Il nostro primo maggio

"Verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci oggi che soffocate" 1887, August Spies

Scarica il volantino in PDF e il manifesto online.

Primo maggio. Haymarket Square, 1886, Chicago Illinois. Uno sciopero per le 8 ore, rivendicazione che ricomponeva uomini e donne, operai professionali e manovali, migranti e americani, finì in tragedia e cinque anarchici furono giustiziati per i disordini che ne seguirono: Adolph Fischer, August Spies, Albert Parsons, George Engel e Louis Lingg. Nel ricordo di quella lotta e di questi lavoratori si diffuse la data del primo maggio, simbolo di resistenza allo sfruttamento e di ricomposizione del lavoro.

Primo maggio. Portella della Ginestra, 1947 (nel disegno, da un quadro di Renato Guttuso). Raffiche di mitra si scagliarono ferocemente su migliaia di lavoratori e lavoratrici, soprattutto contadini, riuniti per il 1° maggio nella vallata di Portella della Ginestra, per manifestare contro il latifondismo e sostenere l’occupazione delle terre. Morirono tredici manifestanti, tra cui donne e bambini. Numerosi furono i feriti. La CGIL proclamò lo sciopero generale. Fu incolpato il bandito Salvatore Giuliano, ma i mandanti della strage restarono impuniti. Fu la prima strage della Italia repubblicana.

Quest’anno il Primo maggio di CGIL CISL e UIL si terrà a Portella della Ginestra, per ricordare l’eccidio avvenuto settant’anni fa. Quella di Portella della Ginestra è una strage che fa parte della nostra storia ed è giusto ricordarla. É una scelta simbolica importante ma al tempo stesso rischia di restare sorda agli attuali problemi dei lavoratori e delle lavoratrici. Le divisioni all’interno del mondo del lavoro continuano a crescere: tra dipendenti e precari, tra italiani e migranti, tra uomini e donne, tra azienda e azienda. Il governo e il padronato stanno smantellando i contratti nazionali, stanno imponendo la flessibilità salariale e maggior intensità nel lavoro, tagliano e privatizzano i servizi universali (scuola, sanità, trasporti, acqua, ecc).
Contro il Jobs act e la riforma Fornero, per riconquistare l’articolo 18 e difendere i contratti nazionali e i salari, serve ben più di un concerto a Roma e un bel discorso di commemorazione. E serve di più di un referendum e di una proposta di legge di iniziativa popolare come è la Carta dei diritti, la quale peraltro non mette affatto in discussione l’attuale sistema della precarietà. Serve una nuova stagione di lotta e di mobilitazione.

Per questo, ovunque saremo, il nostro Primo maggio sarà dove si lotta e si resiste per difendere i propri diritti. Il nostro primo maggio sarà con i lavoratori e le lavoratrici di Alitalia che hanno respinto il ricatto votando NO all’accordo. Sarà alla Fincantieri di Palermo dove si sciopera da oltre due mesi per la pausa mensa. Sarà alla INNSE di Milano dove si presidiano i cancelli per difendere il lavoro. Sarà alla GKN di Firenze dove i lavoratori hanno contrattato un integrativo che li difende dal contratto nazionale dei metalmeccanici. Sarà con i lavoratori e le lavoratrici del commercio che finalmente scioperano contro il lavoro domenicale e festivo. Sarà con tutte le donne che hanno scioperato l’8 marzo, in particolare con quelle della Electrolux, colpite dal provvedimento disciplinare dell’azienda. Sarà in tutte le lotte della logistica e in ogni sciopero per la difesa dell’occupazione e delle condizioni di lavoro.

Il nostro primo maggio sarà nei tanti altri luoghi
dove ancora, pur nella assenza di movimenti
di massa, si lotta e si resiste!

E ricorderemo certo la strage di Portella della Ginestra che è una ferita ancora e per sempre aperta. Come ricorderemo Abd El Salam, morto anch’egli a settembre dell’anno scorso mentre scioperava.

sindacatoaltracosa – opposizione CGIL

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