Intesa San Paolo. Nota sul contratto integrativo e le assunzioni “ibride”

nota di Giorgio Miloro (Coordinatore Friuli Venezia-Giulia)

Care compagne e cari compagni,

ho ricevuto come tutti voi la nota informativa della segreteria di gruppo sulla trattativa in corso e in vista del nostro direttivo del 10/11 gennaio faccio alcune considerazioni. La forma è piuttosto inusuale ma visti i tempi ristretti credo sia meglio adoperare tutti gli spazi possibili per un confronto. Con tutto il rispetto per gli altri argomenti, mi sembra ovvio che il nodo centrale sia la richiesta aziendale di assunzioni “ibride” e mi concentrerò su quello. (vedi le note della FISAC: 16 dicembre2 gennaio)

Occupazione.

E’ vero che sono pur sempre assunzioni, ma con un impatto che stravolge il rapporto di lavoro così come lo conosciamo. Negli anni abbiamo più volte abbassato l’asticella delle tutele e dei diritti per agevolare nuove assunzioni stabili, adesso uno stipendio ridotto e il FOC (Fondo per l’Occupazione) pare non bastino più e l’Azienda ci chiede di passare direttamente alle provvigioni, un tanto al pezzo. Una volta si chiamava cottimo ed era vietato. Abbiamo già una parte della retribuzione variabile e legata ai risultati, e nel tempo abbiamo sempre dichiarato che doveva essere una parte limitata. Adesso invece ci si chiede di aumentarla togliendo un pezzo di retribuzione fissa, quella che i nostalgici come me chiamano ancora “paga base”, e non credo sia un affare. E neanche coerente con quello che abbiamo sempre sostenuto. Il nostro obiettivo deve essere quello di creare lavoro stabile, sarà un concetto ottocentesco ma si campa di quello e non di affannose rincorse a obiettivi sempre più irraggiungibili che spremono il lavoratore come un limone. Con l’aggravante che il nostro non è un gruppo in crisi, non ci sono, per fortuna, buchi da ripianare a costo di sacrifici da parte dei lavoratori ma solo esasperata ricerca di ulteriore profitto che poi non viene neanche redistribuito. Se l’Azienda vuole assumere dei promotori finanziari lo può fare, e non ha bisogno neanche di un accordo sindacale. Che invece gli serve per scardinare il CCNL, e questo non dobbiamo permetterlo. Né dobbiamo cedere alla logica del “meglio di niente”, se è per quello anche i voucher sono meglio di niente eppure la CGIL ha promosso un referendum per abolirli. Perché c’è un limite a tutto e qualche volta si può, e io penso si deve, dire di no.

Clima aziendale.

L’ambiente di lavoro sta diventando sempre più pesante, le crescenti pressioni commerciali, gli organici ridotti, il modello organizzativo che ha più buchi di un gruviera e per ultimo le disfunzioni procedurali hanno ormai esasperato i lavoratori e la tensione è alle stelle, con un evidente deterioramento dei rapporti tra colleghi. Che impatto avrà l’inserimento di lavoratori “ibridi” ? Aumenterà ancora la tensione, la competizione tra lavoratori crescerà, e prima o poi (penso prima) a qualche zelante capo area scapperà di dire che ci sono quelli che “corrono per guadagnarsi lo stipendio”, evidentemente contrapposti ai pelandroni a stipendio fisso. E’ un problema che ci dobbiamo porre e dobbiamo impegnarci per migliorare il clima aziendale e i rapporti tra lavoratori, non per peggiorarli.

Solidarietà.

Anche se non sarà mai detto ufficialmente, è evidente che i nuovi promotori si getteranno famelicamente sulla clientela delle banche in difficoltà, e non faranno certo sconti a nessuno. A loro non importerà, meno che meno all’Azienda e probabilmente neanche agli altri lavoratori, ma noi che siamo un sindacato che deve rappresentare e difendere tutti i lavoratori come ci poniamo ? Quando la Fisac parla di buona finanza, di eticità, cosa vuol dire tutto questo nel nostro agire concreto ? E’ già un dato di fatto che le banche in difficoltà stanno perdendo clientela e volumi, non è certo responsabilità nostra e forse non possiamo fermare questo fenomeno, ma almeno poniamoci il problema di non dar loro il colpo di grazia. La solidarietà, quella vera, è scomoda perché costa fatica e rinunce, non è la cialtroneria di qualche bella frase da gettare al più presto nel dimenticatoio.

Urgenza.

L’ultimo direttivo di gruppo si è tenuto il 21 e 22 novembre e non si è parlato di contratti “ibridi”, tema che è emerso solo alcuni giorni dopo. Poi c’è stata una accelerazione convulsa, voci incontrollate davano per certo un accordo prima della festività natalizie. Ora, al di là delle contrarietà sul merito che ho appena espresso, trovo piuttosto grave che ci sia tutta questa fretta. Certo, la nostra segreteria ha convocato il direttivo e quindi l’eventuale accordo sarà solo successivo, anzi credo di aver capito che si aspetterà anche il direttivo nazionale che ci sarà la settimana successiva. Però su un tema importantissimo come le pressioni commerciali siamo ancora praticamente a zero, il nostro accordo aziendale “non ha dato i risultati sperati” e la trattativa nazionale va avanti da ottobre e non mi sembra in dirittura d’arrivo. Anche questo credo debba essere motivo di riflessione.

Comunicazione.

Approfitto per una veloce osservazione sul gruppo whatsapp del direttivo appena creato. A dire il vero non ricordo che il direttivo abbia deciso che non serve per esprimere commenti, ci è stato presentato così dalla segreteria senza ulteriori discussioni. Va bene, ma credo che un luogo di confronto sia però utile, anche per la segreteria che così può velocemente raccogliere le considerazioni che si fanno “in periferia”, e per questo immagino che non sia impossibile la creazione di un secondo gruppo dove ognuno possa esprimere le proprie opinioni.

Nel caso siate arrivati fin qui vi ringrazio per la pazienza.

Giorgio Miloro (Coordinatore Friuli Venezia-Giulia)

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