UPS: vogliono processare il diritto di scioperare

Volantino della RSU Milano e Vimodrone

Qui sotto, e qui per scaricarlo in .pdf, il volantino della RSU Milano e Vimodrone sul processo contro un delegato.

Questa mattina c’è stata l’udienza presso il Tribunale di Milano che potrebbe aprire il processo giudiziario contro il delegato sindacale e dirigente regionale della FILT-CGIL Antonio Forlano con il quale Ups tenta di rivalersi dello smacco subito in Direzione territoriale del lavoro (DTL – Ministero del Lavoro).

Innanzitutto ringraziamo tutti i lavoratori per la solidarietà mostrata in questi mesi al lavoratore e compagno nonché coloro che in delegazione nella giornata di oggi sono stati a lui vicino.

Perché questo accanimento?

Per la prima volta UPS si è trovata in 30 anni di attività in Italia uno sciopero (20 e 21 aprile 2016) nella sua sede principale da parte di oltre 150 autisti di società terze contro soprusi ed impegni non mantenuti delle imprese. La reazione fu scomposta, fioccarono una trentina di contestazioni ai lavoratori delle cooperative, le quali si sono tutte concluse con patteggiamenti e bolle di sapone tranne una, quella ad Antonio, diretto Ups, la più pesante ( 10 giorni di sospensione) contro la quale abbiamo fatto ricorso. All’epoca il nostro obiettivo era di dimostrare a tutti i lavoratori che era possibile contestare l’accusa di illegittimità dello sciopero spontaneo svolto in aprile.

Abbiamo pertanto fatto ricorso in DTL chiedendo l’annullamento di ogni sanzione, pur sapendo che sempre l’arbitro del Ministero del Lavoro non dà mai il 100% di ragione ad una delle parti – infatti si chiama “Conciliazione”- e che pertanto si sarebbe arrivati ad un patteggiamento.

Con nostra grande sorpresa e soddisfazione, segnando anche un precedente storico, l’arbitro nominato dal Ministero del Lavoro ha dato il 100% di ragione ad Antonio e condannato Ups a pagare le spese del ricorso in DTL (poche centinaia di euro).

Chiaramente questo è stato uno smacco inaccettabile per Ups, la quale, anche per non perdere la faccia si è trovata costretta a reagire. La Multinazionale ripropone un’azione legale mettendo insieme 33 pagine di accuse, le più fantasiose, le stesse della contestazione dell’anno prima, in cui Ups non riconosce l’esito dell’arbitrato e chiede al Tribunale di condannare Antonio a dieci giorni di sospensione per aver fomentato e organizzato uno sciopero per loro illegittimo.

Questi i precedenti. Oggi il giudice doveva decidere se le carte processuali giustificavano l’avvio del processo oppure no. Il giudice ha invece proposto un patteggiamento: riduzione della pena a due ore di multa quindi l’accettazione da parte di Antonio che lo sciopero fosse effettivamente illegittimo. L’avvocato dell’azienda si è mostrato subito favorevole con il contenuto del patteggiamento. Antonio e l’avvocato della FILT invece l’hanno rifiutato e il giudice ha convocato un’udienza successiva il 18 luglio prossimo, entro la quale si deve decidere se accettare la proposta oppure riaprire la ferita ed andare in giudizio.

Il giudice, ha manifestato la netta volontà di arrivare ad un accordo per evitare il processo, allo stesso tempo però ha manifestato anche il netto rifiuto a ricevere argomentazioni e condizionamenti di natura politico-sindacale.

In seguito all’esposizione dell’avvocato, il presidio si è spostato dai corridoi interni al tribunale al cortile esterno, dove abbiamo tenuto una assemblea molto positiva.

