25 marzo. L’Europa ai lavoratori e alle lavoratrici!

Contro austerità sfruttamento e frontiere

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Il 25 marzo 1957 venne firmato a Roma il trattato che istituiva la Comunità Economica Europea. Una convenzione che prevedeva l’eliminazione dei dazi, la creazione di un Fondo sociale europeo, l’introduzione di politiche comuni in tema di trasporti e agricoltura, l’istituzione della Banca europea degli investimenti, gettando di fatto le basi per l’istituzione del mercato comune e delle successive istituzioni continentali.

Oggi si celebra quella firma. L’Unione Europea, erede di quella CEE con l’accordo di Maastricht (1992) e l’Euro (2001), ci sembra però poco da celebrare! E’ un Europa centrata esclusivamente sugli interessi del grande capitale (industriale e finanziario), sull’imposizione di un mercato unico e sul tentativo di costruzione di “campioni continentali”, in contrapposizione con gli altri poli mondiali. Un grande capitale presente in tutti i suoi paesi, a partire dai principali stati imperialisti che l’hanno fondata: Germania, Francia, Benelux ed anche, ovviamente, l’Italia. Un Europa che, in nome della competitività e dei margini di profitto, comprime il salario (diretto, indiretto e sociale) incentivando lo sfruttamento, destrutturando i contratti collettivi, riducendo le pensioni, archiviando welfare e diritti sociali. E’ l’Europa del fiscal compact (il pareggio di bilancio, che si è voluto inserire persino in Costituzione), delle politiche di austerità, delle riforme strutturali del lavoro, della precarizzazione. La politica economica e sociale di tutti i paesi del continente è oramai sottomessa alla Banca Centrale Europea, sacrificando la democrazia.

È anche, paradossalmente, l’Europa delle frontiere, dei fili spinati e dei muri, arroccata come una fortezza contro ondate migratorie che essa stessa ha contribuito a determinare, attraverso le guerre, i disastri ambientali, le politiche neocoloniali di sfruttamento selvaggio delle sue principali potenze (anche qui, Italia compresa). I capi di Stato europei farebbero però bene a non dimenticare che Europa era una principessa fenicia, rapita da Zeus trasformatosi in toro. Europa, cioè, era libanese! Persino nella mitologia, le radici europee sono senza confini, in un bacino mediterraneo da sempre interconnesso da scambi e migrazioni.

E’ un Europa travolta della crisi, in cui esplodono contraddizioni sociali e territoriali causate dal suo stesso processo di costruzione. Contraddizioni e conflitti che rischiano di travolgere istituzioni fragili, antidemocratiche e ancora incompiute. In questo quadro, la sinistra riformista alimenta l’illusione di un rilancio federalista (ad una o più velocità), senza mettere in campo nessuna mobilitazione contro queste politiche di tagli e privatizzazioni, se non addirittura promuovendole quando è al governo. I grandi sindacati, con il sostegno di decine di milioni di lavoratori e lavoratrici, avrebbero anche la forza per cambiare le cose. Lo abbiamo visto negli scorsi anni con il risveglio delle mobilitazioni in Francia, Spagna e Portogallo, con la radicale resistenza dei lavoratori greci. Eppure non si muovono, ed in alcuni casi sono addirittura complici di queste scelte! Crisi e migrazioni, guerre ai confini e miseria nel continente, sospingono allora un ripiegamento reazionario, xenofobo e razzista, con il suo correlato di piccole identità e ridicole simbologie.

Noi non abbiamo nulla da celebrare! Questa è un Europa che sfrutta e divide lavoratori e immigrati, per continuare a garantirsi margini di profitto. Un Europa che non si può riformare: per i lavoratori e le lavoratrici non c’è e non ci sarà mai un futuro, come insegna la Grecia. Questa Unione Europea, gestita da padroni e banchieri, allora deve esser abbattuta! Come deve esser respinto ogni ripiegamento sovranista, sostenuto in primo luogo dagli interessi delle piccole e grandi borghesie nazionali. Contro l’Europa dei padroni, le reazioni nazionaliste ed identitarie, difendiamo gli interessi di lavoratori e lavoratrici, rilanciamo il conflitto di classe! Costruiamo una grande mobilitazione sociale, che crei la condizioni per un grande sciopero generale di tutti i lavoratori e le lavoratrici europee. Contro la disoccupazione, la precarietà, le privatizzazioni. Per difendere e aumentare salari e ai diritti. Per una Europa senza frontiere e finalmente dei lavoratori e delle lavoratrici!

sindacatoaltracosa – opposizione CGIL

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