Almaviva (Palermo). Lo scandalo continua

di Luca Barbuto

Leggi l’articolo sul blog Con la cuffia alla tempia.

 

Dopo i licenziamenti di Roma e il terribile accordo firmato nella sede di Napoli, continua il perverso esercizio di creatività di Almaviva, CGIL, CISL, UIL e UGL, che per la sede di Palermo partoriscono un accordo che non dà nulla ai lavoratori in cambio della restituzione di salario e diritti al colosso che ha appena vinto due lotti della gara di appalto di Consip.
In attesa del testo firmato dalle RSU sta già circolando la bozza di accordo, che sarà valida a tutto maggio 2020, riassumibile come segue.

Taglio del salario. Sospensione degli scatti di anzianità previsti dal contratto. Annullamento di massimo 4 scatti di anzianità pregressi. Blocco di fatto della maturazione del TFR (si esclude cioè dalla base di calcolo il salario minimo contrattuale e l’ex indennità di contingenza), erogazione di due tranches di buoni welfare a settembre e dicembre (poi si vedrà), per un totale di 250 euro.

Soldi pubblici. Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per 2864 lavoratori (1812 Full Time Equivalent, quindi sono quasi tutti part time) con una sospensione media del 35% delle ore lavorabili su base verticale (giornate o settimane a casa). Non si sa ancora se il Ministero concederà la CIGS per aziende in crisi, le parti si impegnano comunque a farne partire gli effetti dal 13 giugno 2017. Certo l’azienda avrebbe potuto optare per i contratti di solidarietà, ma con la CIGS si preserva la possibilità di licenziare anche fra un paio di mesi.

Formazione per i cassintegrati? “Potrà” essere attivata, per rispondere a esigenze di mobilità interna, ovvero per insegnare i nuovi prodotti, non certo per aumentare la professionalità spendibile dal lavoratore.

Impegni dell’azienda. Eventuale mancia tra 7 mesi per il lavoratore che toglie il disturbo volontariamente, eventuali incentivi per produttività individuale, eventuale ulteriore welfare aziendale privato. Sollecito presso la Regione e il Comune per ottenere finanziamenti per la formazione.

Efficacia dell’intesa. Le parti si danno atto che ogni altra “fonte legale e contrattuale” per quanto riguarda il “trattamento economico e normativo” sarà subordinata a questo accordo. Unica eccezione: se l’azienda vorrà potrà peggiorarlo, in caso qualche committente variasse la commessa.

Ciliegina. L’accordo non parla di controllo a distanza, ma dice che,
ove venissero definite intese in aziende competitor, sarà immediatamente stipulata un’analoga intesa con Almaviva. In sostanza un sistema automatico e sancito con i sindacati di dumping contrattuale.

Diamo per acquisita la linea dei sindacati filogovernativi, corporativistici e di destra. Quello che purtroppo (non?) stupisce è l’atteggiamento della CGIL.
Ancora una volta il caos del mancato rinnovamento della dirigenza nazionale di SLC-CGIL impedisce di discutere e adottare coi lavoratori linee comuni all’organizzazione nel merito delle problematiche che stanno smantellando il salario e il sistema di tutele nei call center. È un “liberi tutti” che libera di fatto solo le aziende, e imprigiona i lavoratori in dinamiche di cui non sono responsabili, di cui non sono a conoscenza e che non possono modificare.
Con buona pace della piattaforma di rinnovo del CCNL.
E con tanti saluti alla Carta dei diritti Universali del Lavoro, per la quale la mano sinistra distribuisce volantini, mentre la mano destra ne firma la morte prematura.

di Luca Barbuto

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