Modena. Giù le mani dalle lotte dei facchini

comunicato sindacatoaltracosa Modena

Le lotte dei facchini nel settore della Logistica hanno dimostrato, anche sul nostro territorio, che è possibile riconquistare coscienza e dignità con la mobilitazione ed il blocco strategico della produzione. Un settore quasi totalmente composto da lavoratori stranieri, perchè più ricattabili, gestito da ditte, tra cui anche pseudo-cooperative, che sfruttano ignobilmente lavoratori e lavoratrici.

In questo quadro possiamo inscrivere non solo la morte del lavoratore Abdi El Salam di alcuni mesi fa nel piacentino, ma anche le lotte della Cgil alla Castel Frigo e le cariche brutali contro i picchetti dei facchini delle cooperative nel settore delle carni.

In questi giorni la magistratura modenese ha costruito un teorema secondo cui chi fa picchetti duri e blocco delle merci è un estorsore nei confronti dei padroni. Il questore ha avuto persino l’arroganza di vietare il percorso di un corteo perché il Si Cobas non aveva cessato i picchetti davanti all’azienda di Levoni. Ancora una volta si rovescia la realtà e si trasformano le vittime in carnefici e viceversa. Come non vedere che questo è un attacco dei padroni contro tutti i lavoratori che lottano e quindi è un attacco anche contro il nostro sindacato?

Noi de “Il sindacato è un’altra cosa” crediamo che la Cgil, il nostro sindacato, debba stare sempre e comunque al fianco dei lavoratori, quasi totalmente stranieri, che con coraggio lottano duramente pur essendo sfruttati vergognosamente e doppiamente ricattati. Lavoratori che mettendo a repentaglio anche il permesso di soggiorno e la loro permanenza nel nostro “democratico” paese.

Noi crediamo che il settore carni possa e debba tornare ad essere egemonizzato sindacalmente dalla CGIL, che ha più forza e competenze dei Cobas. Ma perché questo accada innanzitutto dovrebbero essere unificate le lotte, a prescindere dalla sigla di appartenenza, nelle varie aziende del settore coinvolte. Non possiamo limitarci alle denunce a mezzo stampa lasciando ad altri il terreno del conflitto.

E’ un errore anche rinunciare alla lotta delegando tutto alla speranza che i Referendum abbiano buon esito. Il respingimento del quesito sull’Articolo 18 dimostra che infiniti sono i modi per annullare o rendere inefficaci i referendum, anche quando risultano vincenti come quello sull’acqua pubblica. Se non accompagnato da lotte, da movimenti di piazza, da presidio attento del territorio, il Referendum rischia di restare lettera morta.

Dopo la bocciatura del quesito sull’art.18 da noi proposto andava immediatamente organizzato uno sciopero generale contro questa ennesima scelta di classe dello Stato borghese. Anche quello relativo agli appalti, di cui giustamente lanciamo la campagna, non avrà alcuna efficacia a prescindere dal risultato se a Modena ed in Italia non ci adoperiamo ATTRAVERSO IL CONFLITTO E LA LOTTA DURA a smantellare il sistema di sfruttamento del settore delle carni e della logistica.

La Cgil ha dimostrato che se vuole può, ma il conflitto deve diventare non l’eccezione ma la regola.

Per questo continuiamo a gridare “Ci vogliono 10, 100, 1.000 Castelfrigo”.!

“Il Sindacato è un’altra cosa”  – Modena

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