Direttivo FLC 27.4. F.Locantore: manca una prospettiva di lotta.

Intervento di Francesco Locantore al Direttivo FLC.

Il governo Gentiloni è nato debole ma si è rafforzato nell’assenza di mobilitazioni, in modo da mettere a segno colpi importanti per la borghesia: i decreti delegati sulla scuola, il decreto Minniti-Orlando, per citare solo due esempi. Il referendum del 4 dicembre 2016 aveva mostrato una sfiducia verso il governo del PD anche da parte di larghi settori della classe lavoratrice, la cui disponibilità alla mobilitazione si è evidenziata in diverse occasioni dopo quella data, e in cui puntualmente la Cgil ha disatteso il suo ruolo mettendosi contro i lavoratori stessi. E’ stato il caso del contratto dei metalmeccanici, bocciato dal 40% dei lavoratori delle grandi fabbriche, della vicenda di Almaviva e della coraggiosa mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici di Roma, infine del referendum in Alitalia che ha sonoramente bocciato il pessimo accordo sottoscritto dai sindacati confederali.

Il gruppo dirigente della Flc si è illuso – e molti continuano a non risvegliarsi – che dopo la sconfitta di Renzi si poteva andare all’incasso, senza rimettere in piedi una mobilitazione come quella del 2015. L’applicazione della legge 107 sta provocando forte disagio nelle scuole, ma manca alle lavoratrici e ai lavoratori una prospettiva credibile di mobilitazione per invertire la situazione, e la Flc ha rinunciato a questa prospettiva già dallo scorso anno scolastico, lasciando i lavoratori alla ricerca di soluzioni individuali o corporative. Se si continua così, anche la strada per la conquista di un contratto dignitoso sarà sempre più irta. Già il governo si è rimangiato le poche e deboli aperture contenute nell’intesa del 30 novembre 2016.

I contratti integrativi sulla mobilità e la chiamata diretta (ipocritamente detta “chiamata per competenze”) costituiscono una ulteriore debacle nella lotta contro la legge 107. Il primo contratto, sulle procedure di mobilità, contiene elementi positivi in deroga alla legge che consentiranno ad alcuni di conservare o riconquistare la titolarità su scuola anziché su ambito, ma anche elementi di debolezza: la possibilità di scegliere solo cinque scuole, l’impossibilità di poter acquisire la titolarità nella scuola su cui si sta lavorando per chi è andato su ambito lo scorso anno. Soprattutto il governo considera queste procedure come transitorie, per rimediare alla deportazione degli insegnanti lo scorso anno e al crollo di consenso che ne è seguito, per arrivare in modo più graduale al risultato sancito dalla legge, per cui i docenti verranno scelti dalle scuole in base al proprio curriculum. Ciò è ampiamente confermato dal decreto delegato che riguarda il reclutamento del personale docente, e dal secondo contratto integrativo stesso, che disciplina le modalità di passaggio dagli ambiti alle scuole. Questo secondo contratto che la segreteria Flc propone di sottoscrivere, sfonda anche l’ultima linea rossa tracciata dal sindacato, quella appunto della chiamata diretta. Contrariamente a come viene presentato, il contratto non impedisce la discrezionalità dei dirigenti scolastici nella scelta dei docenti. L’articolo 3 infatti prevede che se il collegio docenti non dovesse deliberare in merito alla scelta dei requisiti, il dirigente – che presiede il collegio e che quindi farà di tutto per evitare deliberazioni contrarie alle proprie intenzioni – è legittimato a decidere in autonomia le caratteristiche che dovranno avere i docenti da reclutare nel suo istituto. L’articolo 5 inoltre assegna al dirigente la facoltà di comparare i titoli dei docenti e scegliere quali tra quelli che hanno chiesto di essere assegnati nella sua scuola sono meritevoli di entrarvi. Infine nella rosa dei requisiti nazionali tra cui le scuole saranno chiamate a scegliere, ce ne sono alcuni inaccettabili. Primo fra tutti l’abilitazione al sostegno per gli aspiranti ad un posto comune. Questo permetterà, in applicazione dell’organico dell’autonomia, che i dirigenti rimandino sul sostegno i docenti che avevano ottenuto il passaggio di cattedra su posto comune, utilizzandoli su posti in deroga (sulla qual cosa occorrerà vigilare perché non si può fare) o per tappare i buchi della cronica carenza degli organici di sostegno, magari evitando così qualche altro ricorso al TAR da parte delle famiglie per ottenere posti in deroga.

E’ chiaro che la battaglia adesso si sposta nei collegi docenti, chiamati ad affrontare i dirigenti e a stabilire requisiti e criteri di comparazione oggettivi che limitino la discrezionalità della procedura. Ma questa battaglia avrebbe tutta un’altra forza se la Flc non avesse firmato questo pessimo contratto. Non si possono scaricare le responsabilità sui lavoratori e sui delegati quando non si è in grado di ottenere un risultato decente a livello nazionale, e ci si piega ad accettare l’applicazione di uno dei peggiori istituti della buona scuola.

Quello che dovrebbe fare la Flc oggi, oltre a ritirare la firma dal CCNI sulla chiamata diretta, è rilanciare la mobilitazione contro la legge 107 e i decreti delegati, per il rinnovo del contratto e per gli organici, soprattutto per quanto riguarda il personale ATA. Una prima occasione si presenta nelle prossime settimane, quando verranno somministrati i test INVALSI nelle scuole. Dobbiamo impegnarci per il loro boicottaggio attraverso lo sciopero, non basta indire le assemblee perché i docenti in assemblea possono essere sostituiti. Prima della chiusura delle scuole va data inoltre una risposta al governo, insieme alla Funzione pubblica, sulla modifica del Testo unico sul pubblico impiego, per conquistare le precondizioni per un contratto che possa derogare le leggi Brunetta e la 107 stessa, e avanzare una piattaforma contrattuale che sovverta la buona scuola, vanificando i poteri dei dirigenti sull’attribuzione del bonus e sulla chiamata diretta e restituisca per intero il potere d’acquisto dei salari dopo otto anni di vacanza contrattuale.

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