CC FIOM. E.Como. Cosa intendiamo per democrazia?

Intervento al Comitato Centrale FIOM, 11 gennaio 2017

Prima di tutto, voglio dire che è un problema che la Consulta abbia bocciato il quesito referendario sull’articolo 18, che, tra tutti, era quello centrale. Non ho mai pensato che la via referendaria fosse quella giusta, soprattutto a freddo, cioè senza la costruzione di una mobilitazione più vasta nel paese e la ripresa delle lotte. Il parere della Consulta in ogni caso mette la parola fine anche a questa possibilità e comunque è una notizia negativa.

Altrettanto voglio dire che ho considerato la querelle tra il direttore dell’Unità e la segretaria della CGIL un po’ assurda. Quando ho letto il brutto editoriale di Sergio Staino che accusa Susanna Camusso di essere troppo barricadera, ho francamente pensato: magari fosse vero! Magari la CGIL abbandonasse l’illusione concertativa e si dimostrasse più attenta alle lotte che ai tavoli con un governo che peraltro non perde occasione per attaccarla e soprattutto per tagliare diritti. E invece la risposta dei segretari generali della CGIL rivendica nel merito politico proprio la responsabilità della CGIL e i tanti accordi firmati insieme a CISL e UIL.

Detto questo, vengo al tema di oggi. A me pare ovvio che il contratto nazionale è stato approvato dall’80% dei lavoratori e delle lavoratrici. Non mi pare che nessuno possa mettere in discussione questo. Non capisco a cosa si riferiva la relazione introduttiva. Non si tratta nemmeno di prenderne atto, come è stato detto. E’ semplicemente un dato di fatto. Perchè pensate che qualcuno lo metta in dubbio? Non pensavo nemmeno che si dovesse discutere di questo. C’è chi ha detto che non si tratta soltanto di riconoscere che il contratto è stato votato, ma anche esserne entusiasti. Non lo so, se credete provo a dirvelo sorridendo. Ma non mi pare questo il punto…

E ritengo anche senza fondamento l’avvertenza a non pensare che la consultazione sia stata un Congresso. Certo che non lo è stata! Anche perchè in un Congresso l’agibilità di portare la propria posizione ce l’hanno tutti, perlomeno sul piano formale. Nella consultazione no. E questo per me è un problema. Condivido pienamente quello che ha detto Augustin Breda prima di me. È un problema che in una consultazione soltanto una posizione abbia legittimità di essere presentata. D’altra parte, nel 2014 eravamo tutti d’accordo su questo. Fu il Comitato Centrale allora a chiedere alla CGIL che fosse rappresentata anche la posizione del NO alla consultazione sull’accordo del 10 gennaio. Posizione che allora era della FIOM. Vi ricordate? Chiedevamo il ritiro della firma a Susanna Camusso! È vero che non tutti in quel Comitato Centrale erano d’accordo a pretendere che nella consultazione si potessero esprimere entrambe le posizioni. Loro in effetti non hanno cambiato idea.

Comunque aldilà delle regole, la consultazione ci consegna un 80% di SI e un 20% di NO. Accanto a questo, una partecipazione al voto molto bassa, segno purtroppo di disaffezione. L’analisi di questo voto deve essere rigorosa.

Si è detto che c’è una relazione con la dimensione aziendale. Nelle piccole aziende si partecipa molto di più al voto e il SI prevale. Sul primo punto non dico niente, perchè qualsiasi cosa dicessi sarebbe sgradevole. D’altra parte credo di aver già commentato al Congresso la maggiore partecipazione al voto nelle piccole imprese.

Sul secondo punto, ho ascoltato nella relazione introduttiva, la spiegazione secondo la quale il contratto è stato apprezzato di più nelle piccole imprese, perchè in qualche modo estende loro una contrattazione del welfare che le grandi hanno già e che quindi hanno apprezzato meno. Ho anche appreso dalla stessa relazione che nelle grandi imprese la FIOM non è nemmeno maggioranza.

Tutto legittimo. Ma allora dobbiamo porci un altro problema, che è quello della capacità di mobilitazione della categoria. Se siamo più radicati e compresi nelle piccole imprese e abbiamo queste difficoltà nelle grandi, ricordiamocelo quando chiamiamo allo sciopero o anche quando lanciamo una politica contrattuale di un certo tipo, come è stata per esempio la Carta Rivendicativa, sulla quale avremmo già da tempo dovuto fare ben altro bilancio.

Ultimo punto. La relazione introduttiva ha richiamato al rispetto della democrazia: il contratto è stato votato, ora va rispettato. Credetemi, non capisco cosa si intende con questo.

Se si vuole dire, come altri hanno detto chiaramente negli interventi, che i funzionari sono soldati, i delegati truppe e chi dissente mette in discussione l’onorabilità della FIOM (è stato detto così: onorabilità!), vi dico che non soltanto non sono d’accordo, ma non appartiene alla cultura della CGIL né al suo Statuto. Piaccia o meno.

Tanto più quello che ha detto Maurizio Marcelli: che chi ha votato SI lo ha fatto consapevolemente, mentre tanti che hanno votato NO lo hanno fatto per dimostrare che esistono. Questo non soltanto non lo condivido politicamente, ma proprio personalmente perchè credo dovremmo tutti avere rispetto di tutti. Come io ho rispetto di tutti quelli che hanno votato SI, chiedo agli altri di averne per chi ha votato NO. Se non altro, siamo certi che chi ha votato NO, ha potuto ascoltare entrambe le posizioni.

Se invece si vuol dire proprio che le RSU sono tenute a rispettare il contratto ora che è stato votato, c’è qualcosa che davvero non mi torna. Come si fa a pretendere questo rispetto? Dove finisce l’autonomia delle RSU? Come si concilia questo con quello che ho sentito nelle scorse settimane da tanti di voi sul fatto che la flessibilità, la totale variabilità dei premi, l’assorbilità dei minimi non erano un problema perchè le avremmo contrastate nei contratti aziendali? Altrettanto per le deroghe. E persino per la legge 104. Durante la trattattiva qualcuno tentava di spiegarmi che non sarebbe stata un problema perchè persino individualmente il singolo lavoratore avrebbe potuto continuare a usarla senza programmare il mese prima. Davvero non capisco. (Leggi anche la risposta che il segretario generale ha dato nelle conclusioni).

Non credo che qui dentro ci possa qualcuno che confonde la democrazia con il plebiscito che all’inizio del 1800 elesse Napoleone imperatore. Su questo, almeno, spero di non sbagliare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: