madia (maggio 2017), sono state “modificate” le norme del Testo Unico e la “Brunetta”, confermando se non peggiorando tutti gli elementi negativi che come CGIL si era sottolineato in questi anni: il potere discrezionale delle amministrazioni, la distribuzione differenziale del salario accessorio legata alla valutazione, la limitazione delle progressioni economiche e di carriera solo ad una parte ristretta del personale, persino il licenziamento per “scarso rendimento”… Tutto questo è avvenuto senza una reale mobilitazione sindacale! Dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 2015, che imponeva al Governo lo sblocco dei contratti pubblici, non c’è stata un’ora di sciopero! Non si è costruita nessuna lotta, nessuna particolare iniziativa, neppure mentre la riforma Madia era in discussione in Parlamento. Perché ci si faceva forza su un’intesa, firmata a poche ore dal voto referendario del 4 dicembre, che avrebbe finalmente dovuto garantire almeno un minimo aumento salariale, che tutti attendono da anni!

Oggi, dopo il passaggio del MEF, si scopre che quell’intesa è scritta sull’acqua. Come era prevedibile, come avevamo detto sin da subito, le promesse di questo governo sono solo illusioni! Salario, diritti, contrattazione dell’organizzazione del lavoro oggi si possono conquistare solo attraverso una ripresa del conflitto. Non si può affidarsi semplicemente alle buone intenzioni (come quella ridicola del Ministro Fedeli, che proprio in questi giorni, mentre sta aprendo le trattative su questi 85 euro lordi ed omnicomprensivi di aumento, sottolinea la necessità di raddoppiare gli stipendi dei docenti!!). Tantomeno ci si può affidare ad intese “elettorali”, ambigue e contraddittorie nella loro formulazione sin da subito.

Ed allora chiediamo: quando, finalmente, FP e FLC convocheranno uno sciopero di tutto il pubblico impiego? Quando si riprenderà la lotta, svincolandosi da un intesa inesigibile che serve solamente ad imbrigliare le richieste sindacali? E’ ora, infatti, di chiedere aumenti reali, sulla parte tabellare dello stipendio, oltre che una nuova revisione della recentissima riforma Madia!!

E’ proprio il caso di dire:.. se non ora, quando? ..Si rischia mai più! Se non si avvia oggi un percorso di mobilitazione, affrancando le piattaforme sindacali da un’intesa che il governo è il primo a non rispettare, si rischia di scivolare nei meandri di una trattativa in cui sono già tracciati dei precisi, ed angusti, confini normativi e salariali. Sono appunto quelli previsti dal MEF e dalla riforma Madia!! Per questo oggi, nonostante la pausa estiva, bisogna subito dichiarare superata l’intesa del 30 novembre e chiamare tutta la categoria ad una mobilitazione, ad assemblee ed iniziative in tutti i posti di lavoro, per riprendere a settembre con uno sciopero generale che riapra dall’inizio questo rinnovo contrattuale.

Come dimostra l’esperienza di questi mesi, solo la lotta può permetterci di conquistare un contratto decente!

Sindacatoaltracosa-OpposizioneCgil

 

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