  1. se l’azienda è disponibile a patteggiare vuol dire che non si sente tanto forte. Ricordiamoci che ha già perso una volta presso il Ministero del Lavoro.
  2. è vero che la condizione generale del lavoro è degradata, ma qui stiamo combattendo una battaglia concreta, non in generale e sulla base della situazione concreta ci sono tutte le possibilità per riportare ancora una volta una vittoria.
  3. il punto essenziale è capire e far capire a tutti perché c’è questo processo.
  4. Il processo c’è perché il 20 e 21 aprile lo sciopero non è stato convocato dalle strutture sindacali, ma dai lavoratori in assemblea, che l’hanno deciso democraticamente per alzata di mano e questo fatto ha reso lo sciopero estremamente efficace. Non solo ha creato un danno, ma ha rafforzato la fiducia fra i lavoratori, tant’è che da allora le cooperative sindacalizzate sono passate da una a cinque. E in queste cooperative da allora c’è stata un consistente miglioramento, applicazione quasi integrale del contratto e addirittura si son visti costretti ad introdurre la timbratrice che certifica l’orario di lavoro degli autisti … e questo dopo 30 anni di irregolarità ed illegalità …
  5. Se gli oltre 30.000 colli sono rimasti bloccati in magazzino o dirottati in altri, non perché Antonio ne impediva l’uscita, ma perché i lavoratori hanno consapevolmente scelto di sfidare Ups e non li hanno consegnati, aprendo una nuova stagione di richieste sindacali nella filiale.
  6. Ups, aldilà di cosa ha fatto scrivere al suo avvocato per accusare Antonio, è consapevole che Antonio, in oltre 20 anni di attività politico-sindacale e due tentativi di licenziamento costituisce un problema per la politica autoritaria dell’azienda: crea coscienza e dà fiducia ai lavoratori, per questa ragione vorrebbe liberarsi di lui.
  7. se non può liberarsi di lui, almeno deve cercare di intimidire promuovendo l’idea che se decidi di scioperare senza la piena copertura sindacale, rischi di finire in tribunale.
  8. il punto è che nessuno può dire apertamente che un lavoratore non può scioperare; lo sciopero del 20-21 aprile è stato fatto rispettando la consegna dei prodotti farmaceutici, è stato totalmente pacifico e comunicato nei tempi adeguati all’azienda e alle forze dell’ordine. Pertanto non c’è nessun vizio di forma a cui possono appigliarsi.
  9. l’unico punto in discussione è se i lavoratori in assemblea possono decidere o meno di scendere in sciopero indipendentemente da cosa decide la struttura sindacale.
  10. su questo punto non c’è una legge, c’è la prassi sindacale, la valutazione dei rapporti di forza e le sentenze di recenti processi analoghi che tentano di interpretare in modo del tutto arbitrario l’Accordo del 10 gennaio.
  11. Ups è impegnata in un’azione volta ad aumentare la produttività del lavoro, non risparmiando continue umiliazioni, il che sta generando per la prima volta dopo tanti anni anche una timida risposta da parte dei diretti (sciopero 27 Giugno). Si potrebbe dire che a forza di giocare con il fuoco, Ups rischia di bruciarsi le dita, a furia di volere tutto dai lavoratori, rischia di ritrovarsi il vulcano in eruzione.

Puntiamo anche noi ad un patteggiamento, nella misura in cui possiamo accettare le due ore di multa, che come tali non sono evidentemente una sanzione all’attentato alla proprietà privata. Tuttavia non siamo disponibili a riconoscere una illegittimità dello sciopero.

Peraltro il delegato viene accusato di aver promosso uno sciopero che non ha fatto, in quanto era in quei giorni in permesso sindacale per sostenere la vertenza degli indiretti; Ups avvia questa causa per uno sciopero che non era dei suoi dipendenti, pertanto al peggio la causa l’avrebbero dovuta fare le cooperative. Pertanto tutta questa vicenda oltre a non avere appigli legali dimostra che non c’è nessuna differenza fra un dipendente diretto e uno di cooperativa e che dovrebbero essere tutti assunti da Ups a parti dignità.

Milano, 27 giugno 2017

http://www.trasportiinlotta.it/ups-italia.htm

Rsu Ups Milano e Vimodrone

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