Roma non si vende. La nostra adesione

Comunicato sindacato è un’altra cosa-Opposizione CGIL Roma e Lazio

ADESIONE ALLA MANIFESTAZIONE “ROMA NON SI VENDE”
6 MAGGIO 2017 ORE 15 – ROMA, PIAZZA VITTORIO

L’area congressuale di minoranza della CGIL “Il Sindacato è un’Altra Cosa” aderisce all’appello e alla manifestazione cittadina “Roma Non Si Vende” di sabato 6 maggio a Roma, indetta dal movimento Decide Roma e da altre realtà sociali e sindacali locali e nazionali.

Condividiamo i principi e gli obiettivi della manifestazione dettagliatamente espressi nell’appello dei promotori. Una manifestazione cittadina in sostegno di quanto ancora esiste a Roma in termini di beni comuni, patrimonio pubblico e città solidale. Sosteniamo la difesa dei beni comuni urbani, il termine degli sfratti e degli sgomberi, la richiesta di una audit sul debito, la ripubblicizzazione dei servizi, la lotta alla precarietà e lo stop alle speculazioni.

Concordiamo inoltre con l’appello dei promotori affinché la manifestazione in difesa della città solidale e dei beni comuni vada rivolta non solo verso la nuova amministrazione cittadina del Movimento Cinque Stelle, che sta totalmente fallendo nell’obiettivo di rappresentare una radicale variazione nella gestione di questi temi rispetto alla amministrazione PD–Centro Sinistra che l’ha preceduta, proseguendo invece lo stesso percorso a favore dell’affarismo di banche e imprese. La manifestazione va rivolta anche all’amministrazione regionale del PD–Centro Sinistra che per quanto le compete prosegue con grande determinazione lo stesso attacco alla città solidale, a quanto è pubblico e ai beni comuni, e va rivolta anche al contrasto dello squallido e mistificatore sciacallaggio razzista delle destre, che cerca di indirizzare verso i migranti e i più deboli una lotta sociale che deve essere invece compiuta in opposizione ai grandi interessi di speculatori, banche, costruttori e imprese.

Segnaliamo infine che i temi proposti dall’appello e la partecipazione alla manifestazione cittadina del 6 maggio saranno tra i principali argomenti della prossima assemblea regionale Lazio dell’area CGIL “Il Sindacato è un’Altra Cosa”, che si terrà il 4 maggio alle ore 16.30 presso la Sala Soldini nella sede FILT-CGIL in Piazza Vittorio, 113 (vedi locandina).

Il Sindacato è un’Altra Cosa – Opposizione CGIL
sindacatounaltracosa.org

L’APPELLO DEI PROMOTORI

Roma Non Si Vende
Atto II

Il 19 marzo dello scorso anno una grande manifestazione ha invaso le strade del centro città e la Piazza Del Campidoglio al grido di Roma Non Si Vende. Movimenti sociali, associazionismo diffuso e lavoratori organizzati nel sindacalismo indipendente denunciavano il rischio che il patrimonio immobiliare della città, le aziende ex-municipalizzate e ciò che restava di pubblico a Roma venisse venduto per fare cassa, pagare il debito della Capitale ma soprattutto regalare ai grandi investitori privati tanta parte delle risorse cittadine.

La sconfitta del Partito Democratico renziano alle elezioni amministrative di giugno e la fine della infausta fase commissariale sembravano aprire una fase nuova per la vita della città. La nuova giunta, del resto, sembrava aver recepito alcune delle rivendicazioni poste dagli stessi movimenti sociali, quali la difesa dei beni comuni, la ripubblicizzazione dei servizi, la messa in discussione del debito e delle politiche di austerità e l’apertura di una fase di partecipazione attiva dei cittadini. Nel giro di pochi mesi però, una buona parte di quelle aspettative è stata sistematicamente disattesa: la nuova giunta, prima si è avvitata nel vortice inconcludente dei continui ricambi nei diversi assessorati e poi ha finito per incanalarsi nella semplice applicazione del programma di gestione della città già impostato dalla precedente giunta e dal commissario Tronca.

Del resto i continui tagli di risorse agli enti locali e l’insieme delle norme varate in questi anni fino al recente Decreto Madia, avevano esattamente l’obiettivo di esautorare le autorità locali, i Consigli Comunali ma anche i sindaci, della possibilità di promuovere politiche autonome, costringendoli a piegarsi alle voraci aspettative di banche ed imprese nel governo della città. E la vicenda dello Stadio a Tor di Valle è la dimostrazione concreta di questo percorso compiuto dalla giunta di Virginia Raggi, partita inizialmente dall’idea che siano altre le priorità di Roma e approdata poi ad un accordo che mette al primo posto gli interessi privati di banche e costruttori nella realizzazione di un’opera che non è certo quella di cui la città ha più bisogno.

Ad un anno di distanza tutte le gravi questioni che attanagliano Roma non solo si presentano nella loro drammaticità, ma risultano aggravate anche dall’assenza di un piano per affrontarle. Anzi, le scelte che l’amministrazione continua a perseguire, o che non riesce a fermare, restano esattamente quelle della fase precedente. Dalla privatizzazione dei servizi pubblici, Atac in testa, allo smantellamento di grandi aziende come la Multiservizi, al coinvolgimento di grandi interessi privati nella gestione dei rifiuti, per finire all’assenza di una reale volontà di ripubblicizzare il servizio idrico. Dalla mancata internalizzazione di diversi servizi, a cominciare da quelli di cura, che produrrebbero anche innegabili risparmi ma soprattutto un salto di qualità nel livello dei servizi erogati, al permanere di enormi vuoti di organico in tutti i servizi collettivi, dal servizio giardini alla polizia locale ai servizi amministrativi.

