Contro-G7 a Taormina. Mobilitiamoci contro la barbarie!

Comunicato del sindacato è un'altra cosa - Opposizione CGIL

Da quasi dieci anni, dall’esplosione della bolla dei subprime USA nel 2007, il mondo è travolto dalla crisi. Una crisi che negli anni si è allargata, da un lato, sui debiti sovrani e sulle finanze pubbliche dell’eurozona; dall’altro, ha sul commercio internazionale e sul prezzo delle materie prime, riversandosi quindi sulle economie e i bilanci dei cosiddetti paesi in sviluppo. I mercati mondiali si sono potuti reggere in un precario disequilibrio solo grazie al ripetuto intervento delle grandi banche centrali e del governo cinese, che in modo coordinato hanno letteralmente pompato centinaia di miliardi di euro nel sistema finanziario e produttivo mondiale. In Italia, ancora oggi il PIL è inferiore di circa il 10% rispetto a quello del 2007, la produzione industriale si è ridotta del 25% e la base produttiva si è ridotta di un quinto.

Questa crisi non è determinata soltanto da un’espansione finanziaria vorace e incontrollata o dalla contrazione dei redditi e quindi dei consumi determinata dalle politiche neoliberiste. E’ una crisi che trova la sua ragione fondante nella progressiva compressione del saggio di profitto, oltre che nell’instabilità e incongruenza delle controtendenze messe in atto dal capitale (a partire dall’espansione della finanza e dei circuiti di valorizzazione del capitale, con nuove merci, privatizzazioni e costruzione di nuovi mercati).
Per questa ragione, essa preme per comprimere salari e diritti, per peggiorare condizioni e ritmi di lavoro, per aumentare lo sfruttamento. Il primo tentativo del capitale in crisi è cioè quello di salvaguardare i propri margini di profitto, anche rilanciando guerre, conflitti, terrorismi e dittature. Un dispiegamento di repressione popolare, interventi armati, bombardamenti indiscriminati e terrorismo generalizzato, che ha coinvolto e coinvolge milioni di innocenti: a Manchester come a Mosul, a Saana come a Parigi, a Dakka come al Cairo. Il crescente antagonismo tra grandi potenze, sotto la pressione della crisi e la sua spinta a tracciare nuove aree di influenza, innesca cioè politiche simmetriche di appartenenza (etnica, religiosa o nazionale), volta a dividere le popolazioni per permettere alle classi dominanti (in crisi di egemonia) di continuare a stagliare la propria ombra sul mondo. Politiche di guerra e terrore, di fame e disperazione, che sono alla base delle grandi migrazioni: rifugiati politici ed economici che cercano di salvare un proprio futuro, talvolta affogando nelle acque del mediterraneo, talvolta finendo torturati e uccisi nei ghetti libici, talvolta rinchiusi nei “centri di accoglienza” della “civile Europa”.

In questo quadro i potenti del mondo occidentale si vedono a Taormina. Nella “perla del Mediterraneo” si incontrerà una nuova generazione di leader, arroganti e mediatici, dal canadese Trudeau all’inglese May, dal francese Macron al giapponese Abe, dall’americano Trump al Giano italiano Gentiloni/Renzi. Una generazione di centrosinistra, di centrodestra o di destra, che in ogni caso pensa di detenere la chiave per stabilizzare questa crisi e per gestirla a vantaggio proprio e delle classi dominanti che rappresentano.
Qualunque decisione prendano, qualunque intesa trovino, rilancerà questa gestione della crisi, costruita su guerre e migrazioni forzate sul piano internazionale, sulla compressione dei salari e dei diritti nelle proprie popolazioni. Una gestione della crisi, cioè, che non potrà che rilanciare e amplificare la crisi stessa, rischiando di precipitare il mondo nelle barbarie.
Per questo, soprattutto contro questo, appoggiamo e sosteniamo il contro-G7 a Taormina il 27 maggio. Dalla parte del lavoro, dei lavoratrici e dei lavoratori. Perché c’è una sola uscita da questa crisi. Cambiare questo sistema sociale.

Il sindacato è un’altra cosa – opposizione CGIL

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