Anche nella gestione del patrimonio l’amministrazione è stata incapace di produrre una inversione di tendenza. Importanti esperienze sociali e culturali della città sono state sfrattate o rischiano di esserlo, mentre va avanti la persecuzione economica nei confronti di realtà che più che in debito risultano in forte credito nei confronti del Comune per la meritevole azione svolta in tanti anni non solo sul piano sociale ma anche della semplice cura e salvaguardia del patrimonio immobiliare abbandonato.

Mentre crescono pericolosamente gli indici di povertà e di forte disagio sociale, anche a causa dell’inarrestabile chiusura o ridimensionamento di grandi aziende con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro, poco e niente è stato fatto o messo in cantiere per le periferie della città. Anzi, proprio quei settori che stanno subendo in modo più drammatico gli effetti della crisi economica vengono ulteriormente colpiti dagli sfratti per morosità o dall’accanimento con il quale si continuano a cacciare le famiglie povere dalle case popolari. Invece di allargare il patrimonio di case popolari per far fronte ad un fabbisogno crescente, l’amministrazione si preoccupa di punire l’accattonaggio o chi fruga nei cassonetti.

Proprio le periferie, che erano state le maggiori sostenitrici del cambiamento politico, e dove si concentra la maggior parte del disagio, subiscono così gli effetti non solo dei tagli dei servizi, non solo dell’assenza di opportunità lavorative ma anche una vera e propria aggressione in nome del rispetto della legalità.

Paradossalmente quando invece sono i cittadini che denunciano l’azione illegale dei poteri forti, come nella conclamata truffa dei Piani di Zona, allora il bisogno di legalità si affievolisce e l’amministrazione si dimostra pigra e lenta nel dare corso a quelle azioni che possano mettere in sicurezza gli interessi degli abitanti.

Ma il tema sul quale si è resa più evidente la non volontà di voltare pagina da parte della giunta Raggi è stata la questione del debito di Roma, sul quale in tanti hanno chiesto da tempo un audit che renda trasparente chi sono i creditori, quanto grande sia effettivamente il debito e chi sono stati quelli che lo hanno creato. Sulla gestione del debito e la sua indispensabile ricontrattazione si gioca la possibilità per Roma ed il suo Consiglio comunale di ripristinare il diritto a decidere del futuro della città e stabilire l’agenda delle priorità. Ma proprio l’indisponibilità a misurarsi con questa sfida ha dimostrato che la nuova amministrazione sia decisa a ripercorrere la stessa strada delle giunte precedenti.

Man mano che si è andato manifestando questo spirito continuista si è anche ridotto lo spazio per la partecipazione. La giunta ha dimostrato di non voler avviare un reale confronto con i movimenti sociali e con le organizzazioni indipendenti dei lavoratori, ma soprattutto di non sapere e voler riconoscere il loro ruolo di rottura dei vecchi equilibri di potere. Al contrario, rispetto a ciò, la giunta ha saputo produrre solo strappi e rotture.

Per tutti questi motivi, a poco più di un anno da quella bella manifestazione, torniamo a convocare una mobilitazione generale che rilanci con ancora più forza il grido Roma Non Si Vende. Nel puntare l’indice contro l’attuale Giunta, non vogliamo però concedere niente a chi vorrebbe resuscitare le vecchie classi politiche, ansiose di tornare in sella. Per questo segnaliamo da un lato la complicità della giunta regionale nell’alimentare i drammi della città, dalla vergognosa vicenda delle “politiche attive”, autentica truffa ai danni di migliaia di disoccupati, all’immobilismo sulle politiche abitative, alla scelta di mettere in vendita l’Ospedale Forlanini a fronte di un evidente stato di crisi di tutto il sistema della sanità regionale, per finire alla mancata attuazione della legge regionale per l’acqua pubblica del 2014. E dall’altra l’azione di sciacallaggio promossa dalle destre, che soffiano sulla guerra tra poveri e nell’alimentare il razzismo, e con il grido di “prima gli italiani” concentrano sui migranti una rabbia che andrebbe rivolta invece verso la logica affaristica di banche ed imprese.

La mobilitazione che proponiamo per il prossimo 6 maggio vuole essere di denuncia ma anche di proposta. La denuncia è la sintesi di un coro a mille voci nel quale confluiscano i tanti problemi, piccoli e grandi, della città sui quali l’amministrazione si sta dimostrando insensibile e assente.
La proposta invece, è quella di costruire un percorso che prevede differenti tappe di avvicinamento che hanno l’ambizione di voler toccare le questioni irrisolte delle problematiche sociali:
12 Aprile: Roma precaria tra Povertà e Lavoro (Zona San Basilio)
20 Aprile: Recuperiamo Roma, togliamola alle banche (Zona Garbatella-San Paolo)
22 Aprile: Quale destino per gli spazi del patrimonio pubblico ad uso sociale? (Zona Cinecittà – al Csoa Corto Circuito)
27 Aprile: Servizi pubblici tra privatizzazioni ed esternalizzazioni (Zona San Lorenzo)

Un percorso di mobilitazione sociale collettiva che agisca come una grande alleanza per i diritti, i beni comuni, la casa, i servizi e il lavoro.

Decide Roma, Diritto alla Città Roma, Federazione del Sociale USB, Carovana delle Periferie, Salviamo il Paesaggio, Asia Usb, Coord Romano Acqua Pubblica, …..

#DecideRoma #RomaNonSiVende #6M #Manifestazione

SABATO 6 MAGGIO 2017 – ORE 15 – PIAZZA VITTORIO EMANUELE II
>>ROMA NON SI VENDE! MANIFESTAZIONE CITTADINA<<


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